"Le disuguaglianze in Italia"

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Immagine: Focsiv.it

Per la prima volta dall'inizio del ventesimo secolo le persone di età compresa tra i 25 e i 40 anni si troveranno in condizioni peggiori rispetto ai propri genitori, nonostante rappresentino la generazione più istruita nella storia d'Italia. E il divario tra uomo e donna è il terzo più elevato nell'Unione europea dopo Malta e la Grecia.

Sono alcuni dati che emergono dal report “Le disuguaglianze in Italia”, elaborato dall’Ong ENGIM, e dalle reti di Ong FOCSIV e Coalizione Italiana contro la povertà - GCAP Italia nell’ambito del progetto europeo Make Europe Sustainable for All, che promuove l’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Questi dati scoraggianti si inseriscono in un quadro di generale peggioramento della forbice della disuguaglianza nel nostro paese. Emerge fortemente dal rapporto, infatti, come negli ultimi dieci anni in Italia la disuguaglianza si sia intensificata. Una persona su cinque della popolazione nazionale è a rischio di povertà (20,3%), circa 12 milioni e 235 mila individui nel 2017, mentre la ricchezza dei 21 top miliardari italiani elencati dalla rivista Forbes è pari alla ricchezza detenuta dal 20% dei più poveri della popolazione nel 2018.

Cresce anche il numero di persone in condizioni di povertà estrema. I gruppi a più basso reddito non hanno beneficiato della debole ripresa economica degli ultimi anni. A livello nazionale, la percentuale di famiglie che vivono in condizioni di povertà estrema è quasi raddoppiata al 6,9 % (2017) e il dato peggiore (10,3 %) si registra nell'Italia meridionale.

Persistono le disuguaglianze di genere: solo il 38,7 % delle giovani donne con un diploma di istruzione superiore è occupato, rispetto al 50,8 % degli uomini; solo il 43,3 % delle donne percepisce un reddito da lavoro (dipendente o autonomo) rispetto al 62 % degli uomini: una differenza quest’ultima del 18%, il terzo divario più elevato nell'Unione europea dopo Malta e la Grecia. 

Vi sono marcate differenze tra il Nord e il Sud d'Italia: il tasso di occupazione femminile nel Nord del 59,4 % è vicino alla media dell'UE, mentre quello del Sud, pari a 32,3 %, è di gran lunga inferiore. L'85 % delle famiglie mono-parentali in condizioni di povertà estrema ha come persona di riferimento una donna. Le lavoratrici dipendenti guadagnano il 24 % in meno rispetto alle loro controparti maschili e le lavoratrici autonome guadagnano il 44 % in meno.

Tutti gli indicatori sono peggiori nell'Italia meridionale. Il divario tra il Mezzogiorno e il Nord resta profondo e strutturale.Anche altre disuguaglianze geografiche sono importanti, soprattutto tra le zone rurali e i centri urbani. Le disuguaglianze aumentano anche nelle zone in cui i gruppi sociali più deboli sono maggiormente esposti all'inquinamento agricolo e industriale. Due esempi noti sonoTaranto con l'inquinamento dell'acciaieria ex ILVA e la Terra dei Fuochi in Campania. 

In generale inoltre, i migranti e le minoranze, soprattutto i rom, sono oggetto di discriminazioni quotidiane. 

Un altro dato delinea che nel 2018 l’aiuto allo sviluppo verso i paesi poveri è calato, pari allo 0,24 %. Si potrebbe dire che si tratta di un andamento giustificato, se inquadrato in un peggioramento globale della povertà in Italia… ma a guardare bene, come ci dice il rapporto, la situazione in Italia non è tanto legata alla scarsità di risorse, quanto alla non equa distribuzione della ricchezza.

“Le disuguaglianze odierne sono la conseguenza di decisioni politiche che hanno introdotto cambiamenti radicali nella distribuzione del potere economico e sociale tra il Sud e il Nord d'Italiale zone urbane e rurali, la popolazione maschile e femminile, le nuove e le vecchie generazioni, i sindacati e le aziende”, affermano gli esperti che hanno elaborato il rapporto, in base al quale ancora “L'indebolimento e la frammentazione della forza lavoro e del tessuto sociale sono andati di pari passo con la liberalizzazione degli investimenti e degli scambi internazionali senza alcuna armonizzazione dei diritti dei lavoratori e della regolamentazione vincolante delle società multinazionali”. Altri fattori significativi sono costituiti dal potere in crescita della criminalità organizzata e dalla sua collusione con il potere economico e politico, da una cultura che rafforza la discriminazione in base al genere (e comporta inoltre il tragico fenomeno del femminicidio) e dallo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali.

Il report italiano sulle disuguaglianze (consultabile anche in versione sintetica) è parte di un report più ampio elaborato a livello europeo presentato il 18 giugno a Bruxelles, in occasione degli European Development Days, insieme a delle raccomandazioni per cambiare lo stato delle cose. Tra le principali, un piano di attuazione coerente degli obiettivi di sviluppo sostenibile che si incentri sulle disuguaglianze e che vada oltre misure di redistribuzione semplicistiche; un salario minimo garantito con un maggiore potere del lavoro e delle donne; l'introduzione di nuovi modelli di partecipazione che siano più ampi e maggiormente democratici, includendo le comunità locali per affrontare le disuguaglianze territoriali e ambientali; l'inserimento dei diritti umani e dei diritti della natura nei trattati in materia di investimenti e scambi internazionali. Un aumento dell’aiuto pubblico allo sviluppo dei paesi più poveri; un'innovazione tecnologica incentrata sul benessere sociale e sostenibile.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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