La transizione ecologica di Nicolas Hulot

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Nicolas Hulot - Foto: Lejdd.fr

Nicolas Hulot, classe 1955, è stato un giornalista e un ambientalista francese almeno fino al 17 maggio scorso quando il neo presidente francese Emmanuel Macron lo ha chiamato a guidare il ministero dell’Ecologia, Sviluppo Sostenibile e Energia per mettere a disposizione del Paese il suo decennale impegno nella difesa dell’ambienteHulot non ha perso tempo e lo scorso 6 luglio ha presentato il suo “Plan climat, un progetto in divenire declinato in un piano di azione lungo tutto il quinquenio presidenziale di Macron e che per Hulot è una sorta di “Colonna vertebrale alla quale si potranno aggiungere delle vertebre”, ma che deve “Accelerare la messa in opera dell’Accordo di Parigi”. Un obiettivo fondamentale e ancora insufficiente, visto che gli impegni nazionali dei Paesi del mondo per la riduzione dei gas serra non permetteranno di contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C. 

In realtà a leggere “Plan climat” non si trovano delle grandissime novità  rispetto agli orientamenti già annunciati da Hollande e ancor prima da Sarkozy. L'unica vera rivoluzione che non è sfuggita alla cronaca è stata la proposta di vietare la vendita di auto a benzina e gasolio nel 2040, un obiettivo che anche altri Paesi come Norvegia, Olanda, Inghilterra e la stessa India si sono dati nell’immediato futuro. Anche se Hulot non ha detto quali saranno le misure messe in campo per raggiungere questo obiettivo per la Réseau Action-Climat (Rac) “Delle misure possono essere messe in atto ben prima del 2040 per ridurre le emissioni di CO2 di tutti i veicoli. La Francia deve farsi portavoce a livello europeo delle norme obbligatorie di limitazione delle emissioni di CO2 entro il 2025 delle auto e dei camion, così come proporre un rafforzamento delle procedure di controllo e l’attuazione delle sanzioni ai costruttori di automobili e le autorità nazionali in caso di non conformità”.

Oltre a questo annuncio altamente mediatico per Hulot esistono alcune priorità per salvare il clima, come per esempio fare della Francia un Paese carbon neutral entro il 2050 e “trovare un equilibrio tra le emissioni di gas serra dell’uomo e la capacità degli ecosistemi di assorbirle”. Per riuscirci il ministro ha annunciato la pubblicazione, entro il  prossimo marzo, di una strategia nazionale per mettere fine all’importazione di prodotti forestali agricoli che contribuiscono alla deforestazione come l’olio di palma e la soia ogm per il bestiame, prodotti che stanno distruggendo intere foreste in Asia, Africa e Amazzonia. Dato che la deforestazione è responsabile del 10% dei gas serra, Hulot è convinto che questa decisione sia molto importante, “perché chiuderemo una finestra che dà la possibilità di incorporare dell’olio di palma nei biocarburanti”. 

Un’altra priorità del ministro ecologista riguarda il prezzo del carbonio. Il sistema Emission Trading System (ETS), utilizzato da 12 mila siti industriali nell’Unione europea, dovrebbe funzionare come deterrente economico per i settori più inquinanti, costretti all’acquisto di quote di CO2 pagate a tonnellata. Se l’obiettivo previsto da  François Hollande e confermato nel programma elettorale di Macron era di 100 euro per tonnellata di carbonio entro il 2030, per il nuovo Plan climat di Hulot, l’obiettivo è “insufficiente per mettere il mondo sulla traiettoria dei 2° C”, quindi il prezzo del carbonio deve essere rivisto al rialzo, fissato con la legge di bilancio entro il 2018, ed esteso ai gas HFC, utilizzati nei climatizzatori e nei frigoriferi. In questa direzione va anche l'idea di chiudere le 4 ultime centrali a carbone francesi entro il 2022, il piano per incentivare nei prossimi 5 anni l'eolico e solare, e la realizzazione di un programma di rinnovamento termico degli edifici. L'obiettivo è il rinnovamento di metà delle abitazioni più modeste entro il 2022, per diminuire le emissioni e i consumi di elettricità, gasolio e gas attraverso un fondo pubblico di 4 miliardi di euro.

Tra gli obiettivi dichiarati, ma non dettagliati dal Plan climat, figura anche la lotta all’artificializzazione dei suoli e la riduzione del nucleare con la chiusura 17 reattori entro il 2025, che la Rac ritiene essere “la condizione indispensabile per lasciare il posto allo sviluppo delle energie rinnovabili e alla trasformazione energetica della Francia”. Per quanto riguarda la tassa sulle transizioni finanziarie TTF il plan climat non la cita, anche se e questa tassa potrebbe finanziare la tutela ambientale e climatica in Europa e nei Paesi più vulnerabili.  Per questo il commento di Cyrille Cormier, responsabile clima ed energia di Greenpeace France non è stato lusinghiero nei confronti dell’antico alleato ambientalista sottolineando che se “Sulla diagnostica non c'è niente da ridire” mancano ancora “le misure concrete di fronte all’emergenza climatica”. Per Cornier “L’obiettivo della fine della vendita dei veicoli a benzina e gasolio entro il  2040 invia un segnale utile ed interessante, ma ci piacerebbe davvero sapere quali sono le prime tappe di questo progetto e capire come fare in modo che questa ambizione non diventi un’altra speranza delusa” visto che “gli annunci da soli non fanno una politica energetica”. 

Insomma Nicolas Hulot darà realmente seguito ad una transizione energetica e allo sviluppo delle rinnovabili o incarnerà quel prototipo di ambientalista di belle speranza alla Paolo Gentiloni, che dopo la militanza in Legambiente, una volta arrivato al Governo, diventa improvvisamente più realista del re?

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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