Mozambico: a noi la carta, a loro la fame!

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Ragionare di “noi” e di “loro” in un mondo globalizzato e sempre più interconnesso può sembrare ridicolo, ma quello che sta accadendo in Mozambico sembra ricalcare un vecchio schema di sfruttamento coloniale purtroppo ancora piuttosto comune. Questa volta la materia prima da depredare è la cellulosa, utile per soddisfare la sempre più pressante richiesta di carta del mercato di quel Nord “sviluppato” a scapito delle risorse di quel Sud perennemente “in via di sviluppo”. Dietro questo progetto colossale intento a trasformare vaste aree dell’Africa in piantagioni per la produzione di carta c’è la cartiera portoghese The Navigator Company e la sua sussidiaria locale, la Portucel Mozambique. L’allarme è stato lanciato attraverso una raccolta firme dal network Salva le Foreste lo scorso aprile: “In Mozambico, per produrre cellulosa, taglieranno fino a 237.000 ettari di foresta. La Portucel vuole sostituire la foresta con monocolture di eucalipto che impoverirà le popolazioni locali”. 

Salva le Foreste con il suo appello ha chiamato in causa direttamente due dei più importanti finanziatori di questa malcelata operazione di land grabbingJim Yong Kim, presidente della Banca Mondiale e Philippe Le Houérou, direttore della International Finance Corporation, il braccio finanziario della Banca Mondiale, che controlla il 20% delle sue azioni. Per la ong i finanziatori dovrebbero rinunciare al progetto ed evitare una catastrofe sociale ed ecologica visto che “Le associazioni locali che monitorano gli impatti di questa acquisizione di terra sono profondamente preoccupate per le conseguenze sui mezzi di sussistenza locali e sulla biodiversità. Il progetto ha già creato enormi disagi agli agricoltori locali, che sono stati costretti a rinunciare alla loro terra e adesso faticano a trovare i mezzi di sussistenza”. 

L’allarme era già stato lanciato nel novembre dello scorso anno dalla Environmental Paper Network (Epn), una coalizione di 145 ong che chiedono una produzione di cellulosa a livello mondiale “che contribuisca a un futuro pulito, giusto e sostenibile per la vita sulla terra”, tutto il contrario di quanto era emerso nel rapporto Usurpaçao de Terra para Celulose Novo projecto de Portucel Moçambique” che mette in evidenza i drammatici impatti ambientali e sociali di questo nuovo progetto. La Epn era entrata nel dettaglio del “progetto di sviluppo” che prevede la costruzione da parte di Portucel Moçambique di una fabbrica di pasta per carta nella Zambézia, con una capacità produttiva di 1.500.000 tonnellate all’anno alimentato da un impianto per la produzione di energia a biomassa. Per farla funzionare Portucel Moçambique ha ottenuto dal Governo del Mozambico la concessione di oltre 300.000 ettari di terreno indispensabili per realizzare gigantesche piantagioni di eucalipti.

Il rapporto denuncia i grossi problemi che comporterà questo capillare land grabbing esercitato dalla multinazionale della carta: “In molti casi questa era la terra delle comunità locali, ottenuta promettendo lavori temporanei o pagando piccole somme, senza comunicare chiaramente gli impatti e le conseguenze dello sviluppo delle piantagioni e, in alcuni casi, anche con una pressione diretta. Di conseguenza molte persone sono state spostate in località remote o costrette ad affittare altri terreni. Alcuni reclami presentati alle autorità non sono stati accolti. Le piantagioni avranno un impatto sugli ecosistemi forestali dei boschi di miombo, dato che per sviluppare le piantagioni verranno disboscati migliaia di ettari di aree densamente alberate. La conversione in piantagioni sostituirà i tradizionali usi forestali, creando una maggiore pressione nei rimanenti frammenti di foresta naturale”.

Come se non bastasse la Epn ha fatto notare che “Le piantagioni di eucalipto assorbono enormi quantità di acqua dal terreno. In questo ambiente, già influenzato da un pesante stress idrico, l’espansione delle piantagioni di eucalipto influenzerà inevitabilmente le aree circostanti, il che potrebbe causare un grave declino dell’agricoltura locale, minacciando la sicurezza alimentare”. La coordinatrice del gruppo di ong, Mandy Haggith, aveva evidenziato il fatto che “Vi sono prove considerevoli del fatto che questo progetto di carta e cellulosa sia un brutale land grabbing che impoverirà le comunità vulnerabili e danneggerà la foresta di miombo. I finanzieri di Portucel sono consapevoli dei rischi sociali e ambientali di questo progetto? Gli altri finanziatori di IFC e The Navigator Company devono interrogarsi su come questo progetto possa essere coerente con le loro politiche”.

Il rapporto del novembre 2017 delineava una serie di criticità che le banche e gli altri finanziatori avrebbero dovuto prendere in considerazione prima di concedere il finanziamento di questo progetto, ma davanti al silenzio degli investitori Salva le Foreste ha deciso di avviare questa nuova raccolta firme per ricordare ancora una volta come la monocoltura per produrre cellulosa indispensabile alla “nostra” carta distrugge le “loro” risorse e quel patrimonio di biodiversità che è un inestimabile bene comune.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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