Save the Children: “neonati già ipotecati”

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"Il futuro non è più quello di una volta?". Pare di no. Insieme alla loro nuova cameretta i 560.000 neo-nati italiani quest’anno si ritrovano in eredità un’ipoteca di 3.500.000 euro di debito pubblico a testa, il più alto d’Europa. È questo il messaggio sotteso al terzo “Atlante dell’Infanzia (a rischio)” di Save the Children presentato il 4 dicembre a Roma, nel corso di un dibattito con il Garante Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora, il Presidente Istat Enrico Giovannini e un gruppo di giovani rappresentanti delle migliori risorse del nostro Paese. Oltre 100 pagine e 77 mappe dell’universo dei giovani italiani da qui al 2030, che per l’ong “si possono usare come delle bussole per capire come ridare futuro a chi del futuro di una società dovrebbe essere l’architrave e non lo è più”.

Per farlo occorre però l’impegno concreto dell’ormai prossimo Governo per la messa a punto di un piano di lotta alla povertà minorile e l’innalzamento dei finanziamenti per l’infanzia ad almeno al 2% del Pil, perché l’Atlante a riguardo non lascia dubbi. “Questa terza edizione ci fornisce un quadro molto preoccupante - ha spiega Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia - e possiamo leggere la stragrande maggioranza di queste mappe con il sottotitolo di indice del consumo di futuro dei bambini e dei giovani italiani, un indice che corre parallelo alla crisi economica, al debito pubblico, alla pochezza del sostegno pubblico alle famiglie giovani e alla miseria della spesa sociale per l’infanzia in alcune aree del paese” che arriva a 25 euro pro-capite all’anno nei comuni della Calabria, oltre 8 volte in meno rispetto all’Emilia Romagna dove il budget è di 282 euro annui. Un dato che si somma alla povertà che cresce anziché arretrare fra la popolazione under 18: “7 minori ogni 100 in Italia, circa 720.000 ragazzi, vivono in povertà assoluta, cioè privi di beni e servizi che assicurino loro un livello di vita accettabile. 417.000 nel solo Sud, con un aumento rispetto al 2010 di 75.000 piccoli ma grandi poveri, l’equivalente dell’intera popolazione infantile di Taranto e Messina” ha denunciato Save the Children.

Parallelamente è in crescita l’area della disaffezione allo studio, anche fra ragazzi senza particolari carenze affettive, relazionali o economiche. Stando ai dati dell’Atlante sono quasi 800 mila i giovani tra 18-24 anni dispersi, che cioè hanno interrotto gli studi fermandosi alla terza media e non iscrivendosi successivamente a corsi di formazione. “Di fronte all’apparente inutilità di un titolo di studio e al fallimento, che la realtà più diffusa sembra attestare, dei valori dell’onestà, del rispetto, del puntare sulle proprie forze e competenze, i ragazzi si orientano sempre più spesso verso modelli di successo facile, in cui la scuola e la stessa università sono viste con distanza e perfino sarcasmo”, ha precisato Neri. La conseguenza sono altissimi livelli di disoccupazione giovanile: 1 giovane sotto i 25 anni su 3 è disoccupato, molti dei quali nonostante una laurea, visto che la crescita maggiore della disoccupazione giovanile, pari a quasi il 21%, si è avuta proprio tra i laureati (ancora una volta si tratta per Save the Children di percentuali tra le più alte d’Europa). Per Neri un cocktail davvero preoccupante di sfiducia nello studio e totale immobilismo è quello rappresentato dai Not in Employement, Education or Training (NEET): “oltre 1 milione 620 mila soltanto al Sud e nelle isole. Hanno 18 - 24 anni, non sono iscritti a scuola, né all’università, né lavorano, né sono in formazione. I tassi di NEET nel Mezzogiorno sono inferiori soltanto a quelli rilevati in alcune regioni remote dell’Anatolia”.

Nel Mezzogiorno si concentrano anche la gran parte dei 314.000 “disconnessi culturali”, bambini e adolescenti da 6 a 17 anni che negli ultimi 12 mesi non sono mai andati a cinema, non hanno aperto un libro, né un pc né internet, né fatto uno sport. Ma le minacce al presente e al futuro dell’infanzia sono anche altre. Lemafieper esempio con circa 700 mila minori che vivono in uno dei 178 comuni sciolti almeno una volta per mafia negli ultimi 20 anni, comuni (e minori) dislocati nella stragrande maggioranza in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, con alcune propaggini nel Lazio e in alcune regioni del Nord come la Liguria e il Piemonte. E poi ci sono i territori avvelenati non solo metaforicamente, ma anche realmente: “quasi un milione e mezzo di bambini e ragazzi italiani - 15 su 100 - nascono e crescono in prossimità di impianti siderurgici [vedi il caso ILVA], chimici, petrolchimici, aree portuali, discariche urbane e industriali, non conformi, fuori controllo, altamente nocive”. Non mancano, infine, gli edifici scolastici insicuri a minacciare bambini e giovani, proprio quelli in cui dovrebbero sentirsi protetti e al sicuro, 26.000 dei quali non sono stati costruiti con criteri anti-sismici e solo 3.700 sono a prova di terremoto.

Ad uno scenario così difficile e minaccioso, contribuirà anche l'andamento demografico, che con il rapido invecchiamento della popolazione costituirà un’ulteriore sfida ai sistemi di welfare, drenando sempre più risorse per le pensioni e l’assistenza agli anziani. “Ma quel che è peggio - ha sottolineato Neri - è che, se i trend rimangono gli attuali, non solo bambini e adolescenti saranno pochi numericamente ma saranno sempre più privi di forza contrattuale e politica, depressi, sviliti, impotenti”. Nel 2030, quando chi nasce oggi compirà 18 anni, ci saranno 10 milioni di minori, per un’incidenza pari solo al 15,4% degli italiani.

Ma l’Atlante di Save the Children (YouTube) dietro questa inquietante mole di dati racconta anche un’altra cosa. “Consumando l’idea di futuro dei bambini e dei giovani, le loro aspettative, i loro desideri e i loro sogni, stiamo segando consapevolmente il ramo dell’albero su cui siamo sedutiha precisato Neri. "Ma se la tendenza che si diffonde sembra essere quella di rinunciare a priori, non si deve perdere la speranza - ha ricordato Gianna Fratta, la giovane direttrice di orchestra, durante la presentazione dell’Atlante dell'Infanzia (a rischio) -. Anche se l’Italia sembra non offrire al momento molte possibilità, bisogna sempre provarci seriamente, studiare per diventare l'eccellenza, perché quando sarà il momento, il Paese avrà sempre bisogno, sia dei giovani che della loro eccellenza”. “Con questo spirito la promozione e il sostegno dell’infanzia potranno tornare ad essere considerati un investimento e non una spesa”, ha aggiunto Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Intanto consoliamoci: “Nell’Atlante, oltre a tanti dati preoccupanti ce ne è anche uno positivo che può essere di stimolo al nostro lavoro - ha concluso la Milano -. Negli ultimi cinque anni è raddoppiata la disponibilità al gioco dei padri e delle madri con i figli. Preserviamo e accresciamo questo spazio di gioco, di serenità, di benessere e di futuro per tutti noi”. Potrebbe essere un nuovo inizio.

Alessandro Graziadei

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