Italia Paese-Parco?

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Alpi Giulie - Foto: A. Graziadei ®

Hanno condiviso gli obiettivi del Programma Man and Biosphėre (MAB) dell’Unesco basati sulla conservazione, lo sviluppo sostenibile e l’educazione, per questo lo scorso mese il Consiglio internazionale del Programma MAB di Parigi ha nominato la riserva “Po Grande” e le Alpi Giulie nuovi siti italiani riserve mondiali Unesco. Il riconoscimento fa salire a 19 i territori italiani iscritti nelle riserve MAB dell’Unesco, luoghi unici “in cui si concilia lo sviluppo e la tutela della natura” attraverso un rapporto tra uomo e ambiente considerato esemplare. Dal Consiglio internazionale è stata riconosciuta alla riserva “Po Grande” “l’importanza della gestione integrata e sostenibile dell’acqua”, mentre per quanto riguarda le Alpi Giulie, il comitato Unesco ha valorizzato l’unicità di una collocazione territoriale all’incrocio di zone biogeografiche e aree culturali diverse, che in questi anni ha prodotto “una ricchissima biodiversità nel rispetto di importanti tradizioni popolari alpine”, in una logica transfrontaliera ben armonizzata con la confinante e omonima riserva slovena.

Per il Ministero dell’Ambiente si tratta di un riconoscimento molto importante per il nostro patrimonio naturalistico nel quale crediamo fortemente, anche per questo abbiamo lanciato, un anno fa, in tale contesto, l’iniziativa dei caschi verdi per l’ambiente, un esercito di esperti mondiali che aiuterà i patrimoni naturalistici Unesco ad attuare e implementare le politiche di sostenibilità”. Una soddisfazione espressa dal ministro Sergio Costa e condivisa anche da Legambiente che ha visto nei due riconoscimenti la consacrazione di un lungo percorso, frutto di un lavoro che viene da lontano e che ha coinvolto Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Insieme, insomma, non si vincono solo le Olimpiadi invernali del 2026. “Si tratta, in questo caso, di un’attestazione che certifica l’importanza di territori dove la biodiversità convive storicamente con l’attività dell’uomo, e dove è stata registrata, tramite il dossier di candidatura, la volontà di proseguire sulla strada dello sviluppo sostenibile”. Insomma un “certificato” di qualità che premia sia l’ambiente, che lo sviluppo sostenibile, grazie all’impegno di tutte le amministrazioni coinvolte.

Per il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, “Il lavoro sul MAB è innanzitutto uno sforzo per provare a garantire uno sguardo unitario e politiche comuni in ecosistemi, quelli del Po e delle Alpi Giulie, che hanno al proprio interno caratteristiche omogenee, ma che rischiano sempre di essere trattati in modo frammentario”. Ma non si tratta solo di “chiacchere e distintivo”. Questi due riconoscimenti ci devono far riflettere su quel tesoro naturalistico da tutelare che è il Belpaese capace di garantire uno sviluppo economico e sociale delle comunità locali anche quando punta sulla conservazione e un’idea di turismo di qualità che è sempre più necessario in contesti delicati come quelli fluviale e alpino. Ora se le nuove riserve MAB intendono mantenere e rafforzare il loro percorso virtuoso occorre continuare ad investire  in “agricoltura di qualità a basso uso di chimica, protezione e valorizzazione della biodiversità, turismo lento e ciclabile, gestione ottimale dei rifiuti, politiche avanzate sul clima”. Solo così queste due nuove comunità del MAB potranno continuare a coniugare conservazione e sviluppo sostenibile.

Un impegno, questo, che non si deve limitare ai MAB e che è stato preso seriamente dal Ministro Costa. Per questo il 18 giugno il Ministero dell’Ambiente ha lanciato #ParchixilClima una campagna che mette a disposizione di tutti i parchi nazionali italiani ben 85 milioni di euro  per interventi di riduzione delle emissioni di CO2 e di adattamento ai cambiamenti climatici. I parchi potranno aderire alla campagna entro il 2 agosto e presentare progetti per interventi di efficienza energetica degli immobili propri e dei comuni inseriti nel perimetro del parco, impianti di piccola dimensione per la produzione di energia da fonti rinnovabili, infrastrutture e servizi di mobilità sostenibileriforestazione e rimboschimento. Nel dettaglio tra gli interventi sono previste anche opere per il contenimento del rischio di esondazione, rinaturazione delle aree costiere attraverso il ripristino delle dune, interventi per il ripristino di habitat e ecosistemi soprattutto nelle zone più fragili, acquisto di auto e motoveicoli ibridi ed elettrici per spostamenti di servizio, biciclette a pedalata assistita per gli enti parco, realizzazione di nuove piste ciclabili e aree di sosta per la sharing mobility. Ma una tra le voci più importanti è dedicata espressamente al potenziamento dei serbatoi forestali, attraverso il finanziamento di interventi di incremento delle piantagioni e selvicolturali finalizzati alla conservazione e alla valorizzazione degli habitat forestali della Rete Natura 2000.

Si tratta di “Un programma ambizioso che si inserisce nella mia visione, che forse non è più soltanto un sogno, di avere un Italia Paese-Parco - ha spiegato Costa - capace di contribuire attivamente alla strategia per mitigare i cambiamenti climatici”. In questo modo il Ministero prova a trasformare gli impegni ambientali ed internazionali dell’Italia in progetti concreti e lo fa partendo dai polmoni verdi del Paese.  “Tutti i parchi sono chiamati a partecipare, mi aspetto una adesione massiccia in tutta Italia, da nord a sud” ha concluso il Ministro. Ce lo auguriamo anche noi!

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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