Foreste e suolo

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Chi pianta alberi ha a cuore gli altri, oltre che se stesso”. (Thomas Fuller)

Introduzione

La consapevolezza dell'importanza delle foreste e della loro protezione è abbastanza recente. La prima campagna del World Wide Fund For Nature (WWF) su questo tema risale al 1975, ed è del 1976 il primo rapporto della Food and Agriculture Organization (FAO) sulle foreste tropicali. Nel 1980, con il World Conservation Strategy (WCS), cominciano a delinearsi le prime iniziative attive volte alla conservazione del patrimonio forestale: per tutto il decennio si susseguiranno campagne contro la deforestazione e si moltiplicheranno le organizzazioni, governative e non, interessate a questi temi.

Gli anni 90 sono particolarmente importanti per il susseguirsi di congressi che in tutto il mondo riconoscono l'importanza della protezione delle foreste e cercano soluzioni concrete alla deforestazione. Tra queste tappe, una delle più importanti è sicuramente la fondazione del Forest Stewardship Council(FSC), il Consiglio Nazionale per la Gestione delle Foreste, fondato dal WWF nel 1993 con il compito di fornire degli standard di riferimento per la gestione sostenibile delle foreste. Oggi questa organizzazione si occupa di certificare le foreste che vengono gestite rispettando tali standard, con la sfida di tradurre in leggi per il controllo della gestione del patrimonio forestale le indicazioni e le buone pratiche consigliate da svariate Organizzazioni non governative (Ong). L'Unione Europea (UE) si sta muovendo in questa direzione da alcuni anni, attraverso il Forest Law Enforcement Governance and Trade (FLEGT), una legge sulla gestione e il commercio delle foreste. Siamo però ancora lontani dalla stesura di trattati internazionali vincolanti. 

Importanza di una foresta

Le foreste costituiscono l’habitat non solo di diverse specie animali e vegetali, ma anche di numerose comunità locali. Rivestono importanza fondamentale per l'economia mondiale e per lo smaltimento dell'anidride carbonica immessa sulla Terra.

Se guardiamo alla dimensione "locale", le foreste sono la casa naturale della biodiversità. Nelle sole foreste tropicali, che ricoprono circa il 6% della superficie del pianeta, si stima vivano il 50% delle specie animali e vegetali di tutto il mondo. Innumerevoli specie di flora e fauna la cui esistenza dipende interamente dalla foresta. Una ricchezza importante che deve essere presa in considerazione nel momento in cui si va a incidere sull'ecosistema per utilizzarne le risorse. La sfida, per molti Paesi, è quella di riuscire a sfruttare parte delle risorse forestali rispondendo alla crescente domanda senza distruggerle.

La dimensione globale del valore forestale riguarda però anche il loro capitale economico. Il giro d'affari legato al taglio e alla commercializzazione dei prodotti derivati dalle foreste è stimato intorno ai 200 miliardi di dollari annui. Si prevede un aumento della domanda del 50% entro i prossimi 15 - 20 anni. Se da una parte questo utilizzo su larga scala del legname è un fattore positivo (rispetto ad altri materiali, il legno è un materiale naturale, facile da lavorare e abbastanza durevole), dall'altra una così forte domanda è alla radice dell' illegal logging (si veda più avanti) e lo stesso trasporto del legno immette ulteriore anidride carbonica in atmosfera, aggiungendo fattori di preoccupazione al problema del cambiamento climatico. Oltre ai prodotti lignei, le foreste forniscono poi anche una grande varietà di prodotti alimentari come frutta e spezie, di resine, medicinali, cosmetici e altri prodotti dai quali dipende oltre l'80% della popolazione dei Paesi sviluppati.

Le foreste giocano inoltre un ruolo insostituibile nel "ciclo del carbonio", dato che la fotosintesi clorofilliana è l'unico processo che consente di riconvertire l'anidride carbonica in ossigeno..

Le problematiche

L’aspetto locale-globale dell'importanza delle foreste si riflette allo stesso modo sulle problematiche legate alle stesse e, quindi, sulle politiche da adottare per la salvaguardia del patrimonio forestale. Alcuni problemi particolari, legati alle condizioni specifiche del territorio, come ad esempio la deforestazione illegale per l'utilizzo del legname come combustibile, vanno contrastate attraverso politiche locali. Altre, di carattere globale, come ad esempio il commercio illegale di legname, richiedono soluzioni internazionali.

Con "illegal logging" s’ intende il taglio, trasporto e commercio di alberi al di fuori delle leggi nazionali. Il taglio illegale di alberi è una pratica diffusa nelle aree a minor reddito dell'America Latina, Africa, Indonesia e Russia ed è sostenuto dalla crescente domanda di prodotti legati all'industria del legno. Non tutto il legname tagliato, però, è destinato al commercio. Il 40% di esso viene infatti impiegato come combustibile e la percentuale arriva anche all'80% nel caso delle foreste equatoriali. Ciononostante, questa pratica ha un impatto estremamente negativo sul mercato del legno e dei suoi derivati. Secondo uno studio dell'American Forest & Paper Association (Associazione Americana Carta e Foreste) l'illegal logging provoca un abbassamento del prezzo di mercato delle merci legate al legno compreso tra il 7% e il 16%. Stando agli studi del WWF ogni anno vengono persi tra i 10 e i 15 miliardi di dollari a causa di questa pratica. Di questi almeno per 3 miliardi vi è una responsabilità dell'Europa.

Oltre al danno economico, l'illegal logging porta con sé pesanti conseguenze sociali. Se da una parte infatti l'aumento della domanda di prodotti lignei può portare benefici alle piccole comunità locali che abitano le foreste, dall'altra è spesso difficile per queste realtà avere il controllo sulla proprietà del loro terreno. Questo le rende vulnerabili all'ingresso di compagnie che, acquistando il terreno con lo scopo di guadagnare dalle risorse forestali, spesso non si fanno scrupoli nell'infrangere i diritti umani o semplicemente nel distruggere l'ecosistema costringendo le popolazioni locali a migrare. Anche nel caso in cui le risorse siano effettivamente pagate alle comunità autoctone, poi, si corre il rischio di disequilibri molto forti tra il prezzo pagato al produttore e quello di vendita. In Indonesia, ad esempio, una piccola comunità può ricevere un dollaro per metro cubo di legname. Quando questo arriva al porto cinese per essere lavorato, ha già raggiunto un prezzo di 240 dollari.

Gli incendi sono un’altra questione critica: sono fondamentali per la rigenerazione delle foreste e fanno parte del normale ciclo di vita di quasi tutte, sopratutto quelle boreali e tropicali. Essi diventano però problematici quando accadono in maniera non naturale o quando interessano aree destinate allo sfruttamento del legno. In questo caso portano conseguenze devastanti: alterando profondamente la struttura della foresta facilitano l'ingresso di altre specie "colonizzanti" che minano la biodiversità e mettono in pericolo il naturale ciclo dell'acqua e la produttività del suolo.

Senza dimenticare, tra glia spetti più delicati, quello rappresentato dal cambio d'uso dei terreni. A causa della sempre crescente domanda di olio di palma, soia, cacao, caffè e carne bovina, infatti, enormi terreni che prima erano occupati da foreste naturali vengono riconvertiti a piantagioni o pascoli. Oltre ad intaccare ancora una volta la biodiversità, questa pratica aumenta l'erosione del suolo e limita di molto la sua capacità di trattenere l’acqua, favorendo in questo modo la perdita di produttività del terreno e aumentando le possibilità che lo stesso desertifichi.

Infine, anche il cambiamento climatico contribuisce alla distruzione delle foreste. Con il riscaldamento globale, infatti, l'habitat ideale di molte foreste nel migliore dei casi si trasferisce verso latitudini più elevate, nel peggiore viene completamente sconvolto. In molte zone del pianeta, inoltre, l'aumento della temperatura terrestre, combinato con una minore piovosità, favorisce di molto lo scaturire di incendi.

Le soluzioni globali: convenzioni e strategie

Esistono numerose campagne condotte da diverse associazioni volte a sensibilizzare la società civile sui temi dei pericoli legati alla perdita delle foreste e, in parte, all’uso scorretto del suolo. Tuttavia, le convenzioni su questi temi spesso mantengono un carattere di volontarietà nell'adesione e, rinunciando a un controllo e a una regolamentazione efficacie, si riducono spesso più a un'insieme di linee guida. Possiamo comunque evidenziare tre strumenti che la comunità internazionale e l'Unione Europea hanno a disposizione: l'FSC, il Forest Law Enforcement Governance and Trade (FLEGT) e l'International Tropical Timber Organisation (ITTO).

Il FLEGT è il piano europeo per la salvaguardia delle foreste. Ad oggi è sicuramente lo strumento più completo e ambizioso per sfruttare il potere dei Paesi consumatori nella riduzione della pratica dell'illegal logging. La sua forza sta nell'incoraggiare la collaborazione tra Paesi produttori e consumatori, creando un sistema di licenze che garantiscano la legalità del legno acquistato. Per garantirne il funzionamento, sono previste inoltre misure per incoraggiare governi e aziende all'acquisto di soli prodotti legali. Inoltre, i carichi di legname non conformi alle licenze dovrebbero essere respinti. Purtroppo, il FLEGT sembra ancora lontano dal riuscire a controllare effettivamente tutto il legname che approda nei porti europei e ancora oggi assistiamo a numerosi casi di importazione illegale di legno in Unione Europea.

ITTO è invece l'organizzazione internazionale del legno tropicale, e produce numerosi rapporti contenenti analisi della situazione delle foreste tropicali. Nel 1993 ha prodotto un documento contenente le linee guida per la gestione sostenibile delle foreste tropicali e la salvaguardia della biodiversità, riaggiornato poi negli anni successivi. Non si tratta di uno strumento giuridico, bensì di rapporti scientifici che hanno lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e semplificare il compito dei politici individuando le strategie d'azione. 

Uno sguardo al futuro

Non è possibile parlare in dettaglio delle foreste trascurando gli aspetti locali legati al tipo di foresta e al contesto sociale ed economico in cui si inseriscono. Il report 2018 redatto dalla FAO (State of the World's Forest 2018), che esamina l'impatto sulle foreste di fattori esterni come ad esempio l'evoluzione demografica, economica, tecnologica e delle istituzioni, disegna un quadro non proprio rassicurante. Il faro è puntato sugli Obiettivi di Sviluppo sostenibile (UN Agenda 2030) e illumina le molteplici interconnessioni che includono le foreste come luoghi in cui la sicurezza alimentare, la lotta alla povertà, la cosnervazione e lo sviluppo sostenibile hanno e devono avere un ruolo fondamentale. Se a livello globale le foreste sono alleate imrpescindibili per far fronte al cambiamento climatico e proteggono suoli e acque, custodendo oltre ¾ dell0intera biodiversità terrestre, nelle aree rurali esse sono necessarie alla vita di centinaia di migliaia di persone e contribuiscono a fornire prodotti e servizi che contribuiscono allo sviluppo socio economico delle persone. Ma la stima di crescita per la popolazione mondiale raggiunge i 10 miliardi per il 2050 – con una corrispondente domanda di cibo che pone enorme pressione sul modo in cui utilizziamo la terra, soprattutto in alcuni Paesi, dove sono concentrati gli 800 milioni di persone più povere la mondo. Se quindi iniziative di sviluppo sostenibile vanno ancora pensate e favorite, occorre che in futuro siano sempre più sincronizzate ad azioni di gestione sostenibile di foreste, agricoltura, utilizzo della terra.

E quello della gestione delle risorse forestali è uno degli aspetti che restituisce il problema in tutta la sua complessità: una questione che non può essere risolta se non attraverso azioni complete che prendano in considerazione la struttura del commercio internazionale, senza però tralasciare la dimensione locale e particolare delle singole foreste. Solo procedendo su questa strada si riuscirà a salvare il patrimonio forestale del nostro pianeta.

Bibliografia

State of the World's Forest 2018

Guida sulle foreste a cura del WWF

Sito dell'IPCC, il pannello internazionale per i cambiamenti climatici 

Scheda realizzata con il contributo di Matteo Conci e Anna Molinari, aggiornata a marzo 2019 

E' vietata la riproduzione - integrale o parziale - dei contenuti di questa scheda su ogni mezzo (cartaceo o digitale) a fini commerciali e/o connessi a attività di lucro. Il testo di questa scheda può essere riprodotto - integralmente o parzialmente mantenendone inalterato il senso - solo ad uso personale, didattico e scientifico e va sempre citato nel modo seguente: Scheda "Foreste e suolo" di Unimondo: www.unimondo.org/Guide/Ambiente/Foreste-e-suolo.

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