Foreste e deforestazione

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“Piantare alberi è per me un segno di speranza, che dimostra che nel momento in cui agiamo concretamente possiamo fare la differenza”. (Wangari Maathai, Premio Nobel per la Pace nel 2004)

 

Introduzione

La consapevolezza dell'importanza delle foreste e della loro protezione è abbastanza recente. La prima campagna del World Wide Fund For Nature (Wwf) su questo tema risale al 1975, ed è del 1976 il primo rapporto della Food and Agriculture Organization (Fao) sulle foreste tropicali. Nel 1980, con il World Conservation Strategy (Wcs), cominciano a delinearsi le prime iniziative attive volte alla conservazione del patrimonio forestale: per tutto il decennio si susseguiranno campagne contro la deforestazione e si moltiplicheranno le organizzazioni, governative e non, interessate a questi temi.

Gli anni 90 sono particolarmente importanti per il susseguirsi di congressi che in tutto il mondo riconoscono l'importanza della protezione delle foreste e cercano soluzioni concrete alla deforestazione. Tra queste tappe, una delle più importanti è sicuramente la fondazione del Forest Stewardship Council(Fsc), il Consiglio Nazionale per la Gestione delle Foreste, fondato dal Wwf nel 1993 con il compito di fornire degli standard di riferimento per la gestione sostenibile delle foreste. Oggi questa organizzazione si occupa di certificare le foreste che vengono gestite rispettando tali standard.

Nel 2006, oltre 68 milioni di ettari di foresta e oltre 10000 prodotti in tutto il mondo sono certificati Fsc. Oggi, la sfida è quella di tradurre le indicazioni e le buone pratiche consigliate da svariate Organizzazioni non governative (Ong) in leggi per il controllo della gestione del patrimonio forestale. L'Unione Europea (Ue) si sta muovendo in questa direzione da alcuni anni, attraverso il Forest Law Enforcement Governance and Trade (Flegt) , una legge sulla gestione e il commercio delle foreste. Siamo però ancora lontani dalla stesura di trattati internazionali vincolanti.

 

Importanza di una foresta

Questa si basa su diversi aspetti. Le foreste costituiscono l’habitat sia per una varietà di specie animali che diverse comunità locali. Altri, più globali, riguardano l'importanza che le foreste hanno nell'economia mondiale e nello smaltimento dell'anidride carbonica immessa nel pianeta. Per quanto concerne l'aspetto "locale" le foreste sono la casa naturale della biodiversità. Nelle sole foreste tropicali, che ricoprono circa il 6% della superficie del pianeta, si stima vivano il 50% delle specie animali e vegetali di tutto il mondo. Innumerevoli specie di flora e fauna la cui esistenza dipende interamente dalla foresta. Una ricchezza importante che deve essere presa in considerazione nel momento in cui si va a incidere sull'ecosistema per utilizzarne le risorse. La sfida, per molti paesi, è quella di riuscire a sfruttare parte delle risorse forestali rispondendo alla crescente domanda senza distruggerle.

Il secondo aspetto riguarda l'utilizzo delle foreste come risorsa economica. Il giro d'affari legati al taglio e alla commercializzazione dei prodotti derivati dalle foreste è stimato intorno ai 200 miliardi di dollari annui. Si prevede un aumento della domanda del 50% entro i prossimi 15 - 20 anni. Se da una parte questo utilizzo su larga scala del legname è un fattore positivo (rispetto ad altri materiali, il legno è un materiale naturale, facile da lavorare e abbastanza durevole), dall'altra una così forte domanda favorisce l' illegal logging (di cui parleremo più avanti) ed il trasporto del legno immette anidride carbonica in atmosfera, contribuendo così al cambiamento climatico.Oltre ai prodotti lignei, le foreste forniscono una grande varietà di prodotti alimentari, come ad esempio frutta e spezie, di resine, medicinali, cosmetici ed altri prodotti dai quali dipende oltre l'80% della popolazione dei paesi sviluppati.

Il terzo livello da prendere in considerazione è quello di foreste come il "polmone verde" della terra. Esse giocano infatti un ruolo fondamentale nel "ciclo del carbonio", dato che la fotosintesi clorofilliana è l'unico processo che consente di riconvertire l'anidride carbonica in ossigeno. Secondo le stime del rapporto Stern, potremmo abbattere del 20% la concentrazione di anidride carbonica nella nostra atmosfera solo invertendo il trend della deforestazione in riforestazione.

 

Le problematiche

L’aspetto locale-globale dell'importanza delle foreste si riflette allo stesso modo sulle problematiche legate alle stesse e, quindi, sulle politiche da adottare per la salvaguardia del patrimonio forestale. Alcuni problemi particolari, legati alle condizioni specifiche del territorio, come ad esempio la deforestazione illegale per l'utilizzo del legname come combustibile, vanno contrastate attraverso politiche locali. Altre, di carattere globale, come ad esempio il commercio illegale di legname, richiedono soluzioni internazionali.

Con "illegal logging" s’ intende il taglio, trasporto e commercio di alberi al di fuori delle leggi nazionali. Il taglio illegale di alberi è una pratica diffusa nelle aree a minor reddito dell'America Latina, Africa, Indonesia e Russia ed è sostenuto dalla crescente domanda di prodotti legati all'industria del legno. Non tutto il legname tagliato, però, è destinato al commercio. Il 40% di esso viene infatti impiegato come combustibile e la percentuale arriva anche all'80% nel caso delle foreste equatoriali. Ciononostante, questa pratica ha un impatto estremamente negativo sul mercato del legno e dei suoi derivati. Secondo uno studio dell'American Forest & Paper Association (Associazione Americana Carta e Foreste) l' illegal logging provoca un abbassamento del prezzo di mercato delle merci legate al legno compreso tra il 7% e il 16%. Stando agli studi del Wwf ogni anno vengono persi tra i 10 e i 15 miliardi di dollari a causa di questa pratica. Di questi almeno per tre miliardi vi è una responsabilità dell'Europa.

Oltre al danno economico, l' illegal logging porta con se pesanti conseguenze sociali. Se da una parte infatti l'aumento della domanda di prodotti lignei può portare dei benefici alle piccole comunità locali che abitano le foreste, dall'altra è spesso difficile per queste realtà avere il controllo sulla proprietà del loro terreno. Questo le rende vulnerabili all'ingresso di compagnie che, acquistando il terreno con lo scopo di guadagnare dalle risorse forestali, spesso non si fanno molti scrupoli nell'infrangere i diritti umani o semplicemente nel distruggere l'ecosistema costringendo le popolazioni locali a migrare. Anche nel caso in cui le risorse siano effettivamente pagate alla comunità autoctone, poi, si corre il rischio di disequilibri molto forti tra il prezzo pagato al produttore e quello di vendita. In Indonesia, ad esempio, una piccola comunità può ricevere fino ad un dollaro per metro cubo di legname. Quando questo arriva al porto cinese per essere lavorato, ha già raggiunto un prezzo di 240 dollari.

Gli incendi sono fondamentali per la rigenerazione delle foreste e fanno parte del normale ciclo di vita di quasi tutte, sopratutto quelle boreali e tropicali. Essi diventano però problematici quando accadono in maniera non naturale o quando interessano aree destinate allo sfruttamento del legno. In questo caso portano con loro conseguenze devastanti, alterando profondamente la struttura della foresta facilitano l'ingresso di altre specie "colonizzanti" che minano la biodiversità e mettendo in pericolo il naturale ciclo dell'acqua e la produttività del suolo.

Un'altra causa della deforestazione è legata al cambio d'uso dei terreni. A causa della sempre crescente domanda di olio di palma, soia, cacao, caffè e carne bovina, infatti, enormi terreni che prima erano occupati da foreste naturali vengono riconvertiti a piantagioni o pascoli. Oltre ad intaccare ancora una volta la biodiversità, questa pratica aumenta l'erosione del suolo e limita di molto la sua capacità di trattenere acqua, favorendo in questo modo la perdita di produttività del terreno ed aumentando le possibilità che lo stesso desertifichi.

Infine, anche il cambiamento climatico contribuisce alla distruzione delle foreste. Con il riscaldamento globale, infatti, l'habitat ideale di molte foreste nei migliore dei casi si trasferisce verso latitudini più elevate, nel peggiore viene completamente sconvolto. In molte zone del pianeta, inoltre, l'aumento della temperatura terrestre combinato con una minore piovosità favorisce di molto lo scaturire di incendi.

 

Le soluzioni globali: convenzioni e strategie

Esistono numerose campagne condotte da diverse associazioni volte a sensibilizzare la società civile sui temi dei pericoli legati alla deforestazione. Tuttavia, le convenzioni su questi temi spesso mantengono un carattere di volontarietà nell'adesione e, rinunciando ad un controllo ed una regolamentazione efficacie, si riducono spesso più a un'insieme di linee guida. Possiamo comunque evidenziare tre strumenti che la comunità internazionale e l'unione europea hanno a disposizione: l'Fsc, il Forest Law Enforcement Governance and Trade (Flegt) e l'International Tropical Timber Organisation (Itto).

Il Flegt è il piano europeo per la salvaguardia delle foreste. Ad oggi è sicuramente lo strumento più completo ed ambizioso per sfruttare il potere dei paesi consumatori nella riduzione della pratica dell' illegal logging. La sua forza sta nell'incoraggiare la collaborazione tra paesi produttori e consumatori, creando un sistema di licenze che garantiscano la legalità del legno acquistato. Per garantirne il funzionamento, sono previste inoltre misure per incoraggiare governi e aziende all'acquisto di soli prodotti legali. Inoltre, i carichi di legname non conformi alle licenze dovrebbero essere respinti. Purtroppo, il Flegt sembra ancora lontano dal riuscire a controllare effettivamente tutto il legname che approda nei porti europei e ancora oggi assistiamo a numerosi casi di importazione illegale di legno in unione europea.

Itto è invece l'organizzazione internazionale del legno tropicale, e produce numerosi rapporti contenenti analisi della situazione delle foreste tropicali. Nel 1993 ha prodotto un documento contenente le linee guida per la gestione sostenibile delle foreste tropicali e la salvaguardia della biodiversità, riaggiornato poi nel 2009. Non si tratta di uno strumenti giuridici, bensì di rapporti scientifici che hanno lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e semplificare il compito dei politici individuando le strategie d'azione.

 

Uno sguardo al futuro, continente per continente

Non è possibile parlare in dettaglio delle foreste trascurando gli aspetti locali legati al tipo di foresta e al contesto sociale ed economico in cui si inseriscono. Dopo aver introdotto quelli che sono le tematiche globali, scendiamo quindi ora più nei dettagli ed analizziamo la situazione delle risorse forestali nei cinque continenti, con un occhio alle sfide che il futuro ci propone. Le analisi che seguono sono tratte dal rapporto sulle macchie tropicali redatto dalla Fao nel 2009 (State of the World's Forest 2009), ed esaminano l'impatto sulle foreste di fattori esterni come ad esempio l'evoluzione demografica, economica, tecnologica e delle istituzioni.

Africa. La regione africana è probabilmente quella che presenta le maggiori sfide per il prossimo futuro. I maggiori ostacoli sono rappresentati dal basso livello d’importazioni, dalle politiche deboli e spesso inadeguate e da uno scarso sviluppo delle istituzioni. I progressi verso una gestione sostenibile delle foreste appaiono lenti e difficoltosi. Fondamentale sarà il ruolo delle istituzioni, soprattutto quelle locali, e il supporto che le organizzazioni internazionali daranno a queste. Alla biologa africana Wangari Mathaai è stato dato, nel 2004, il premio Nobel per la Pace per l’intensa attività di riforestazione in Kenya.

Asia. L'Asia nei prossimi anni sarà probabilmente interessata da diversi fenomeni. Da una parte, nei paesi più sviluppati, la superficie forestale continuerà a crescere a causa dell'abbandono delle zone agricole, dall'altra nei paesi meno sviluppati assisteremo a un declino delle foreste in favore di un espansione delle piantagioni, incluse quelle per i biocarburanti. La domanda di legno continuerà a crescere con l'aumentare della popolazione, e nonostante la regione disponga delle più grandi piantagioni di alberi, continuerà a dipendere dalle importazioni.

Europa. In Europa è previsto un aumento delle aree forestali legato al declino della dipendenza dai terreni agricoli e all'aumento delle importazioni. Inoltre, se da una parte l'industria del legno diventerà sempre meno competitiva rispetto a quella di altre regioni emergenti, l'Europa continuerà a mantenere un primato nella gestione dei prodotti tecnologicamente avanzati.

America Latina. Nei Caraibi, dove la densità della popolazione è abbastanza elevata, la crescita dell'urbanizzazione porterà a un declino nell'agricoltura. Molti terreni lasciati incolti, quindi, saranno nuovamente inglobati nella foresta. In Sud America, invece, non sembra che assisteremo ad un declino della pratica della deforestazione in un prossimo futuro. L'elevato costo del cibo e del petrolio continueranno a rendere vantaggioso convertire le aree forestali in piantagioni. La gestione sostenibile delle foreste resterà una sfida in molte regioni dove la proprietà stessa dei terreni rimane spesso indefinita. Nonostante il numero delle foreste piantate aumenterà notevolmente grazie ai continui investimenti e all'aumentare della domanda mondiale di legno, non pare che queste saranno sufficienti per fermare la deforestazione in Amazzonia.

Nord America. Le foreste Nord Americane sono probabilmente quelle che presentano le maggiori sfide di contrasto degli effetti del cambiamento climatico. Negli ultimi anni abbiamo infatti assistito ad un amento della frequenza e della dimensione degli incendi e molte aree si trovano a dover contrastare l'arrivo di specie invasive. Aumenterà notevolmente la domanda di legname come combustibile. Inoltre, se Canada e Stati Uniti continueranno ad avere una superficie forestale stabile, in Messico potremmo assistere ad una rapida riforestazione se l'economia ridurrà la sua dipendenza dalla terra e si sposterà verso un assetto più industriale.

Questo ultimo sguardo al futuro non deve indurre a pensare che l'evoluzione delle foreste sia determinata esclusivamente da fattori economici e sociali. Esso restituisce semplicemente tutta la complessità di un problema che è la gestione delle risorse forestali. Questo non può essere risolto se non attraverso azioni complete che prendano in considerazione la struttura del commercio internazionale senza però tralasciare la dimensione locale e particolare delle singole foreste. Solo procedendo su questa strada si riuscirà a salvare il patrimonio forestale del nostro pianeta.

 

Bibliografia

State of World's forest 2009
Guida sulle foreste a cura del WWF
Sito dell'IPCC, il pannello internazionale per i cambiamenti climatici

Documenti utili
State of the World's Forest 2009 - Rapporto Fao
Guida sulle foreste a cura del WWF
Rapporti di Greenpeace sul tema della deforestazione

 

(Scheda realizzata con il contributo di Matteo Conci)

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Greenpeace: Amazzonia, deforestazione e allevamenti