ONU: senz’accordo la Conferenza per il Trattato sul Commercio di Armi

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Le armi sparano sempre di più – Foto: amnesty.ch

“Ogni minuto nel mondo c’è un decesso causato da un’arma convenzionale, e ogni anno un milione e mezzo di persone muoiono per la violenza armata”. Questa l’allarmante dichiarazione del presidente della Conferenza delle Nazioni Unite per il Trattato sul Commercio di Armi, l’argentino Roberto Garcia Moritan all’apertura dei lavori di New York iniziati lo scorso luglio. “Un trattato sul commercio di armi forte può fare la differenza per milioni di persone minacciate da insicurezza e paura e può evitare che le armi vadano a finire nella mani sbagliate” ha continuato Moritan.

La Conferenza delle Nazioni Unite per il Trattato sul Commercio di Armi si è conclusa il 27 luglio senza un accordo. Dopo quattro settimane di negoziati - che hanno coinvolto più di 170 paesi e oltre 2000 delegati tra rappresentanti di governi, società civile e produttori di armi - con l’obiettivo di regolamentarne il commercio, ha avuto lo stop da Usa e Russia ma anche da Corea del Nord, Cuba e Venezuela. Le due superpotenze in particolare, hanno chiesto più tempo per risolvere alcune differenze nella formulazione del documento. Nonostante le ultime tragedie avvenute negli Stati Uniti, la lobby delle armi statunitense sembra fa valere ancora il suo enorme peso politico non solo nel Congresso interno ma anche nelle conferenze internazionali e in periodo di campagna elettorale meglio non scontentare nessuno.

Il Trattato che si auspica è uno strumento internazionale giuridicamente vincolante necessario per regolare il commercio e il trasferimento di armi convenzionali e munizioni fino ad ora però inesistente e la sua assenza alimenta il traffico illecito, i conflitti e l’insicurezza. Nel suo discorso di apertura il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha sottolineato come il mondo è sovra-armato e si è lamentato del fatto che non si disponga si un trattato multilaterale di impatto globale che regolamenti le armi classiche. Questo non fa altro che fomentare i conflitti civili, destabilizzando regioni intere, dando potere a reti terroristiche e criminali ultimo caso quello della Siria: “Tutti i giorni vediamo le perdite umane dovute all’assenza di una regolamentazione e alla mancanza di controlli sul commercio di armi. Lo vediamo nelle sofferenze dei civili intrappolati nei conflitti armati in zone del mondo dove il crimine è generalizzato. Lo vediamo negli omicidi e nel ferimento di civili, inclusi i bambini che sono sempre i più vulnerabili. Lo vediamo nelle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e nel diritto internazionale dei diritti umani”.

Grande contributo alla conferenza è stato dato dalle organizzazioni della società civile come la campagna Control Arms e Oxfam una delle Ong aderenti, o come Amnesty International. Quest’ultima facendo riferimento ai dati di un dossier (in.pdf) - pubblicato dalla stessa Ong - ha evidenziato come l’assenza di vincoli giuridici internazionali che impediscano il trasferimento irresponsabile di armi ha causato tra il 2000 e il 2010 importazioni di armi e munizioni da parte di paesi sottoposti e embargo per un valore di 2.200 milioni di dollari. All’apertura dei lavori, i rappresentanti di Control Arms avevano consegnato al Segretario Generale la petizione globale che chiede un trattato “a prova di pallottola”.

Di forte valore simbolico anche la Dichiarazione parlamentare presentata a firma di 2000 membri parlamentari provenienti da 96 paesi, nella quale si evidenzia come nonostante i parlamentari non siano gli unici ad appoggiare il trattato, ma che hanno un ruolo centrare per fare si che il trattato diventi realtà quali difensori, legislatori, guardiani e individui morali. Nel documento si chiede che “come minimo nel Trattato si debba stabilire che nessun trasferimento di armi o munizioni venga autorizzato se esiste il rischio sostanziale che queste armi siano utilizzate per commettere o facilitare la violazione di leggi internazionali di diritto umanitario e di difesa dei diritti umani, ma anche che pregiudichino seriamente la riduzione della povertà o lo sviluppo socioeconomico”. Non solo gruppi organizzati ma anche singoli individui - sopratutto artisti provenienti da ogni campo che vengono considerati celebrità – hanno mandato il loro appoggio ai lavori della Conferenza, in particolare alcuni di loro come Keira Knightley, Yoko Ono, Scarlett Johanson, Coldplay, Tim Roth, Annie Lennox y Kevin Spacey hanno sfruttato la loro notorierà per unire le forze e chiedere azioni immediate sottolineando nella dichiarazione (in.pdf) come sia paradossale che “esistono meno controlli internazionali sulla vendita di armi e munizioni che sul commercio di banane e bottiglie d’acqua. Questa situazione è ridicola” si legge nel documento.

I colloqui sul trattato continueranno nei prossimi mesi e una bozza finale potrebbe essere presentata entro la fine dell’anno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per essere sottoposta al voto, che deve ottenere l’approvazione di due terzi dei 193 stati membri. Molti delegati hanno manifestato la loro delusione per non aver raggiunto un accordo, anche se i più ottimisti hanno riconosciuto che sono stati fatti dei passi avanti e sono convinti che il trattato si concretizzerà a breve.

“Si tratta di una maratona e non di uno sprint finale” - ha detto Anna Mc Donald, rappresentante di Oxfam della campagna Control Arms - “ma nonostante tutto vale la pena rimanere in gara”.

Elvira Corona (autrice di Lavorare senza padroni, Emi edizioni)

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