Giornata mondiale dell’alimentazione: possiamo nutrire il pianeta

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Campo di grano - Foto: Italiaatavola.net

Domani 16 ottobre si celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione che dal 1981 intende promuovere politiche mirate a facilitare l’accesso al cibo: uno dei più urgenti problemi contemporanei visto che per la Fao, anche se gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio venissero raggiunti entro il 2015, “nei paesi in via di sviluppo rimarrebbero comunque circa 600 milioni di persone sottonutrite”. A confermare l’emergenza alimentare ci hanno pensato in questi giorni le presentazioni, sia del Rapporto annuale sulla fame nel mondo, The State of Food Insecurity in the World (Sofi 2011), che dell'Indice globale della fame (in .pdf) “Global hunger index” (Ghi 2011) meglio noto come la “Classifica della fame”.

Se del Sofi 2011 Unimondo si è già occupato, raccogliendo l’allarme per i prezzi alimentari “che restano alti e volatili” allargando il rischio di fame nel mondo ben oltre emergenze come quella che si sta consumando nel Corno d’Africa da luglio, è interessante approfondire anche i risultati del Ghi che integra l'annuale rapporto sulla fame della Fao prendendo in considerazione 122 paesi (che non galleggiano in una situazione economica dorata) attraverso la lente d’ingrandimento di 3 differenti parametri: "la percentuale di persone denutrite, la percentuale di bimbi sottopeso in età compresa tra 0 e 5 anni e il tasso di mortalità infantile".

A scrivere il rapporto, presentato lo scorso 11 ottobre all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano, sono stati 3 organismi internazionali: l'americano International food policy research institute, la tedesca Welthungerhilfe, e l'anglo-irlandese Concern, mentre l'edizione italiana è stata curata da Link 2007 in collaborazione con Cesvi e Cosv.

“Il rapporto di quest’anno offre un quadro del recente passato - ha spiegato Arturo Alberti, presidente di Link 2007- non del presente, perché non ci sono dati definitivi e ufficiali né sulla crisi del Corno d'Africa, né sugli effetti della crisi alimentare che ha colpito il pianeta quest’anno. Si basa, comunque, su i dati più aggiornati a disposizione permettendo di confrontare le cifre del 2011 con quelle pubblicate nel 1990, nel 1996 e nel 2001”. In base a questa serie storica, emerge che a livello globale l’indice della fame nei paesi di riferimento è sceso dai 19.7 del 1990 agli attuali 14.6. “In Africa si è passati dal 25.1 al 20.5 - ha precisato Alberti - una discesa pari al 18%. Una diminuzione inferiore rispetto ad altre parti del globo, come indicano il 25% dell’Asia meridionale, il 39% del Vicino Oriente e dell’Africa del Nord, il 44% di America Latina e Caribi, ma in ogni caso significativa”. Tuttavia l'unico paese africano che risulta tra i 10 che sono stati in grado di ridurre il proprio punteggio Ghi del 50%, o più, è stato il Ghana che è passato da 21.0 all’8.7. Angola, Etiopia, Mozambico e Niger sono le altre nazioni che hanno mostrato i progressi più evidenti in termini assoluti lasciando al Congo, invece, ha concluso Alberti “il triste primato di essere stato l'unico paese al mondo a passare da allarmante a estremamente allarmante, con il Ghi che è aumentato del 63%: da 24.0 a 39.0”. Tra i paesi che hanno offerto le prestazioni peggiori anche il Burundi (più 21% da 31.4 a 37.9), le Comore (più 17%, da 22.3 a 26.2), lo Swaziland (più 15%, da 9.1 a 10.5) e la Costa d'Avorio (più 8%, da 16.6 a 18.0) con Burundi e Ciad che si iscrivono come le uniche due nazioni a non essere uscite dalla categoria “estremamente allarmante”.

Dietro questa dinamica, secondo il rapporto reso noto martedì, si celano processi e cause diversi: dalla speculazione e corsa all'accaparramento delle terre, alla crescita di nuovi mercati; dai cambiamenti climatici (il fattore indicato come il più pericoloso nel determinare nei prossimi anni il rialzo dei prezzi alimentari mondiali), alle culture dedicate alla produzione di biocarburanti fino ad arrivare alle inadatte politiche agricole e commerciali. Cause e dati allarmanti che si traducono in migliaia di morti e che costringono ognuno di noi ad interrogarsi su cosa può fare la società civile oltre a versare quelle lacrime “senza speranza” raccontate davanti alla tragedia della morte per fame dal grande reporter Ryszard Kapuscinski. In realtà molto e le ong e le campagne che in questi anni e in questi mesi si sono attivate in Italia e nel Mondo lo testimoniano quotidianamente.

Proprio giovedì Medici Senza Frontiere (Msf) e la Commissione Straordinaria per i diritti umani del Senato, in collaborazione con Progetto Dream-Comunità di Sant'Egidio ha organizzano a Roma un incontro sul tema della malnutrizione dal titolo Fame di denuncia: perché il cibo non basta. “Il dibattito - ha spiegato l’ong - si inserisce in una campagna globale di Msf che sfida l’abituale approccio rispetto al trattamento della malnutrizione. Con Starved for attention: il cibo non basta cerchiamo di costruire una nuova consapevolezza nell’opinione pubblica che potrà tradursi nella revisione dei programmi di assistenza nutrizionale per i bambini e nella mobilitazione delle risorse necessarie per estendere su vasta scala corretti approcci di prevenzione e di terapia della malnutrizione” Per Msf i governi che forniscono gli aiuti alimentari ai Paesi in via di sviluppo “devono smettere di donare alimenti di qualità scadente per i neonati e i bambini”, una realtà evidenziata dal fatto che nessuno di questi prodotti viene utilizzato nei programmi nutrizionali dei Paesi donatori. “Bisogna porre fine a questo doppio standard - ha concluso Unni Karunakara presidente internazionale di Msf - devono esserci risorse adeguate e la volontà politica di fornire ai neonati e ai bambini gli alimenti ricchi di nutrienti di cui hanno bisogno per scongiurare la piaga della malnutrizione”.

Di questo delicato problema degli aiuti e della produzione del cibo si parlerà e si sta parlando in questi giorni (dal 10 al 18 ottobre) anche a Kuminda, festival del diritto al cibo organizzato quest’anno a Parma e Milano dall'associazione Cibopertutti in collaborazione con Terre di Mezzo e Comitato Italiano Sovranità Alimentare. “Il territorio esprime una moltitudine di pratiche alternative connesse alla modalità di produrre e consumare il cibo - hanno spiegato gli organizzatori - pratiche che superando il confine del comportamento individuale stanno diventando, sempre più, elementi di coesione sociale e sviluppo sostenibili, privilegiando sistemi alternativi di produzione orientati all’agricoltura biologica, al consumo locale, alla relazione qualificata tra produttori e consumatori”. Un festival non solo locale perché le buone pratiche “aiutano a svelare le contraddizioni insite in un modello di mondializzazione che si è dimostrato incapace di risolvere il dramma della fame, oltre che direttamente responsabile dei processi di cambiamento climatico in atto e indirettamente incidente sui processi migratori”.

Ma la possibilità di colmare la distanza tra le buone pratiche sviluppate dagli attori della società civile e l’impegno delle autorità locali e sovranazionali su questi temi sono al centro anche della campagna Sulla fame non si specula, sostenuta da Unimondo assieme a Vita, Acli, Action Aid International, Fondazione Bridges, Cocis e Pime, e nata agli inizi del 2011 per sollecitare un intervento regolativo sui mercati finanziari che protegga almeno un bene essenziale come il cibo dalle mire speculative. Il Comune di Milano “ospiterà” la campagna il 20 Ottobre in Piazza Mercanti, in un incontro pubblico che rappresenta la prima occasione di confronto tra la città, che ospiterà l'Expo 2015 (che ha l’ambizione di dire come “nutrire il pianeta) e l’amministrazione guidata da Giuliano Pisapia, primo firmatario dell’appello e del codice di condotta (.pdf) elaborato dalla campagna.

“I prezzi dei beni alimentari sono destinati a rimanere alti e molto volatili, mettendo a rischio l’obiettivo di dimezzare il numero delle persone che soffrono la fame entro il 2015” - ha spiegato Emanuela Citterio del gruppo di coordinamento della campagna. “L’aumento della volatilità è dovuto anche alla crescita del volume degli scambi dei futures (contratti a termine) sulle materie prime e così le leggi di mercato immaginate per rendere efficienti gli scambi tra produttori e consumatori, con l’interazione attiva degli intermediari commerciali, vengono falsate dall’entrata in gioco di operatori che non hanno alcun interesse reale ad acquistare o vendere grano, soia o riso, ma mirano solo a ottenere un rendimento finanziario elevato in tempi brevi”.

Queste sono solo alcune delle iniziative che domani, nella Giornata mondiale dell’alimentazione e nei prossimi anni vogliono rendere sempre più consapevole la società civile e le istituzioni locali, nazionali e sovranazionali su un'unica grande questione: il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio passa necessariamente dalla soluzione dell’accesso a cibo di qualità a prezzi ragionevoli. Tutti possiamo quindi fare qualcosa per “nutrire il pianeta” e da domani proprio sul sito www.sullafamenonsispecula.org sarà scaricabile un kit informativo sul tema fame e speculazione, uno strumento open soruces a disposizione di tutti per creare sempre più informazione e sensibilizzazione.

Alessandro Graziadei

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