I padroni della terra

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Le nuove conquiste si attuano in giacca e cravatta anziché in uniforme militare”.È quanto si può evincere dalrapporto 2019 I padroni della terra, presentato da FOCSIV nell’ambito della Campagna “Abbiamo riso per una cosa seria”.Il rapporto è stato realizzato da FOCSIV, la rete italiana delle Ong di ispirazione cristiana, e da Coldiretti in collaborazione con GCAP Italia, nel quadro del progetto “Make Europe Sustainable for All” e della campagna “GoodFood4All”.

Il rapporto affronta il tema dell’accaparramento della terra (land grabbing)fenomeno che calpesta i diritti, i bisogni e le speranze delle comunità locali. Il land grabbingsi concretizza attraverso l’acquisto, l’affitto sottocosto o l’espropriazione dei terreni alle popolazioni locali dei paesi “poveri” per utilizzarli per grandi coltivazioni, spesso a monocultura, e per lo sfruttamento di risorse naturali. Il rapporto riporta alcune storie di sopraffazione delle comunità più povere, che non hanno più diritto neanche alla loro terra, alla loro sopravvivenza. 

In gioco ci sono grandi interessi economici, politici ed imprenditoriali:“I padroni della terra” evidenzia il dato globale di accaparramenti per 71 milioni di ettari di terra per un totale di 1.800 contratti di acquisto o locazione. In questo quadro globale, i proprietari della terra non sono più i suoi custodi ma ristrette élite politiche, finanziarie ed economiche che decidono dello sviluppo di tutti, sfruttando ed esaurendo beni comuni insostituibili (terra e acqua in primis). Dall’analisi dei casi paese, emerge con forza l’impatto dell’accaparramento delle terre finalizzato anche all’estrazione di minerali.

I dieci paesi maggiori investitori nel land grabbing sono i paesi ricchi ed alcuni paesi emergenti: Stati Uniti (13,4 milioni di ettari), Cina (12 milioni di ettari), Canada (10,7 milioni di ettari), e a seguire Regno Unito,Malesia,Spagna,Brasile,Corea del Sud,India,Svizzera.

I dieci paesi che hanno ceduto più terre al land grabbing non sono solo in Africa ma anche in Asia, Sudamerica ed Europa: Perù (18,2 milioni di ettari), Rep. Dem. del Congo (8,1 milioni di ettari), Ucraina (6,8 milioni di ettari) e, a seguire, Brasile,Filippine,Sudan,Sud Sudan,Madagascar,Papa Nuova Guinea,Mozambico.

Nel rapporto, Don Bruno Bignami,Direttore ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI, afferma che si tratta di“una colossale sottrazione di relazione con la terra, da cui consegue un impoverimento culturale e spirituale”ed identifica quattro possibili equazioni di questa sottrazione:

1. Terra meno contadini uguale dissesto e abbandono: la sottrazione di terra alle famiglie di agricoltori che l’hanno coltivata per decenni, ha causato la fuga dalle campagne verso le periferie urbane, con conseguente perdita di posti di lavoro e di presidio del territorio.

2. Terra meno biodiversità uguale monocolture:gli investitori spesso sono anche i proprietari delle sementi. I nuovi “padroni” tendono così a favorire un’agricoltura intensiva, non escludendo il ricorso a OGM ed a fertilizzanti chimici, e i prodotti sono più che altro destinati al mercato internazionale, alla grande distribuzione o al consumo dei paesi finanziatori. La varietà delle coltivazioni si riducea pochi semi brevettati (mais, soia, olio di palma, canna da zucchero...) e si aggravano di conseguenza i problemi ambientali, con la perdita di biodiversità.

3. Terra meno cibo uguale carburante e fame: il land grabbing sottrae prodotti agricoli destinati all’alimentazione. Gli investimenti trovano sbocchi remunerativi nella produzione di biocarburanti, con conseguente aumento di prezzo del cibo, a scapito delle persone che soffrono la fame. 

4. Terra meno comunità uguale povertà economica e culturale: le colture agricole rispondono ai desideri dei finanziatori e dei proprietari terrieri e non alle possibilità ecologiche del territorio. Accanto alla biodiversità, ne soffrono anche le risorse idriche. Le terre comunitarie sono particolarmente fragili e senza tutela: senza consultazione pubblica, senza assenso da parte delle famiglie interessate e senza indennizzo, come previsto invece da leggi tradizionali (in qualche caso chiamate opportunamente «Legge della terra»), avviene una sottrazione autorizzata.

Il problema etico della concentrazione delle terre in mano a poche persone non è nuovo.Ciò che appare oggi nella sua crudeltà è l’allontanamento fisico dalla terra di intere popolazioni e di numerose famiglie. Mentre i difensori dei diritti continuano ad essere minacciati ed uccisisono 321 gli attivisti uccisi nel 2018 (quasi uno al giorno).

Gianfranco Cattai, presidente FOCSIV, spiega: «FOCSIV chiede al governo e al parlamento italiano di impegnarsi nella negoziazione del Trattato ONU su imprese e diritti umani, per regolare i comportamenti delle grandi imprese e degli Stati che arrecano danni alle comunità e all’ambiente.Così come chiediamo all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo di applicare un piano per far sì che le imprese finanziate rispettino i diritti alla terra». 

La globalizzazione ha reso il nostro pianeta un unico grande villaggio governato dalla finanza mondiale, e sempre più spesso ci dimentichiamo che questo mondo è anche finito, limitato, e le sue risorse, in particolare quelle non rinnovabili, sono sempre più scarse.

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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