La guerra, le Nazioni Unite, i Rom e il piombo…

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Questa è una storia che ha dell’incredibile. Coinvolge una minoranza etnica e le Nazioni Unite in un contesto post bellico, ma se vista da vicino non è tanto diversa da centinaia di storie che hanno visto il potere politico ed economico disinteressarsi della salute dei cittadiniSiamo in Kossovo nel 1999, quando dei circa 150.000 Rom Ashkali ed Egiziani del Paese l’80% viene messo in fuga dai gruppi estremisti albanesi e il 70% dei loro villaggi e quartieri vengono distrutti. Le Nazioni Unite organizzano in tutta fretta i campi profughi di Osterode e di Cesmin Lug/Cesmin Lukë nel nord di Mitrovica/Mitrovicë, in aree contaminate da metalli pesanti in cui venivano raccolti i detriti della ex-miniera di Trepca. I campi avrebbero dovuto essere chiusi dopo 45 giorni, ma nonostante gli avvertimenti dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) e dell’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) i campi, contaminati da piombo, arsenico, antimonio, cadmio, manganese non sono mai stati evacuati nel tempo stabilito.

Nonostante nel 2000 un rapporto dell’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) e uno del Kosovo Medical Emergency Group (KMEG) avessero ben evidenziato i rischi, accusando le autorità nazionali ed internazionali di essere “scandalosamente inerti”, l’invito ad effettuare un'immediata evacuazione dei campi profughi e a fornire un’adeguata assistenza medica è rimasto a lungo inascoltato mettendo di fatto in pericolo la salute e la vita stessa dei profughi Rom. Nel corso di diverse e successive inchieste condotte sempre dall’APM il medico Klaus-Dietrich Runow aveva evidenziato nei campioni di capelli e di sangue dei profughi dei campi di Mitrovica risultati allarmanti, soprattutto per quanto riguarda la presenza di piombo, che nelle persone visitate era quattro volte superiore ai limiti massimi previsti. Secondo diversi esperti una tale esposizione non poteva non comportare danni irreversibili per il sistema nervoso e immunitario, disturbi nello sviluppo osseo e nell'ematopoiesi. bambini e le donne incinte si sono rivelate, come era facile immaginare, particolarmente sensibili alla contaminazione, tanto che molti casi di morte e i frequenti aborti spontanei sono stati ricollegati alla grave contaminazione ambientale in cui i profughi sono stati costretti a subire per anni.  

Nonostante gli allarmi che avevano reso pubblica la catastrofica situazione sanitaria in cui vivevano gli abitanti dei campi profughi, infatti, l’Onu reagì solo verso la fine del 2005 e l’ultimo campo profughi, dove era stato costruito anche un percorso di educazione alla salute, fu chiuso nel 2013. Ancora nel febbraio 2008, dopo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, il giovane stato non era stato in grado di finanziare il risanamento dell’area e mettere in sicurezza tutti i restanti 638 abitanti dei campi, tra cui 324 bambini (217 con meno di dieci anni) che ancora ci abitavano 11 anni fa. Proprio dal 2008 un gruppo di 192 persone in rappresentanza degli ultimi 600 abitanti dei campi profughi di Osterode e di Cesmin Lug, si batte con l’aiuto dell’avvocatessa americana Dianne Post e l’appoggio della APM, per il riconoscimento dei danni subiti e per ottenere un giusto risarcimento. Per questo l’associazione ha accolto con entusiasmo la notizia che lo scorso mese alcuni deputati dell'Unione europea si sono rivolti con una lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres per chiedere un risarcimento per i Rom, Ashkali e Balcano-Egiziani che si sono seriamente ammalati di saturnismo in seguito alla contaminazione da piombo.  

Nella lettera inviata a Guterres, nata da un’iniziativa dalla deputata dei Paesi Bassi Kati Piri e dalla svedese Soraya Post, ma firmata complessivamente da 55 deputati, tra cui 3 italiani, si legge: “Noi, membri del Parlamento Europeo, ci appelliamo con urgenza a Lei affinché vengano finalmente intrapresi i passi necessari per garantire alle vittime dei campi profughi Onu contaminati da piombo un adeguato risarcimento individuale, l'assistenza medica e un sostegno scolastico”. Quello dei 55 parlamentari europei è un tentativo di smuovere le acque, visto che fino ad oggi le Nazioni Unite hanno rigettato la proposta del risarcimento nonostante una precisa raccomandazione in tal senso da parte della missione Onu nel Kosovo Human Rights Advisory Panel (HRAP). Secondo i deputati europei la reazione dell’Onu è stata ad oggi del tutto insufficiente e si è limitata nel 2017 all’istituzione di un fondo fiduciario volontario che però non offre risarcimenti individuali e non è pensato specificamente per le vittime da intossicazione da piombo. Inoltre, finora, nessuna delle vittime Rom, Ashkali e Balcano-Egiziani ha mai ricevuto indennizzi visto che per ora nessun paese ha versato alcunché al fondo delle Nazioni Unite. 

Se già a fine novembre del 2018 il Parlamento Europeo aveva esortato le Nazioni Unite a far pervenire velocemente gli aiuti necessari alle vittime di saturnismo contratto nei campi Onu contaminati, per l’APM “L'iniziativa presa ora dai deputati europei restituisce un po’ di speranza a chi è stato prima vittima della guerra e poi ancora vittima della gestione irresponsabile dei profughi da parte dell’Onu, ma soprattutto fa sperare i molti malati di poter finalmente ricevere adeguate cure mediche”.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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