Acqua: specchio di inquinamento e cambiamento climatico

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Immagine: Quicosenza.it

Secondo l'European Environment Agency (Eea) e il suo EEA assessment on the state of water in EuropeSolo il 40% circa dei corpi idrici superficiali europei è in buono stato ecologico e solo il 38% dei corpi idrici superficiali ha un buono stato chimico”. Le maggiori pressioni ambientali sulle acque del Vecchio Continente sembrano ancora causate dagli scarichi diretti di inquinanti degli impianti industriali, anche se sulla base delle valutazioni nazionali, nella maggior parte dei Paesi europei le grandi fonti industriali di inquinamento sono da sempre considerate responsabili solo di una parte relativamente “piccola” di inquinamento dei corpi idrici. Ma allora chi inquina? Secondo il nuovo rapporto “Industrial waste water treatment – pressures on Europe’s environment” pubblicato lo scorso 20 marzo sempre dall'Eea, negli ultimi anni gli scarichi diretti nei corpi idrici  da parte di grandi siti industriali europei sono effettivamente diminuiti. Un’ottima notizia, se non fosse che “Sebbene la legislazione dell’Unione europea tenga traccia delle emissioni idriche inquinanti delle grandi industrie, l’entità delle emissioni di molti piccoli impianti rimane in gran parte sconosciuta”.

Il rapporto dell’Eea è partito dalle analisi riportate nell’European Pollutant Release and Transfer Register (E-PRTR) in materia di acque, un registro che fornisce annualmente dati ambientali essenziali e facilmente accessibili riguardanti oltre 30.000 impianti industriali che coprono 65 diverse attività economiche negli Stati membri dell’Unione europea, oltre che in Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Serbia e Svizzera. Secondo i più recenti dati relativi agli scarichi industriali effettuati direttamente nei corpi idrici e nei sistemi fognari e successivamente nei depuratori, nel  2016 erano stati circa 3.600 gli impianti industriali che avevano effettuato un rilascio di inquinanti diretti o indiretti nell’acqua. Un dato in calo, ma che deve fare i conti con una legislazione europea che include nelle attività di monitoraggio solo gli impianti che superano determinate soglie. L’Eea evidenzia, infatti, che “I dati suggeriscono che le strutture industriali non regolamentate dalla legislazione dell’Ue, cioè i siti più piccoli, possono attualmente esercitare una maggiore pressione sulla qualità dell’acqua rispetto ai grandi impianti interessati dalla legislazione”.

Di fatto i settori con impianti tipicamente più piccoli e/o con acque reflue meno inquinate, come il manufatturiero o la produzione food and drink, tendono a dirottare percentuali più elevate dei loro scarichi nel sistema fognario, “perché spesso sono considerati più simili nel carico di sostanze inquinanti agli scarichi provenienti da fonti domestiche”. Non sempre però è così e gli effetti sui corpi idrici europei finiscono per essere impattanti almeno quanto quelli dei “settori industriali con attività su larga scala come carta, ferro, acciaio, approvvigionamento energetico, metalli non ferrosi e industria chimica, che normalmente richiedono un trattamento a monte molto più intenso prima di finire nel sistema fognario”.  Alla luce di questi risultati il rapporto dell’Eea fornisce anche una serie di raccomandazioni ai Paesi europei per supportare i responsabili politici e migliorare i meccanismi di segnalazione esistenti da parte dei gestori degli impianti di depurazione. Ma il problema della gestione dei copri idrici riguarda tutta la filiera e non è sensibile solo al tema dell’inquinamento, ma anche a quello dei cambiamenti climatici. L’acqua, infatti, è uno specchio particolarmente efficace per osservare il clima e l’Italia sotto questo profilo sta attraversando una fase particolarmente critica dal punto di vista idrico.

Secondo i dati elaborati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) il 2017 è stato per il Belpaese un anno particolarmente secco e negli ultimi dieci anni si stima che la siccità abbia provocato danni per 14 miliardi di euro solo al comparto dell’agricoltura, un’emergenza idrica che, nonostante le piogge di questi giorni, si sta riproponendo a distanza di un mese dalla Giornata Mondiale dell’Acqua celebrata il 22 marzo scorso. La buona notizia è che secondo l’Istat, che come ogni anno ha elaborato un report per fotografare lo stato dell’arte della gestione idrica, i margini per migliorare gli sprechi sono ancora incredibilmente ampi, visti i ritardi e i limiti accumulati fino ad oggi su questo fronte. “Il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile dalle fonti di approvvigionamento presenti in Italia è di 9,49 miliardi di metri cubi nel 2015 – si legge nel dossier pubblicato proprio il 22 marzo – pari a un volume giornaliero pro capite di 428 litri, il più alto nell’Unione europea. Tuttavia, poco meno della metà di tale volume (47,9%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni di rete”. Volendo, da domani, attraverso un piano d’investimenti adeguato utile a  migliorare le condizioni di tubazioni e condotte idriche, “potremmo risparmiare ogni anno buona parte degli oltre 4,5 miliardi di metri cubi d’acqua potabile che oggi vanno inutilmente sprecati”.

Eppure per rimediare a questo spreco si fa ancora poco. Ad oggi gli investimenti nel servizio idrico nazionale ammontano a 3,6 miliardi di euro/anno, in netto aumento (circa il triplo) rispetto al 2013, ma ancora lontani dalla quota di 5 miliardi di euro/anno necessaria per diminuire le perdite idriche e aumentare la qualità dell’acqua del rubinetto. Questo percorso segnerebbe non solo un importante risparmio di risorse naturali, ma anche un beneficio economico per i cittadini: “rispetto al 2014 si osserva, infatti, una crescita delle spese familiari per acqua minerale (+20,6%) maggiore rispetto a quelle per la fornitura di acqua alle abitazioni (+11,8%)”. Ma la battaglia più importante per migliorare la gestione delle risorse idriche nazionali va combattuta nel settore agricolo dove “Più del 50% del volume complessivamente utilizzato in Italia è destinato all’irrigazione”. Anche in questo caso un incremento dell’efficienza andrebbe a beneficio delle tasche degli agricoltori semplicemente con “l’adozione di sistemi di irrigazione a goccia […] che consentono di incrementare le rese e diminuire l’utilizzo e i costi dell’acqua in modo sensibile”.  

Anche in questo caso, come per la rete domestica, non si tratta di investimenti impossibili, ma è necessario metterli in campo da subito. “La gravità della situazione - ha spiegato Confagricoltura- è  tale che in diversi casi gli agricoltori hanno dovuto irrigare i campi per non creare danni alle colture e già in marzo si è parlato di grave emergenza idrica per via della siccità”. Certo la politica deve mettere mano al Piano irriguo nazionale, al Fondo strutturale di coesione e al Piano invasi e, contemporaneamente, concentrarsi sulle delicate necessità idrogeologiche dei diversi territori italiani. Ma ci sono volontà, sensibilità e fondi? Non sembra!

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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