Nascere in una regione o in un'altra? Può essere discriminante

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Foto: Vita.it

Il Rapporto “I diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia” cambia approccio. Per la prima volta il report elaborato dai 96 soggetti del Terzo Settore che da tempo si occupano attivamente della promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza offre una fotografia della condizione giovanile regione per regione, partendo da cinque indicatori tematici. Si tratta di un’idea maturata alla luce del 3° Rapporto Supplementare del 2017, da cui emerge chiaramente e, in maniera trasversale rispetto ai vari settori, la forte differenziazione territoriale nella fruizione dei diritti dell’infanzia, tanto che il tema delle differenze regionali esistenti è stato trattato come fattore di discriminazione. Una situazione recentemente denunciata anche dal Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle proprie raccomandazioni all’Italia, dove si legge l’invito a «portare avanti misure urgenti per rispondere alle disuguaglianze regionali rispetto all’accesso al sistema sanitario, alla lotta alla povertà, alla garanzia di alloggi dignitosi, inclusa la prevenzione di sgomberi, allo sviluppo sostenibile e all’educazione in tutto il Paese».

La pubblicazione è condizionata dall’assenza di dati disponibili su base regionale per indicatori che sono invece rappresentativi di diritti fondamentali, considerati dal Rapporto CRC. «Ci sono quindi interi capitoli che non trovano corrispondenza nelle schede, per mancanza di dati o perché i dati sono non recenti, evidenziando così una serie di “vuoti” rispetto ad aree tematiche che sono al contrario centrali», annota il Rapporto: non ci sono, ad esempio, informazioni rispetto alla partecipazione attiva di ragazzi/e o ai minori rom, è totalmente assente il tema della violenza sui minori. «Il Gruppo CRC ha ritenuto di mettere a disposizione questo nuovo “prodotto” considerandolo una sorta di versione “punto zero”: si tratta cioè di un punto di partenza, che dovrà essere necessariamente ampliato con l’inclusione di nuovi indicatori e arricchito da una lettura della loro evoluzione nel corso del tempo, volta a capire come cambiano i contesti regionali. Il tutto per garantire quel monitoraggio dell’attuazione della CRC che rappresenta la finalità principale del nostro network».

«In Italia permangono ancora numerose e profonde diseguaglianze regionali nell’accesso e nella qualità dei Servizi di salute, dei servizi educativi, e nell’incidenza della povertà, che di fatto significa che le persone di minore età hanno differenti opportunità e diritti a seconda di dove nascano e crescono. Si tratta di forte discriminazione su base regionale, che ha un forte impatto sulla vita dei bambini, e che rende indispensabile avviare una riflessione strategica rispetto alle politiche per l’infanzia e adolescenza, da cui derivi l’assunzione di un impegno reale da parte delle istituzioni competenti per risolvere le criticità ancora insolute», commenta Arianna Saulini di Save the Children, coordinatrice del Gruppo CRC. «Con questo lavoro le Associazioni del Gruppo CRC intendono stimolare un processo che porti ad una maggiore conoscenza e consapevolezza della condizioni dell’infanzia nei singoli territori, e conseguentemente superare le disparità che si fanno sempre più acute». Il Rapporto è stato presentato per la prima volta a Torino e nelle prossime settimane ci saranno presentazioni anche in altre regioni.

Dati demografici

La fotografia demografica non presenta nel complesso grandi differenze regionali. Rispetto alla media nazionale di 7,6 nuovi nati ogni mille abitanti, ci sono regioni come Liguria e Sardegna dove la natalità è decisamente bassa (6,1 nuovi nati ogni mille abitanti) e altre sopra alla media nazionale, come Sicilia (8,2) Trento (8,3) Campania (8,6). Dove nascono più bambini? Nella provincia autonoma di Bolzano, che risulta ben 3,5 punti sopra la media italiana (10,2). La Liguria è la regione più anziana d’Italia, mentre la regione con la percentuale maggiore di 0-17enni è Bolzano (19,1). I minori di origine straniera hanno maggior peso in Emilia Romagna (16,1%) e Lombardia (15,8%). La quota di nuclei monogenitoriali è particolarmente elevata nel Lazio (21,4%), in Liguria (19,5%) e in Campania (19,2%) a fronte di una media italiana del 16,1%.

Ambiente familiare e le misure alternative (comunità, affido, adozioni)

In relazione all’affido familiare i dati confermano il ricorso all’affido ai parenti quale pratica largamente diffusa in particolare nelle regioni del Sud: raggiunge l’82% del totale degli affidi in Basilicata, il 78,3 % in Molise, il 76,9% in Campania, 73,7% in Puglia, rispetto ad una media nazionale del 47,7%. Nelle comunità c’è una forte presenza di minorenni stranieri, al netto dei minori stranieri non accompagnati: sono il 36,3% dei residenti nei servizi residenziali a livello nazionale, mentre il tasso di minori stranieri sul totale della popolazione minorile in Italia è solo del 10,6%. Ci sono regioni in cui i minorenni stranieri rappresentano pressoché la metà dei minori collocati in comunità: sono il 49,1% in Emilia Romagna, il 54,8% in FVG, il 64,8% in Molise.

Educazione, gioco e attività culturali

Quanti comuni hanno almeno un servizio educativo per l’infanzia? Si va da percentuali irrisorie come quella della Calabria (6% dei comuni) a una copertura estesissima come in Friuli, dove il 100% dei comuni dispone di almeno un servizio. La percentuale di posti nei servizi educativi per l’infanzia rispetto alla popolazione sotto i tre anni si colloca sotto la media nazionale (22,8%) in tutte le regioni meridionali, in particolare in Campania (6,4%), Calabria (8,7%) e Sicilia (9,9%). La Sardegna si distingue in positivo con il 27,9%. La copertura di servizi al Centro-Nord è invece molto elevata: il 37,2% dell’Umbria, il 35,7% della Emilia-Romagna e il 33,1% della Provincia di Trento. In Italia la metà dei bambini non ha letto neppure un libro in un anno (a parte i testi scolastici): raggiunge il 65% in Sicilia, Campania, Calabria. In media solo 1/3 dei bambini ha visitato monumenti e solo la metà un museo. A Trento, i 3/4 dei bambini e adolescenti hanno visitato almeno un museo, in Liguria 3 su 5, mentre in Calabria ben 3 bambini su 4 non hanno messo piede in un museo nel corso di un anno. Andare a teatro è un lusso che riguarda un numero limitatissimo di bambini: in Calabria e Molise solo 1 bambino su 5, in Campania 1 su 4 e nella maggior parte delle regioni solo 1 su 3, che corrisponde alla media nazionale. Ma anche praticare uno sport in modo continuativo varia sensibilmente da regione a regione: in Campania e Sicilia meno di 1/3 dei bambini e ragazzi fra 3 e 17 anni è attivo, a fronte del 64% nel Lazio, del 62% in Toscana e Umbria, con una media nazionale attorno al 50%.

Salute

La mortalità infantile in alcune regioni del Sud è pressoché doppia rispetto ad altre regioni del Nord: il Friuli Venezia Giulia è al 2,1 per mille, il Piemonte all’1,6 per mille mentre la Calabria arriva al 4,7 e la Sicilia al 4,1. La media nazionale si attesta al 2,8 per mille. Dati parzialmente positivi, dopo anni di interventi specifici, sono quelli inerenti a sovrappeso ed obesità: la disparità di incidenza tra le Regioni sembrerebbe oggi leggermente diminuita.

Minori maggiormente a rischio

In Italia oltre un minore su 5 vive in povertà relativa. Umbria, Friuli e Liguria sono regioni con 27-28% di minori in povertà relativa, dove però alle famiglie con bambini sono offerti molti servizi. Puglia, Campania e Sardegna hanno 1/3 di minori in povertà, e infine Calabria e Sicilia dove il 42% dei minori sono in povertà relativa. In Italia quasi 1/3 dei bambini e degli adolescenti sono a rischio di povertà ed esclusione sociale, con gravi divari regionali: in Sicilia sono il 56%, in Calabria sono il 49%, in Campania il 47%, in Puglia il 43%. All’opposto, Friuli ed Emilia Romagna (circa 1 bambino su 7) poi Veneto (17,5%) e Umbria (20%). Nel 2018 sono stati censiti nel sistema di accoglienza 12.457 minori stranieri non accompagnati (arrivati in Italia senza un adulto di riferimento), in netta diminuzione rispetto al 2017 (erano oltre 18 mila). Si stima poi che quasi 5 mila minori (4.981) siano arrivati in Italia e subito spariti (irreperibili). La distribuzione territoriale è molto sbilanciata, visto che oltre 5 mila (il 42%) sono presenti in Sicilia

Da Vita.it

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