ONG

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"Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica". (Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 20)

A livello internazionale si definiscono Organizzazioni non governative (Ong) tutte quelle associazioni, gruppi e fondazioni che operano in modo indipendente dalle regole tradizionali della diplomazia tra stati e fuori dagli interessi geostrategici dei
governi. Possono occuparsi di molti temi diversi e, in generale, operano per il bene pubblico pur essendo soggetti privati. In Italia invece la definizione di Ong è più ristretta, e si riferisce alle sole organizzazioni di cooperazione allo sviluppo riconosciute dal Ministero degli affari esteri. Anche nei paesi impoveriti sono nate molte Ong, inizialmente come partner per quelle dei paesi ricchi ma oggi cresciute e capaci di autonomia. E che sempre più chiedono di essere trattate in modo paritario.

Le Organizzazioni non governative

Il mondo delle Organizzazioni non governative (Ong) è vasto e molto differenziato. In genere s’identifica con questa categoria tutto ciò che non è governativo e non ha scopo di lucro, comprendendo perciò dalle associazioni di volontariato ai sindacati, dalle organizzazioni umanitarie a quelle religiose fino a centri studi e lobby private. Anche i settori d’ intervento sono i più svariati: sviluppo, diritti umani, ambiente, cultura, istruzione ecc. praticamente ogni ambito della vita umana vede le persone organizzarsi su obiettivi comuni, per contrastare o per rafforzare l’azione dei propri governi. L’essere organismi privati non esclude il riconoscimento e la collaborazione con la sfera pubblica, ad esempio la partecipazione a bandi di finanziamento o la consultazione per l’elaborazione di politiche nazionali. Ugualmente l’assenza di profitto non impedisce di svolgere attività economiche, come erogare servizi, vendere beni, raccogliere risorse finanziarie…

Dimensione e notorietà variano notevolmente. Ci sono alcune organizzazioni internazionali, le cosiddette oing, conosciute in tutto il mondo: Amnesty International, attiva in sostegno dei diritti umani, WWF o Greenpeace in campo ambientale, Medici Senza Frontiere nell’aiuto umanitario, Care International o Oxfam nella cooperazione allo sviluppo. Ma esistono decine di migliaia di altre organizzazioni di dimensioni diverse, attive a livello nazionale o locale, che coinvolgono milioni di persone in tutto il mondo. Come scriveva già quindici anni fa Marco De Ponte: “La loro importanza è aumentata in modo impressionante negli ultimi decenni: tuttavia, il potenziale rivoluzionario della società civile come viene espresso dalle Ong non è stato ancora né pienamente apprezzato, né adeguatamente sfruttato”.

Manca, o forse sarebbe impossibile da creare, un database complessivo di tutte le Ong esistenti. Il loro numero peraltro è in costante aumento, e pur nascendo come fenomeno dei paesi industrializzati si sono via via diffuse molto anche in quelli impoveriti. Solo per dare un’idea dell’incremento, a inizi ’900 erano circa duecento, nel 1930 ottocento, nel 1960 più di duemila, nel 1980 il doppio e oggi sarebbero almeno trenta-quarantamila (fonte: Unione delle associazioni internazionali).

Ci sono poi alcune istituzioni internazionali che hanno definito dei criteri di riconoscimento precisi per le Ong. Il più importante dal punto di vista simbolico è quello presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, previsto già dalla Carta istitutiva del 1946. L’articolo 71 infatti prevede che il Consiglio possa consultare le Ong in tutti i campi di sua competenza, ed è il primo riconoscimento ufficiale dell’importanza del mondo non governativo nelle relazioni internazionali. Ad oggi sono state accreditate oltre tremila Ong, con una crescita imponente negli ultimi decenni. Tale status permette loro di presenziare alle riunioni pubbliche del Consiglio e delle sue Commissioni, compresa quella rilevante sui Diritti Umani, e di presentare propri interventi e dichiarazioni che talvolta influiscono sui documenti ufficiali finali. Analogamente molte Agenzie dell’ONU o altre istituzioni internazionali come l’Unione Europea e l’Unione Africana prevedono forme di consultazione e partecipazione dei soggetti non governativi.

Le Ong per lo sviluppo

Una porzione particolare nel mondo non governativo è quella delle Ong per lo sviluppo, ossia delle organizzazioni impegnate nella cooperazione internazionale solidale. Si affacciano nel campo delle relazioni internazionali, fin lì dominato solo dagli Stati, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Esse nascono da una forte critica verso un aiuto calato dall’alto e lontano dalle esigenze delle popolazioni locali, e raccolgono il desiderio di molti di impegnarsi in prima persona nella lotta alla povertà.

Vari sono i filoni culturali di riferimento, seguendo le istanze di liberazione che crescono su scala planetaria: il terzomondismo, la teologia della liberazione, il non allineamento... Sono gli anni delle grandi trasformazioni sociali, della critica ai poteri dominanti, delle contestazioni studentesche ed operaie, dell’indipendenza nazionale di molti paesi storicamente vittime del colonialismo. Sono inoltre gli anni della rivoluzione mass-mediatica, che per la prima volta porta ai cittadini del “primo mondo” le immagini di fame e carestie provenienti dall’Africa sub-sahariana e dall’India. E infine sono gli anni del Concilio Vaticano II, che spinge una parte del mondo cattolico all’impegno concreto verso i mali del mondo.

Negli anni Settanta e Ottanta cresce il numero e l’importanza delle Ong, che iniziano anche a specializzarsi per competenza: sanità, risorse idriche, educazione, sviluppo rurale, diritti umani e così via. Anche nei paesi impoveriti cominciano a formarsi organizzazioni autonome, che divengono partner fondamentali per il lavoro sul campo delle Ong occidentali. La stessa cooperazione dei governi comprende l’importanza del settore non governativo, più rapido nel muoversi sul terreno oltre che più vicino ai bisogni delle persone locali.

Iniziano così a fluire finanziamenti pubblici sempre più ingenti, si coinvolgono le Ong come dirette “implementatrici” delle politiche di cooperazione degli stati e delle agenzie internazionali. E’ un processo favorito nel suo insieme dal clima neoliberista e antistatalista di quegli anni, e dai clamorosi fallimenti della cooperazione tradizionale basata sull’industrialismo e sulle infrastrutture pesanti calate dall’alto. Ciò porta a riscoprire e incentivare il ruolo della società civile come fattore chiave per lo sviluppo. Ma apre anche la strada ad alcune derive, con la dipendenza sempre più stretta di molte Ong dai propri donatori pubblici e la nascita di organizzazioni fasulle solo per intercettare fondi internazionali.

Il caso italiano

In Italia il termine Ong ha un significato più ristretto rispetto al resto del mondo, e si riferisce alle sole organizzazioni non governative per lo sviluppo riconosciute dal Ministero degli Affari Esteri. Ad oggi si tratta di circa duecentocinquanta sigle (vedi l’elenco aggiornato), a fronte delle migliaia di associazioni grandi e piccole che si occupano di solidarietà internazionale, e delle decine di migliaia classificabili genericamente come non governative. Le Ong per essere definite tali, e ricevere contributi statali, devono ottenere l’idoneità dal Ministero sulla base della normativa esistente, la legge 49 del 1987. Va fatta perciò attenzione a non confondere il significato internazionale della parola Ong – riferita ad ogni organismo non governativo – con quello italiano, che indica una parte delle organizzazioni di cooperazione allo sviluppo.

Storicamente le Ong italiane si sono raggruppate attorno a quelle che un tempo erano le visioni ideologiche prevalenti nella società del ventesimo secolo. Così il primo coordinamento a nascere nel 1972 è quello dei Volontari nel mondo – Focsiv, Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontariato. Come dice il nome stesso raccoglie le Ong di ispirazione cristiana, spesso legate al mondo missionario e in grado per lungo tempo di mobilitare un alto numero di volontari da inviare all’estero.

Dieci anni dopo sorge il Cipsi, Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale. A dargli vita una serie di organizzazioni che intendono promuovere un approccio più orientato alla partnership con le organizzazioni e le comunità locali dei paesi impoveriti, criticando l’eccessiva presenza di cooperanti e volontari occidentali nei progetti di cooperazione. Infine nel 1986 viene creato il Cocis, Coordinamento delle Organizzazioni non governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, che raccoglie le Ong di ispirazione laica e più legate al mondo della sinistra. Un’immagine semplice ma utile per ricordare le tre federazioni è la bandiera italiana: verde, bianca e rossa.

Si realizza anche una sorta di spartizione tacita delle aree di influenza, appoggiata dai grandi partiti storici della cosiddetta prima repubblica. Così in alcuni paesi guidati da movimenti rivoluzionari, come Mozambico o Nicaragua, intervengono per lo più organizzazioni di matrice laico-comunista, mentre in America Latina o in Africa centrale operano Ong cattoliche. Nel corso degli anni ’80 cresce notevolmente l’attenzione dell’opinione pubblica verso i temi dello sviluppo, facilitando prima la creazione di un apposito fondo nel bilancio statale e poi l’approvazione della legge 49. Ciò però genera un forte interesse nei partiti politici a controllare con pratiche distorte l’impiego dei finanziamenti. Tanto da far scoppiare a inizi anni novanta lo scandalo della malacooperazione, il cui emblema principale resta il caso Somalia con gli ingenti fondi girati al regime di Siad Barre. Su di essi indagava pure la giornalista Ilaria Alpi, uccisa nel 1994. Gli scandali, peraltro finiti senza condanne importanti, toccano in prevalenza l’ambito governativo, ma avranno come conseguenza la drastica riduzione dei fondi anche per il sistema delle Ong.

L’ultimo decennio del secolo scorso è un periodo di crescente crisi per le organizzazioni non governative, strette fra calo delle risorse finanziarie, dubbi crescenti sulla reale efficacia del proprio intervento ed emergere di nuovi attori nel campo della solidarietà internazionale, quali enti locali ed associazionismo in genere. Inoltre lo scoppio di grandi crisi internazionali seguito alla fine della guerra fredda – in ex-Jugoslavia, Iraq, Somalia, Rwanda… – sposta in modo massiccio l’interesse di media e donatori dai progetti di sviluppo sul lungo periodo alle azioni di soccorso umanitario d’emergenza. Un atto relativamente semplice da realizzare, da comprendere e da comunicare, toccando le corde emozionali di un pubblico che vuole vedere cose immediate e lineari.

In risposta a questo insieme di mutamenti, e grazie anche alla fine delle grandi ideologie novecentesche, il mondo della cooperazione cerca di rafforzare le alleanze interne. Nel 1997 nasce l’AOI - Associazione delle Ong Italiane, che raccoglie i tre coordinamenti esistenti insieme ad altre organizzazioni. Nascono anche in anni più recenti coordinamenti territoriali, ad esempio CoLomba in Lombardia, Coasic in Campania o analoghi raggruppamenti in Piemonte, Lazio ed altre regioni.

Un malessere all’interno di AOI lo avvertano sia le Ong internazionali e sia quelle più dedite all’emergenza. Si realizzano, quindi, consorzi autonomi come Link 2007 o Agire, Agenzia Italiana Risposta Emergenze, che raggruppa una decina tra le organizzazioni principali per gestire assieme le fasi di raccolta fondi e interventi d’emergenza nelle grandi catastrofi umanitarie.

Ciononostante la tipicità italiana resta quella di un sistema frammentato in numerose organizzazioni medio-piccole, con poche decine di dipendenti, rispetto ai paesi del centro-nord Europa che presentano un limitato numero di sigle dalle grandi dimensioni. In questa situazione alcune Ong specie anglosassoni iniziano a sondare il “mercato” italiano, aprendo proprie succursali o stringendo alleanze con soggetti italiani. E’ il caso ad esempio di Action Aid Italia, che opera nel settore della diffusione di informazioni e della raccolta fondi per conto della casa madre britannica, o di Oxfam International che si allea con l’aretina Ucodep e che detiene la presidenza di AOI, nonostante la resistenza le federazioni che colorano la bandiera italiana di cui sopra.

Le Ong nei paesi impoveriti

Da fenomeno essenzialmente occidentale, le organizzazioni non governative si sono diffuse nel corso degli ultimi trent’anni su scala globale, tanto che oggi si può dire non vi sia paese privo di Ong locali. In parte si tratta di filiazioni, ossia organizzazioni nate su impulso proveniente dall’esterno, ma in parte di soggetti autonomi e radicati in loco. Embrioni di società civile che mescolano elementi di solidarietà tradizionale comunitaria con forme di attivismo tipiche dei movimenti no/new global. Sempre più le coalizioni di Ong del sud del mondo propongono una propria voce autonoma e distinta anche dalle Ong dei paesi ricchi, rivendicando una propria soggettività. Lo si è colto ad esempio nelle ultime edizioni dei Forum Sociali Mondiali, e lo si vede nel peso crescente che le Ong assumono nei confronti dei propri stessi governi, dall’India al Kenya solo per fare due esempi.

Lo spazio conquistato dalle Ong e dalla società civile in genere è indice di una crescita del dibattito democratico interno ad alcuni paesi, spesso governati da regimi politici chiusi. In certi casi questi regimi ostacolano il mondo non governativo, visto come insidia perché organizza i propri cittadini in associazioni e gruppi di interesse. Nell’ultimo decennio la cosiddetta “guerra al terrorismo”, e l’ossessione per la sicurezza che ha pervaso la politica internazionale, hanno fornito nuove giustificazioni ai governi per reprimere la libertà di espressione delle Ong. E’ il caso della Russia, dove attacchi violenti e omicidi da un lato, e norme burocratiche vessatorie dall’altro, hanno ristretto gli spazi per i movimenti democratici, tanto da spingere Amnesty International ad intervenire. Oppure più recentemente del governo golpista in Honduras, che per difendersi dalle proteste popolari ha usato la repressione mirata contro gli attivisti del mondo non governativo.

D’altro canto la crescita esponenziale del numero di Ong nel mondo racchiude anche elementi problematici. Governi e multinazionali infatti hanno imparato ad usare questo canale, creando proprie Ong fittizie a scopi propagandistici e di strumentalizzazione dell’opinione pubblica. Altre organizzazioni nascono al solo scopo di intercettare finanziamenti dall’estero, manovrate da singole persone oppure da gruppi di interesse politico, idelogico o militare. E’ recente ad esempio la polemica su Bob Geldof e gli organizzatori di Live Aid, una grande raccolta fondi per l’Etiopia guidata a metà anni ottanta da alcune star musicali. Un reportage della BBC li ha accusati – non si sa se a torto o a ragione – di essersi fatti ingannare, consegnando i soldi ai ribelli etiopi che li avrebbero usati per acquistare armi.

Va anche detto che lo sviluppo del settore non governativo è favorito dall’ideologia neoliberista, e porta a quanto Ignacio Ramonet e Ramón Chao nel loro Piccolo dizionario critico della globalizzazione chiamano privatizzazione dell’azione pubblica: “Svincolato dalle sue responsabilità in questi settori, il mondo politico ha allora accolto molto favorevolmente il fiorire molteplice di associazioni e altre Ong che gestiscono in sua vece la soddisfazione dei bisogni umani elementari (alimentazione, sanità, istruzione)”.

Ma forse il problema principale per le organizzazioni del mondo impoverito è il rapporto asimmetrico che devono scontare con i propri partner ricchi. A volte per oggettiva debolezza, altre per un retaggio culturale di dipendenza, le decisioni importanti sulle iniziative di cooperazione restano in mano ai rappresentanti internazionali. Frustrando così capacità e ricchezze dell’attivismo locale. Si interroga Francis Kammogne, del Centro di Educazione Popolare in Camerun (in Forum Solint, Cambiare insieme. Partnership e cooperazione internazionale, Città Aperta, 2005): “Dobbiamo parlare di partenariato o paternalismo, visto che molte volte questo è il vissuto quotidiano del partenariato?”.

Bibliografia

M. De Ponte, Dentro le Nazioni Unite. La diplomazia popolare di Amnesty International: come e perché, Edizioni Cultura della Pace, 1996

Arturo Alberti e Cinzia Giudici (a cura di), Un altro futuro per il mondo. Le ong italiane per lo sviluppo e la solidarietà internazionale, Città aperta, 2003 (scaricabile on line)

Comune di Milano – Servizio Orientamento Cooperazione Internazionale, Ong. Guida alla cooperazione e al volontariato internazionale 2007/2008

Giulio Marcon, Le utopie del ben fare. Percorsi della solidarietà: dal mutualismo al terzo settore, ai movimenti, L’Ancora del Mediterraneo, 2004

Thierry Pech e Marc-Olivier Padis, Le multinazionali del cuore. Le organizzazioni non governative tra politica e mercato, Feltrinelli, 2004

Forum Solint, Cambiare insieme. Partnership e cooperazione internazionale, Città aperta, 2005

(Scheda realizzata con il contributo di Mauro Cereghini)

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Istituzioni e Campagne

Internazionali e nazionali

  • Unione Internazionale delle Associazioni: istituzione creata nel 1907 per raccogliere dati e ricerche sulle Organizzazioni non governative mondiali.
  • Forum internazionale delle piattaforme nazionali di Ong: portale che raccoglie le principali piattaforme regionali e nazionali di Ong. Con una valida cartina planetaria navigabile.
  • Concord: network europeo composto da oltre 1600 Ong di sviluppo e assistenza di tutti i paesi dell’UE. Svolge un ruolo di interlocuzione verso le istituzioni comunitarie.
  • Ministero degli Affari Esteri italiano – Cooperazione allo sviluppo: spazio gestito dalla Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del Ministero, con l’elenco aggiornato delle Ong italiane e tutti i riferimenti legislativi che le riguardano.
  • Associazione Ong Italiane: Associazione che raccoglie oltre 160 Ong per lo sviluppo in Italia. Svolge un ruolo di confronto interno e di rappresentanza verso le istituzioni e l’opinione pubblica.
  • Cipsi (Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale) raduna 48 associazioni che perseguono obiettivi di cooperazione internazionale ed operano nei paesi impoveriti.
  • Cocis (Coordinamento delle Organizzazioni non governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo) associa 25 Ong laiche che operano nei settori della cooperazione allo sviluppo condividendo un'etica basata sulla promozione dell'autosviluppo e la solidarietà tra i popoli.
  • Focsiv: Volontari nel mondo - Focsiv è la Federazione di 64 Ong cristiane di servizio internazionale volontario impegnate nella promozione di una cultura della mondialità e nella cooperazione con i popoli dei Sud del mondo.
  • Agire: l’Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze (Agire) raggruppa diverse 11 Ong presenti in Italia. Insieme hanno scelto di unire le forze per rispondere in modo tempestivo alle gravi emergenze umanitarie.
  • Link 2007: è un’associazione di coordinamento consortile che raggruppa 10 Ong per condividere esperienze, migliorare e partecipare al dibattito sulla cooperazione internazionale valorizzando valori, saperi e professionalità.

Video

Concord: AidWatch 2009