Di malaria si muore ogni giorno (lontano da noi)

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Foto:  Pixabay.com

Aveva solo 4 anni Sofia Zago, la bimba colpita da malaria e morta il 4 settembre dopo il ricovero all’ospedale di Brescia. Ricoverata precedentemente all'ospedale Santa Chiara di Trento, non era stata in vacanza in Paesi a rischio, ma nella struttura di Trento erano già in cura due sorelline tornate dal Burkina Faso con febbre malarica (con cui Sofia, però, non è mai venuta in contatto). In attesa di conoscere le reali cause del contagio, il clamore attorno a questa malattia si è bruscamente risvegliato dopo anni di silenzio, comprese le solite strumentalizzazioni contro i migranti, presunti importatori di zanzare anofele (come, a quanto pare, di ogni sventura del povero mondo occidentale): almeno in questo caso, però, il muro delle smentite da parte della comunità scientifica non ha tardato a sollevarsi, contribuendo alla circolazione di una corretta informazione su una malattia che in Italia è stata dichiarata debellata nel 1970. Peccato però che, nel resto del mondo, le cose non stiano esattamente allo stesso modo e la malaria continua ad avere un impatto devastante e ad essere, ancora oggi, una delle principali emergenze sanitarie del pianeta.

Secondo il World Malaria Report 2016 redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno vi sono ancora 212 milioni di casi registrati, con una stima di 429 mila morti. Il continente più colpito è l’Africa, con il 92% delle vittime, mentre ad essere maggiormente esposti al contagio sono soprattutto i più piccoli: nel 2015, infatti, la malaria ha ucciso ben 303 mila bambini sotto i cinque anni – di cui 292 mila sempre nella regione africana. E se tra il 2010 e il 2015, il tasso di mortalità tra questa fascia della popolazione mondiale è diminuito di circa il 35%, l’infezione continua a mietere piccole vittime, con un bambino morto di malaria ogni 2 minuti. Certo molti passi avanti sono stati fatti: nel quinquennio 20010-2015 i casi di malaria sono stati ridotti del 21%, sia globalmente sia nella regione africana, e le morti a causa della malattia del 29%. Alcune regioni, poi, hanno raggiunto risultati che il report definisce “impressionanti” nella lotta alla malattia: dal 2010 il tasso di mortalità per malaria è diminuito del 58% nella regione del Pacifico occidentale, del 46% nella regione dell'Asia sudorientale, del 37% nella regione delle Americhe, mentre l’Europa nel 2015 è stata dichiarata libera dalla malaria: tutti e 53 i paesi di quest’area hanno infatti riportato almeno un anno senza alcun caso di malaria registrato localmente.

Questo significa che le conoscenze per sconfiggerla ci sono. Tra i principali strumenti di controllo della malattia, soprattutto nei paesi più poveri, ci sono ad esempio le zanzariere trattate con insetticidi e gli spray per gli ambienti interni. Soprattutto i primi sono la “pietra angolare” nella lotta alla malaria, in particolare nell’Africa Subsahariana, che ha visto negli anni un incremento del loro utilizzo. Peccato, però, che all’appello manchi ancora il 43% della popolazione che ancora ne è privo. “I paesi con più alta incidenza della malaria sono quelli in cui il progresso è più difficile – spiegano gli esperti dell’Oms – Tendono ad essere molto poveri e hanno sistemi sanitari deboli e inaccessibili. Di conseguenza, i loro tassi di copertura per gli interventi sono più bassi”. Il report ne conta 13, e sono: Burkina Faso, Camerun, Costa d'Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Ghana, India, Kenya, Mali, Mozambico, Niger, Nigeria, l'Uganda e la Repubblica Unita di Tanzania. Per quanto riguarda i medicinali, alcuni riescono a contenere gli effetti più pericolosi della malattia, ma i plasmodi – il genere di parassiti causa della malattia – sono capaci di sviluppare delle resistenze, proprio come accade per gli antibiotici. E se un vaccino efficace ancora non esiste, dal 2018 verrà testato su esseri umani un vaccino realizzato dall’azienda farmaceutica britannica GlaxoSmithKline, che dovrebbe avere la capacità di rendere il sistema immunitario più reattivo al parassita.

Intanto, però, molto si potrebbe fare con i rimedi già a disposizione – di nuovo, se solo fossero accessibili a tutti – insieme a un’opera di prevenzione che comporti interventi strutturali quali ad esempio la bonifica delle aree stagnanti e l’accesso all’acqua. Servono fondi, certo, ma anche volontà di intenti. “Nel 2015, il finanziamento per la lotta alla malaria è stato di 2,9 miliardi di dollari, rappresentando solo il 45% di quello auspicato dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per il 2020” si legge nel report dell’Oms. E se l’Organizzazione propone di diversificare le fonti di finanziamento per poter aumentare i contributi, in Italia c’è chi propone una soluzione tanto semplice quanto utopica (significherebbe infatti, per i governi, pensare più al benessere del pianeta e meno al business di pochi): “Il costo per eliminare la malaria entro 2030 è stimato tra gli 8,5 e gli 11,5 miliardi di dollari. Equivale a due giorni, al massimo due giorni e mezzo di spese militari nel mondo – scrive Francesco Vignarca di Rete Disarmo su un tweet riportato anche dal giornale Vita – Siccome il programma prevedrebbe una spesa di 600 milioni di dollari all'anno, significherebbe rinunciare solo a tre ore di spesa militare annua”.  

Anna Toro

Laureata in filosofia e giornalista professionista dal 2008, divide attualmente le sue attività giornalistiche tra Unimondo (con cui collabora dal 2012) e la redazione di Osservatorio Iraq, dove si occupa di Afghanistan, Golfo, musica e Med Generation. In passato ha lavorato per diverse testate locali nella sua Sardegna, occupandosi di cronaca, con una pausa di un anno a Londra dove ha conseguito un diploma postlaurea, sempre in giornalismo. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a Roma, città che adora, pur col suo caos e le sue contraddizioni. Proprio dalla Capitale trae la maggior parte degli spunti per i suoi articoli su Unimondo, principalmente su tematiche sociali, ambientali e di genere. 

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