Lavarsi le mani per salvarsi la vita!

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“Lavati le mani prima di sederti a tavola!”. Quante volte l’abbiamo sentita questa frase e sicuramente prima del 2008 quando il 15 ottobre è stata istituita la “Giornata mondiale per la pulizia delle mani”, meglio conosciuta come “Global Handwashing Day”, che quest’anno ha avuto come slogan un esplicito “Rendere la pulizia delle mani un’abitudine”. Un gesto banale, scontato, al quale non sempre si da la giusta importanza e non solo nei paesi in via di sviluppo, dove talvolta l’assenza di acqua corrente, la carenza di vaccini, le difficili condizioni igieniche e la minor attenzione a questo semplice gesto ha effetti devastanti soprattutto sull’infanzia. Secondo l’UNICEF, infatti, nel 2015, “più di 300.000 bambini sotto i cinque anni sono morti in tutto il mondo a causa di malattie diarroiche legate a scarso accesso ad acqua potabile sicura e ai servizi igienici". Più di 800 bambini morti al giorno. Un’ecatombe che si sarebbe potuta evitare se tutti fossero stati messi nelle condizioni di lavarsi le mani con il sapone.

Oggi “La pulizia delle mani rappresenta una misura preventiva di prima linea per mantenere i bambini al sicuro da malattie. È semplice, è conveniente ed è un provato salvavita”, ha spiegato Sanjay Wijesekera, responsabile UNICEF per acqua e servizi igienici. “Ogni anno, 1,4 milioni di bambini muoiono a causa di malattie in gran parte prevenibili come la polmonite e la diarrea”, ha detto Wijesekera sottolineando quanto questi siano "numeri impressionanti”. Che fare? Basta poco, visto che potrebbero essere notevolmente ridotti lavorando con i bambini e le famiglie per incentivare il regolare lavaggio delle mani prima o dopo alcuni momenti considerati più critici dal punto di vista igenico. “A partire dalla nascita, quando le mani non pulite di assistenti al parto possono trasmettere pericolosi agenti patogeni, passando poi all’infanzia, alla scuola e oltre, lavarsi le mani è fondamentale per la salute di un bambino. Sappiamo, per esempio, che il lavaggio delle mani con sapone prima dei pasti e dopo aver usato la toilette potrebbe ridurre l’incidenza di infezioni diarroiche del 40% e il tasso di infezione di polmonite di circa un quartoha concluso Wijesekera.

Indicazioni che per Save the Children devono fare i conti con la realtà, visto che “su una popolazione di 7 miliardi di persone, 900 milioni non hanno ancora accesso a fonti d'acqua pulita e 2,6 miliardi vivono in pessime condizioni igieniche". Per la ong la diarrea è un’infezione intestinale molto pericolosa perché, oltre ad essere letale, spesso arreca danni nello sviluppo mentale del bambino. “La fornitura di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari sono dunque fondamentali per rompere il circolo vizioso della povertà,  un corretto comportamento igienico poi aiuterebbe a prevenire malattie come diarrea, colera e tracoma. Per questa ragione, oltre alla sistemazione degli impianti, è importantissimo che l’educazione all’igiene nei programmi di cooperazione non venga mai trascurata” ha concluso Save the Children, che da anni si occupa di progetti mirati ad “una più attenta educazione sanitaria nelle scuole, nelle famiglie e nelle comunità dei paesi in via di sviluppo”.

Come negli anni passati, anche nel 2015, l’Africa Sub Sahariana è stata la regione con il più alto tasso di mortalità infantile al mondo e non a caso registra da anni anche i livelli più bassi di pulizia delle mani. Secondo gli ultimi dati UNICEF “nei 38 paesi della regione con dati disponibili, i livelli più alti di attenzione al lavaggio delle mani non superano il 50%”. Anche nelle strutture sanitarie spesso “non ci sono posti dove lavarsi la mani e circa il 42% di questi non hanno risorse d’acqua disponibili nel raggio di 500 metri”. L’emergenza del 2016 è però quella di Haiti, con il colera che si sta diffondendo velocemente a seguito dell'uragano Matthew, che ha devastato l’isola in ottobre. Nell'isola caraibica, un paese con poca acqua  pulita, povero di infrastrutture igienico-sanitarie e con un’epidemia di colera persistente, i casi sospetti di colera e diarrea acuta sono aumentati bruscamente dopo l’uragano. “Questo è il peggior degli incubi”, ha detto Marc Vincent, rappresentante UNICEF ad Haiti. A  più di un mese dall’arrivo dell’uragano, infatti, appare chiaro che “il colera può espandersi in aree dove in precedenza era poco presente e la diarrea potrebbe attaccare sempre più bambini già normalmente più vulnerabili. È essenziale un’azione immediata perché la salute di tutti i bambini dell’isola caraibica è oggi a rischio”.

Insomma per proteggere bambini e minori dalle infezioni occorre garantire anche ai paesi in via di sviluppo un accesso ad acqua e sapone e permettere uno degli interventi sanitari meno costosi, ma più efficaci al mondo. Proprio l’invito a lavarsi le mani, da sempre ricordato da genitori e nonni, è attualmente anche “cantato” nel video con più di 80.000 visulaizzazioni girato nel 2015 dai dipendenti del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, dove una dottoressa intona una divertente parodia di “Shake it Off” di Taylor Swift, invitandoci a lavarci le mani ed elencandoci i tanti benefici di questa pratica utile a qualsiasi latitudine. 

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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