36 Nobel chiedono un accordo internazionale sul clima

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Nel 1955 un gruppo di 52 premi Nobel, riuniti sull’isola tedesca di Mainau, firmarono l’omonima dichiarazione: un testo che chiedeva esplicitamente ai Governi mondiali la fine dell’uso delle armi nucleari. Allora il lavoro di alcuni di questi scienziati (tra cui quello di Otto Hahn), impiegato nella costruzione di testate atomiche, era culminato con i devastanti bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki in Giappone del 6 e 9 agosto 1945. Oggi qual è l’urgenza che spingerebbe dei Nobel ad una nuova dichiarazione? Non è il pericolo dell’apocalisse nucleare a preoccupare, bensì i danni del cambiamento climatico.

Infatti, a 5 mesi dalla Conferenza delle parti dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc) di Parigi (meglio conosciuta come COP 21) che a dicembre dovrebbe adottare un accordo globale sul clima entro il 2020, non solo Papa Francesco con la sua enciclica verde “Laudato sii, fratello ambiente”, ma anche altri 36 Premi Nobel chiedono ai leader mondiali di “Prendere delle misure decisive al fine di limitare le future emissioni mondiali di gas serra perché altrimenti “L’inazione sottoporrà le generazioni future dell’umanità a un rischio inammissibile e inaccettabile”. È quanto è emerso da questo 65esimo Lindau Nobel Laureate Meeting che è andato in scena tra il 28 giugno e il 3 luglio sempre a Mainau, sul Lago di Costanza, in Germania, dove i Nobel hanno firmato la nuova Dichiarazione di  Mainau consapevoli che siamo all’ultima chiamata per fare di Parigi una tappa decisiva nei negoziati per un futuro accordo internazionale sul clima, che dovrà vincolare i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo ad un impegno universale e giuridicamente costrittivo.

“Circa sessanta anni fa, qui, a Mainau, un’Assemblea simile di scienziati Premi Nobel aveva pubblicato una dichiarazione sui pericoli inerenti la nuova tecnologia delle armi nucleari, una tecnologia che era il risultato di progressi fondamentali nelle scienze. Fino ad ora, siamo riusciti ad evitare una guerra nucleare, anche se resta la minaccia. Noi pensiamo che oggi il nostro mondo sia di fronte ad un’altra minaccia di un’ampiezza paragonabile: il Global Climate Change and Global Warming hanno dichiarato i 36 Nobel firmatari. Peter Agre, Michael Bishop, Elizabeth Blackburn, Martin Chalfie, Claude Cohen-Tannoudji, Steven Chu, James Cronin, Peter Doherty, Gerhard Ertl, Edmond Fischer, Walter Gilbert, Roy Glauber, David Gross, John Hall, Stefan Hell, Serge Haroche, Jules Hoffmann, Klaus von Klitzing, Harold Kroto, William Moerner, Ferid Murad, Ei-Ichi Negishi, Saul Perlmutter, William Phillips, Richard Roberts, Kailash Satyarthi, Brian Schmidt, Hamilton Smith, George Smoot, Jack Szostak, Roger Tsien, Harold Varmus, Robin Warren, Arieh Warshel, Robert Wilson e Torsten Wiesel hanno raggiunto le rive del Lago di Costanza per parlare di clima e sviluppo sostenibile con dei giovani e promettenti ricercatori che sono arrivati da tutto il mondo.

“Generazioni di ricercatori hanno contribuito a creare un mondo sempre più prospero. Questa prosperità è stata realizzata al prezzo di un aumento rapido del consumo di risorse del pianeta. In assenza di una gestione, la nostra domanda incessante e crescente di prodotti alimentari, acqua ed energia finirà per superare la capacità della terra di soddisfare i bisogni dell’umanità e porterà ad una tragedia umana generale. Gli scienziati che studiano il clima della terra constatano già l’impatto delle attività umane”. Fino ad oggi in risposta al cambiamento climatico generato dall’uomo le Nazioni Unite hanno creato l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) al fine di fornire ai decisori mondiali un riassunto dello stato attuale delle conoscenze scientifiche sul tema. Anche se sono lontano dall’essere perfetti, gli sforzi che hanno guidato l’attuale quinto Rapporto di valutazione dell’Ipcc rappresentano la migliore fonte di informazione riguardante lo stato attuale delle conoscenze sul cambiamento climatico. Il problema è che anche questo prezioso strumento di analisi degli inquinanti di natura antropica sembra, per ora, rimanere ignorato dai Governi del pianeta.

La terra e la vita stessa sulla terra è in pericolo e da Mainau i Nobel hanno voluto ricordarlo “Non in quanto esperti nel settore del cambiamento climatico, ma piuttosto come un gruppo diversificato di scienziati che hanno un profondo rispetto ed una comprensione dell’integrità del processo scientifico”. Benché sussista anche all’interno della comunità scientifica un’incertezza quanto all’estensione esatta del cambiamento climatico, le conclusioni della comunità scientifica contenute nell’ultimo rapporto Ipcc sono allarmanti, in particolare riguardo al mantenimento della prosperità umana, in caso di un aumento di più di 2° C della temperatura media mondiale. “Le emissioni antropiche di gas serra sono la causa probabile dell’attuale riscaldamento climatico della Terra - hanno ricordato i Nobel nella loro dichiarazione conclusiva -. Le previsioni formulate a partire dai modelli climatici indicano che il riscaldamento, molto probabilmente, nel corso del prossimo secolo, aumenterà la temperatura della Terra di più di 2° C in rapporto al suo livello pre-industriale, a meno che, nel corso dei prossimi anni, non vengano fatte delle riduzioni spettacolari nelle emissioni antropiche di gas serra”.

Secondo le valutazioni dell’Ipcc, quindi, il mondo deve fare dei rapidi progressi nella riduzione delle emissioni attuali e future di gas serra, al fine di minimizzare i rischi del cambiamento climatico. “Noi pensiamo - hanno concluso gli scienziati - che le Nazioni del mondo debbano approfittare dell’occasione data dalla Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite a Parigi, nel dicembre 2015,  per prendere delle misure decisive al fine di limitare le future emissioni mondiali. Questo sforzo esigerà la cooperazione di tutte le Nazioni, sviluppate o in via di sviluppo, e dovrà essere proseguito in futuro, in accordo con le valutazioni scientifiche aggiornate”. A onore del vero è bene ricordare che i Nobel presenti a questo 65esimo Lindau Nobel Laureate Meeting erano in totale 65 (fra cui solo tre donne), non tutti quindi hanno sottoscritto la Dichiarazione di  Mainau. Tra loro il controverso fisico norvegese Ivar Giaever (Nobel nel 1973) che ormai da anni cavalca una battaglia negazionista. Tuttavia, come ha spiegato l’astrofisico Brian Schmidt (Nobel per la fisica nel 2006), la “rispettabile opinione di una persona non modifica il consenso della comunità scientifica, che va in un’altra direzione anche se alcuni di noi non hanno firmato perché non si sentivano sufficientemente informati sul tema”. Peter Doherty (Nobel per la medicina nel 1996), ha voluto concludere con una battuta: “tutti noi siamo scettici, per questo ci hanno dato un premio Nobel. Tuttavia c’è una bella differenza fra un approccio critico e il negazionismo”. Se lo ricorderanno a Parigi?

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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