Amazzonia: scontro di paradigmi

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Quando arrivai nell’Amazzonia boliviana, dopo 25 anni in Bolivia sulle Ande, scoprii che la mia ignoranza rispetto all’Amazzonia era immensa! D’altra parte fu fortissimo il fascino che questo mondo sprigionò su di me fin dal primo momento. Se l’Amazzonia è quasi sconosciuta in Bolivia, nonostante rappresenti più della metà del territorio nazionale, immagino quanto poco sia nota in un altro contesto!

Da quasi sei anni ho la fortuna di vivere nell’Amazzonia boliviana, nella regione di Mojos, accolto da 5 gruppi indigeni differenti. La ricchezza culturale è straordinaria e mi ha conquistato fin dai primi momenti. Poco a poco la condivisione con la gente mi ha aperto a un’immensa ricchezza umana: la loro concezione della vita, la loro relazione con la natura e la società... l’armonia, la fiducia, l’accoglienza, la gratuità mi hanno sorpeso ancor più, questionando il paradigma da cui provengo, dove il successo, il potere e la ricchezza sono elementi determinanti. Lo spirito mercantilista non ha ancora fatto breccia in loro, anche se li sta assediando e minacciando. La natura non è oggetto di commercio, ma soggetto di vita con cui la gente si relaziona. La loro visione di “territorio” impedisce il sorgere della proprietà privata... il territorio grande, che rappresenta la casa di tutti, permette di vivere in armonia con la terra e la natura. La terra squartata per essere comprata e venduta, rappresenta quasi una bestemmia contro la generosità di Dio creatore, infinitamente buono e generoso.

Quando, durante la sua visita in Perù nel gennaio 2018, Papa Francesco incontrò più di 3.000 indigeni provenienti dall’Amazzonia, disse loro: “Probabilmente i popoli originari dell’Amazzonia non sono mai stati tanto minacciati nei loro territori come lo sono ora. L’Amazzonia è una terra disputata su diversi fronti: da una parte, il neo-estrattivismo e la forte pressione da parte di grandi interessi economici che dirigono la loro avidità sul petrolio, il gas, il legno, l’oro, le monocolture agro-industriali; dall’altra parte, la minaccia contro i vostri territori viene anche dalla perversione di certe politiche che promuovono la ‘conservazione’ della natura senza tenere conto dell’essere umano e, in concreto, di voi fratelli amazzonici che la abitate. [...] Dobbiamo rompere il paradigma storico che considera l’Amazzonia come una dispensa inesauribile degli Stati senza tener conto dei suoi abitanti. [...] La difesa della terra non ha altra finalità che non sia la difesa della vita”.

E anche qui nella regione di Mojos dove vivo attualmente, le minaccie verso l’Amazzonia e i suoi abitanti originari sono continue. Purtroppo la ricchezza naturale che ha permesso alla gente di vivere in armonia, fiducia, gratuità e accoglienza, stimola in chi arriva da fuori sentimenti opposti di avidità, invidia, sfruttamento e violenza che rovinano e abbruttiscono tutto ciò che toccano.

A Mojos la deforestazione è intensa per fare spazio ad allevamenti di bestiame, coltivazioni di coca, sfruttamento di legname. Viviamo con la minaccia della costruzione di una strada che, oltre che rovinare per sempre il cuore di un parco naturale habitat di tre popoli indigeni, permetterebbe l’invasione di migliaia di coloni della zona cocalera del Paese. Immediatamente a est di Mojos stanno progettando di allargare 750 km quadrati di Amazzonia con una mega idroelettrica che spazzerebbe via un intero popolo indigeno e cambierebbe la vita di altri cinque. I fiumi sono dragati illegalmente e impunemente da contrabbandieri cinesi che estraggono l’oro e avvelenano l’acqua col mercurio. Lo Stato sta lottando contro la resistenza indigena per introdurre il fracking nella ricerca del petrolio mentre le coltivazioni transgeniche con irrorazioni tossiche sono promosse dall’agronegozio per economizzare la produzione agricola. Con l’attuale ritmo di deforestazione nei prossimi dieci anni si saranno persi 3 milioni di ettari di foresta. Inondazioni, siccità e smottamenti si fanno sempre più frequenti.

Papa Francesco in Porto Maldonado raccomandava: “Ci è chiesta una speciale cura per non lasciarci catturare da colonialismi ideologici mascherati da progresso che poco a poco entrano e dilapidano identità culturali e stabiliscono un pensiero uniforme, unico [...] e debole. Ascoltate gli anziani, per favore. Essi dispongono di una saggezza che li pone a contatto con il trascendente e fa loro scoprire l’essenziale della vita. Non dimentichiamoci che ‘la scomparsa di una cultura può essere grave come o più della scomparsa di una specie animale o vegetale’”.

La lotta per la sopravvivenza dell’Amazzonia è la lotta per la sopravvivenza del pianeta. Solo come esempio: le pioggie in Europa vengono dalle nubi sviluppatesi per l’evaporazione dell’acqua grazie alla foresta della conca amazzonica. La vitalità delle terre europee dipende dalla vitalità della foresta amazzonica. Tutto è interconnesso.

Fabio Garbari Sj. Parroco di S. Ignacio de Mojos – Amazzonia boliviana

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