Mobilitiamoci per il disarmo nucleare!

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Foto: Peacelink.it

Tutti gli anni le Nazioni Unite celebrano dal 24 al 30 ottobre la “Settimana per il disarmo”. Istituita dall’Assemblea Generale nel 1978 richiama l’attenzione di tutti gli Stati sull’estrema pericolosità della corsa agli armamenti e incoraggia la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’urgenza del disarmo. Quest’anno per ricordare l'anniversario si terrà a Padova dal 23 al 25 ottobre “Percorsi di Pace”, la conferenza annuale dell’International Peace Bureau realizzata con la collaborazione di un ampio gruppo di realtà italiane impegnate per la pace e la nonviolenza, (Beati costruttori di paceRete italiana per il disarmoBanca Etica, il Centro Diritti Umani dell’Università di Padova, il Coordinamento Nazionale enti Locali per la pace e i diritti umani, la Tavola della pace, il Tavolo della paceFondazione Fontana e World Social Agenda  presenti al tavolo Pace e Pianeta), mentre a Roma il 28 ottobre, una tavola rotonda di confronto tra società civile, Parlamento e Governo affronterà la questione delle armi nucleari organizzata insieme alla Campagna internazionale ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons).

Proprio la questione nucleare, a 70 anni esatti dalle bombe atomiche che distrussero Hiroshima e Nagasaki, impegna la società civile affinché vengano prese dagli Stati decisioni concrete. Non basta più celebrare ogni 26 settembre la Giornata Internazionale per la Totale Eliminazione delle Armi Nucleari a memoria della decisione del colonnello sovietico Stanislav Petrov che il 26 settembre del 1983 decise di non lanciare una massiccia rappresaglia nucleare contro gli Stati Uniti nonostante, per un errore del computer, le procedure prevedessero una simile mossa. Oggi gli attivisti di tutto il mondo chiedono ai Governi che la minaccia nucleare venga cancellata per sempre dalla storia. Per questo la Rete Italiana per il Disarmo e Beati i Costruttori di Pace hanno lanciato una campagna di 3 firme per 3 richieste, attive fino alla fine di questa settimana, da inviare al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri, nonché al Ministro degli Esteri della Repubblica delle Isole Marshall, Tony De Brum. “Sono passati 70 anni esatti dalle bombe atomiche che distrussero Hiroshima e Nagasaki. Fare memoria in modo sincero e serio per noi significa impegnarci, perché riguardo alle atomiche vengano prese dagli Stati decisioni concrete, non solo firmati documenti” hanno spiegato i pacifisti. 

Per quanto concerne l’Italia si legge sull'appello “siamo sconcertati per le notizie riguardo l’ammodernamento delle bombe atomiche B-61 di proprietà statunitense, dislocate in due basi sul territorio italiano, Ghedi (BS) e Aviano (PN). Sappiamo della loro presenza da alcuni anni, ma solo negli ultimi tempi è diventato sempre più certo il progetto per ammodernarle”. Ciò che più sgomenta di questa storia svelata dal più grande esperto di armi nucleari americane in Europa, lo studioso Hans Kristensen, direttore del “Nuclear Information Project” e dell’organizzazione “Federation of American Scientists”, è la spiegazione che ci viene dai portavoce militari USA: “l’ammodernamento delle bombe nucleari B-61 è necessario affinché possano essere caricate sui nuovi F-35 Joint Strike Fighter”. Se Hiroshima e Nagasaki hanno insegnato qualcosa è che “l’Italia non può dotarsi di armi nucleari. Non può perché la sua vocazione alla pace e i principi sanciti dalla Costituzione le impediscono di armarsi per atti di guerra di aggressione; e le bombe nucleari non servono per la difesa. Tanto più che l’Italia ha sottoscritto impegni internazionali, quali il Trattato di Non Proliferazione, che le vietano, in modo assoluto, di dotarsi di bombe atomiche!”. 

Per questo la campagna chiede di sottoscrivere 3 richieste: “Chiediamo al Governo Italiano di escludere con chiarezza l’acquisizione di aerei F-35 con capacità nucleare e di riflettere sul grande movimento che sta nascendo attorno alla Solenne Promessa del Governo dell’Austria e di aderirvi. Un’iniziativa che è pienamente in sintonia con la vocazione multilaterale e con l’ideale etico del nostro Paese”. Di cosa si tratta? La Solenne Promessa è il risultato di un’azione promossa da organizzazioni non governative (come il Movimento internazionale della Croce Rossa e i Medici per la prevenzione della guerra nucleare) culminata nel dicembre del 2014 con una conferenza a Vienna che ha portato all’attenzione di tutti l’enorme rischio di una detonazione nucleare, con conseguenze talmente catastrofiche per gli essere umani, che nessuna della agenzie preposte a porvi rimedio avrebbe speranze di riuscire nel compito. Per questo alla conclusione della Conferenza il Governo austriaco ha reso pubblico un documento in cui si impegna, con una Solenne Promessa, “a perseguire l’imperativo della sicurezza umana per tutti […] a colmare il vuoto giuridico per realizzare la proibizione e l’eliminazione delle armi nucleari […] e a cooperare con tutte le parti in ogni azione che miri a stigmatizzare, proibire ed eliminare le armi nucleari”. Sono ormai 117 gli Stati che hanno sottoscritto la Solenne Promessa dell’Austria. Ma non l’Italia. Per questo la campagna chiede al nostro Governo di unirsi agli stati membri dell’ONU che lo hanno già sottoscritto.

Infine Rete Italiana per il Disarmo e Beati i Costruttori di Pace chiedono al Governo Italiano un atto di solidarietà nei confronti della Repubblica delle Isole Marshall che ha presentato ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia contro le potenze dotate di armi nucleari. “Le Isole Marshall, un piccolo Stato con 70.000 abitanti, furono usate per 12 anni dagli Stati Uniti come un poligono militare dove sperimentare le loro bombe atomiche sempre più grandi e potenti! Rivolgendosi alla Corte Internazionale, le Isole Marshall hanno dimostrato di credere nella forza del diritto: non per ottenerne qualche risarcimento, ma per il bene dell’umanità, e chiedono alla Corte di giudicare se le potenze nucleari abbiano ottemperato agli obblighi di negoziare un accordo che porti rapidamente al disarmo nucleare totale”. Per ora la causa intentata dalle Isole Marshall è forse la principale spinta verso disarmo globale. Nonostante le dimensioni degli arsenali nucleari delle grandi potenze mondiali si siano notevolmente ridotte con la fine della Guerra Fredda, oggi al mondo ci sarebbero ancora 17.000 testate nucleari: di queste, 16.000 a disposizione di Stati Uniti e Russia. “Questo ritardo nel portare a termine quanto stabilito dal Trattato di non proliferazione nucleare rappresenta una flagrante negazione della giustizia” si legge nei documenti depositati presso la Corte dell’Aia da questo pacifico arcipelago. Entrato in vigore nel 1970, il Trattato prevede, infatti, il disarmo, la non proliferazione e l’uso pacifico dell’energia nucleare ma, secondo il Governo marshallese, gli impegni presi sono ancora disattesi. È tempo ormai che la Pace attiva (e il diritto) abbiano la meglio su qualsiasi guerra radioattiva, perché come ha ricordato quest’anno il Segretario dell’ONU Ban Ki-moon nel suo messaggio per il 26 settembre “Quando si tratta di realizzare il nostro comune obiettivo del disarmo nucleare, non dobbiamo ritardare. Dobbiamo agire adesso” visto che “l’eliminazione delle armi nucleari renderebbe disponibili enormi risorse che potrebbero essere usate per realizzare pienamente l’Agenda 2030 per uno Sviluppo Sostenibile”.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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