Addis Abeba: una responsabilità condivisa per il futuro dell’umanità

Stampa

Foto: Unimondo.org

Summit Addis Abeba, un’occasione persa contro la povertà”, titola la ong Oxfam sul suo portale all’indomani della chiusura del Vertice in Etiopia che dal 13 al 16 luglio ha riunito la comunità internazionale per definire le nuove risorse finanziarie della cooperazione internazionale. Le fa eco la pagina ONU Italia che apre invece il suo pezzo parlando di “Successo ad Addis Abeba sullo sviluppo sostenibile”, confermato dalle parole dell’intervento del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon che riconosce nell’accordo conclusivo stilato “un passo decisivo per la costruzione di un mondo di dignità e prosperità per tutti e capace di fornire un quadro di riferimento globale per il finanziamento dello sviluppo sostenibile”.

Dove sta la verità si domanda il lettore accorto?

Probabilmente né totalmente nell’uno né nell’altro titolo sensazionalista. È vero che le aspettative verso le decisioni che sarebbero state adottate alla Conferenza di Addis Abeba erano molto alte, tanto da essere stata ribattezzata “la Bretton Woods degli aiuti allo sviluppo”, ma anche l’importanza di questo Summit “decisivo” era stata già circoscritta dai documenti preliminari stilati, ad esempio dalla Commissione Europea, giudicati poco ambiziosi e deboli rispetto alle urgenti sfide che si hanno dinanzi. Un esempio della differenza netta che sussiste tra l’auspicio per un cambiamento che determini un futuro più equo e giusto per tutti gli individui del globo e la determinatezza ad impegnarsi in azioni concrete e supportate finanziariamente che conducano al raggiungimento di tale ideale. Anche in passato, infatti, né il Consenso di Monterrey” (Messico 2002) né la conferenza di monitoraggio di Doha del 2008, i due precedenti vertici sul finanziamento dello sviluppo, che pur hanno promosso delle ottime analisi, non hanno affatto espresso ottimi risultati dal punto di vista dell’implementazione delle risoluzioni, dando la palese sensazione che i Paesi più industrializzati mirassero ad adottare decisioni in materia solo nei propri “club esclusivi” del G20 o del Fondo Monetario Internazionale.

La buona notizia emersa da Addis Abeba è che un accordo finale è stato concordato. Occorrerà ora constatare nei prossimi mesi le capacità di mettere in pratica le decisioni adottate nella cosiddetta “Piattaforma d’azione”, che prevede la creazione di una partnership globale “rivitalizzata”, per garantire uno sviluppo sostenibile che miri a dare soluzione alle sfide economiche, sociali e ambientali che saranno approvate nell’Agenda post-2015. Il programma contiene più di 100 misure concrete che comprendono tutte le forme di finanziamento e toccano la cooperazione su una serie di questioni, tra cui la tecnologia, la scienza, l'innovazione, il commercio e lo sviluppo della conoscenza. L’esigenza di determinare una trasformazione dell’approccio di sviluppo rispetto a quello formulato nel Vertice del 2000, che dava vita agli Obiettivi del Millennio, nasce non solo dalla constatazione dei tagli finanziari degli aiuti pubblici allo sviluppo ma anche dall’esigenza di una modifica del modo in cui i fondi vengono mobilizzati e usati. Come riportato da Vita, il mensile del terzo settore, dando voce ai dati dell’European Report Development 2015, i grandi flussi di finanziamento allo sviluppo giungono dagli aiuti pubblici allo sviluppo (nettamente in calo), dagli investimenti privati internazionali (in forte ascesa), dalle risorse pubbliche domestiche e dai finanziamenti privati locali. Sulla base dell’analisi dei trend emerge l’impossibilità di affidare agli aiuti pubblici allo sviluppo il ruolo attribuito nel quindicennio degli Obiettivi del Millennio, così come appartiene al passato la relazione Nord-Sud tra donatore e beneficiario. La responsabilità condivisa costituirà invece il principio attorno al quale far ruotare l’impostazione dello sviluppo dei prossimi anni partendo dalla logica che lo sviluppo è endogeno, una sorta di circolo virtuoso che passa tanto dalle politiche governative che dalle imprese private investendo tutti i cittadini del mondo, non solo a garanzia del rispetto degli stanziamenti statali allo sviluppo.

Proprio su questo punto il premier italiano Matteo Renzi, presente al Vertice, ha promesso sin dalla prossima legge di stabilità un aumento delle risorse destinate dall’Italia all’aiuto pubblico allo sviluppo. Un investimento che porterebbe l’Italia, con un passaggio in due anni dall’attuale 0,16% allo 0,25%, a divenire il quarto donatore tra i Paesi del G7 nel 2017, l’anno a Presidenza italiana del Vertice. Si è ben lontani da quello 0,7% del PIL da destinare alla cooperazione indicato dalla Commissione Europea ai suoi Stati membri, ma si tratta comunque di una decisione coerente con l’azione italiana di rinnovamento della sua architettura (anche) istituzionale della cooperazione internazionale.

Alla Conferenza di Addis Abeba si è discusso anche molto. I principali temi di disaccordo sono stati costituiti dall’agenda della Finanza per lo Sviluppo, che si è concentrata quasi esclusivamente su quella privata, e dal mancato accordo per la creazione di un nuovo organismo intergovernativo competente in materia di tasse che faccia capo alle Nazioni Unite; allo stato attuale, la governance fiscale globale è affidata all’OCSE, istituzione di cui fanno parte i maggiori Paesi industrializzati che dunque non accennano ad alcuna riforma in materia. Un punto, quest’ultimo, fondamentale, perché, come è emerso, i flussi finanziari illeciti e i trasferimenti legali di benefici delle multinazionali costituiscono i principali ostacoli alla mobilizzazione delle risorse interne: le conseguenze dell’evasione fiscale sono ben note nei Paesi industrializzati e dotati di autorità di controllo piuttosto efficienti.

Appare evidente che il 2015 si sta configurando come un anno cruciale per la definizione delle politiche globali che dovrebbero condurre alla costruzione di un mondo migliore. Con la scadenza a fine anno degli 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio adottati nell’ormai lontano Vertice del 2000, la comunità internazionale è da tempo impegnata nell’adozione di un accordo sui prossimi traguardi per lo sviluppo. Se gli obiettivi della conferenza di Addis Abeba per la finanza dedicata allo sviluppo, ossia sull’individuazione delle risorse che andranno ad alimentare l’azione globale, risultano dunque determinanti, non lo saranno da meno il Summit ONU di settembre sui cosiddetti “Sustainable Development Goals” e il successivo vertice sul cambiamento climatico che si terrà a Parigi a dicembre

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è presidente della cooperativa EDU-care e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

Ultime su questo tema

Il nostro welfare? Incapace di tutelare i diritti umani delle persone con disabilità

26 Marzo 2020
Intervista con Giampiero Griffo, presidente di DPI Italia e esperto di diritti delle persone con disabilità nelle emergenze. «Nei momenti di crisi risorgono vecchi schemi e stereotipi, la logica mi...

Il vergognoso accordo Usa-taleban sul corpo delle donne

18 Marzo 2020
L'intervento militare occidentale doveva servire anche a liberare le donne dal burqa, secondo Bush. Dopo diciotto anni di guerra le donne non sono più nell'agenda dei negoziati. (Giuliana Sgrena...

L’ecologia delle epidemie!

11 Marzo 2020
Le malattie trasmesse dagli animali all’uomo come il COVID-19 sono in aumento anche perché le attività antropiche continuano a distruggere gli habitat selvatici? (Alessandro Graziadei)

Lesbo: una drammatica testimonianza

05 Marzo 2020
La testimonianza di Marco Sandrone, capo progetto di Medici Senza Frontiere a Lesbo: «Le tensioni di questi giorni sull’isola di Lesbo dimostrano ancora una volta il fallimento dell’Europa. Un’Euro...

Libia-Europa, addio missione Sophia con soccorsi, solo a caccia di armi

28 Febbraio 2020
La missione Sophia terminerà il 20 marzo per essere sostituita (forse) da una nuova operazione europea che avrà come ‘compito principale’ quello di controllare che l’embargo Onu sulle armi alla Lib...

Video

Onu: Discorso di Salvador Allende