Api: continua lo sterminio. E intanto si diffonde il nuovo pesticida Bayer (Monsanto)

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Foto: Slowfood.it

L’italia voti il pieno utilizzo delle linee guida Efsa per l’approvazione di pesticidi e diserbanti

Diecimila api morte sono state ritrovate dagli apicoltori di Musile, comune veneto compreso tra i fiumi Piave e Sile. Lo scorso aprile apicoltori dell’Alessandrino hanno denunciato nuovi eventi di morie di api, a Castelletto d’Orba poi ad Acqui Terme. I sintomi riscontrati dagli apicoltori sono riconducibili all’avvelenamento: api tremolanti con le convulsioni, incapaci di volare e di orientarsi. Molte le bottinatrici ritrovate moribonde con polline sulle zampe.

Anche in Veneto l’ipotesi più accreditata è che le api siano state avvelenate. E anche se la Commissione europea ad aprile dello scorso anno (leggi qui) ha imposto il divieto d’uso di tre neonicotinoidi (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam) in campo aperto, questi veleni sono ancora concessi in serra. Inoltre Ma non è tutto. Un recente studio del Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università della California San Diego (UCSD), pubblicato il 10 aprile 2019 sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal SocietyB, svela un altro terribile pericolo per gli impollinatori: il Sivanto, nuova genialata messa a punto dalla Bayer (Monsanto) CropScience. Questo insetticida sistemico a base di flupyradifurone, è divenuto famoso in tutto il mondo perché “dichiarato dalla casa produttrice” sicuro per le api, i bombi e le coccinelle.

E invece… Lo studio californiano, che vuole mettere in evidenza la complessità della valutazione delle nuove sostanze chimiche destinate all’agricoltura (tra le principali cause del declino degli impollinatori), dimostra che il nuovo preparato del gigante multinazionale sia tutt’altro che innocuo. Infatti, in relazione alla stagione, all’età degli insetti, e in combinazione con un comune fungicida può comprometterne la sopravvivenza. La ricerca, è a firma del biologo Simone Tosi, dell’Università della California San Diego (UCSD), adesso all’Agenzia Francese per la sicurezza dell’ambiente, dell’alimentazione e del lavoro (ANSES, Università Paris Est), e di James Nieh, professore di scienze biologiche dell’Università della California San Diego (UCSD), – finanziata dall’UCSD e dalla Fondazione Avaaz.

Sivanto, il nuovo preparato di Bayer (Monsanto) CropScience

Che ben spiegano il lavoro fatto al Fatto Alimentare: «Il Sivanto è stato registrato per l’uso commerciale nel 2014 ed è disponibile in 30 paesi del mondo, tra cui l’Italia, mentre altre 65 nazioni si preparano ad autorizzarlo. Sul sito di Bayer si legge che è “autorizzato su una ampia gamma di colture e parassiti, nel rispetto di api, bombi e altri insetti utili” e può essere usato su coltivazioni visitate dagli impollinatori come melo, pero, pomodoro, melanzana e cetriolini, sia per quanto riguarda le colture in campo aperto come quella delle zucchine, che in serra, nel caso delle fragole. La multinazionale sottolinea che il suo uso non è pericoloso per gli impollinatori neanche durante il periodo della fioritura, quando le api sono più attive e vanno a raccogliere il polline.»

Il fatto evidenziato dagli studiosi è che «i test usati per autorizzare l’utilizzo dei pesticidi sono limitati: «valutano solo marginalmente gli effetti comportamentali, nonostante possano severamente danneggiare la salute delle api. Inoltre la tossicità dei prodotti chimici varia al cambiare delle condizioni ambientali e dello stato di salute delle api», spiega Tosi. «I pesticidi usati in agricoltura sono numerosi e possono interagire amplificando gli effetti collaterali quando certi pesticidi vengono ingeriti nello stesso momento, causando il cosiddetto effetto cocktail. Sivanto è stato approvato solo di recente, perciò non ci sono ancora informazioni sufficienti su quanto contamini l’ambiente agricolo, e in combinazione con quali altri pesticidi: questi aspetti sono essenziali per valutarne il rischio effettivo».

Le api che vanno alla ricerca di nettare e polline, le bottinatrici, sono risultate essere quattro volte più suscettibili agli effetti del Sivanto rispetto a quelle più giovani che vivono nell’alveare. Se il comportamento dell’insetto viene compromesso, viene messa a rischio non solo la sopravvivenza degli impollinatori. E con loro, la vita in generale e la produzione del nostro cibo: come vi abbiamo più volte ricordato, le api sono responsabili del 75% di quel che mangiamo.

L’italia voti la norma che rende protocolli di verifica dei nuovi pesticidi più efficaci e stringenti

Sul mercato arrivano ogni giorno nuovi pesticidi, sembra dunque logico avere nuove ricerche che mettano in relazione i nuovi composti chimici con quelli già presenti. Nel caso specifico, ad esempio, la Bayer avverte di non miscelare il Sivanto con alcuni tipi di fungicidi, ma, volando da una coltura all’altra, è palese che le api possano ingerire diversi composti. «La nostra ricerca mette in luce la necessità di investigare gli effetti comportamentali, e dimostriamo che la tossicità dei pesticidi dipende dalla stagionalità, dall’età degli individui, e dalla combinazione con ulteriori prodotti chimici» spiega Tosi.  Questi risultati ci impongono quindi un diverso approccio: considerato che ci abbiamo messo vent’anni per bandire 3 neonicotinoidi, vorremmo per lo meno che le valutazioni del rischio dei pesticidi venissero perfezionate in modo da evitare nuovi veleni e combinazioni killer di api.

«La stessa Agenzia europea Efsa, già dal 2013, ha proposto per l’autorizzazione di molecole nuovi protocolli più adeguati e cautelativi. Questi non sono ancora stati utilizzati e si persevera con le farse pseudo-precauzionali, per l’ostinata opposizione degli Stati membri dell’Ue e delle filiere agrochimiche» dichiara Francesco Panella dell’Unione Nazionale Associazione Apicoltori Italiani (UNAAPI). La nostra richiesta, anzi la necessità per il futuro delle api (e di conseguenza del nostro) è che queste linee guida e protocolli cautelativi fossero acquisiti dall’Italia e da tutti i paesi (per lo meno quelli europei) che ancora non l’hanno fatto. Possibile che sia così complicato?

Da Slowfood.it

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