Non è un Mondo per bambini

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Foto: Agenpress.it

Di bambini e minori su Unimondo.org ci occupiamo spesso, ma anche da giornalisti “addetti ai lavori” non possiamo non rimanere ogni volta sconcertati dagli effetti drammatici e apparentemente sottostimati che ha sull’infanzia la povertà, tanto che parafrasando il celebre romanzo del 2005 di Cormac McCarthy “Non è un paese per vecchi”, ripreso nel 2007 da una riuscita versione cinematografica dei fratelli Coen, possiamo tranquillamente dire che l'Italia, l’Europa e più in generale il Mondo non sono "Paesi" per bambini. In particolare, in occasione della Giornata Internazionale per i Bambini Scomparsi, che dal 1983 si celebra il 25 maggio e della Giornata internazionale dei bambini, che dal 1954 si celebra il 1 giugno, Telefono Azzurro e Save the children hanno diffuso degli approfondimenti che danno un quadro a dir poco allarmante sulla situazione dei minori nel Mondo e chiamano ad un’azione urgente e continuativa i governi e la società civile che hanno a cuore la possibilità di realizzare i tanti obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile che riguardano l’infanzia.

La Giornata del 25 maggio è stata celebrata nell’ambito della Rete Globale per i Bambini Scomparsi, una iniziativa del Centro Internazionale per i Bambini Scomparsi e Sfruttati (ICMEC), che opera per sensibilizzare sul tema dei bambini scomparsi, un fenomeno che riguarda tutti i paesi del mondo e che secondo stime recenti, “coinvolge almeno 8 milioni di bambini che scompaiono ogni anno, vale a dire 22.000 bambini al giorno”. Da maggio 2017 Missing Children Europe ha attivato il progetto triennale AMINA per contrastare il fenomeno della scomparsa di minori migranti provenienti da paesi extra europei. AMINA comprende la gestione di Miniila, un’applicazione gestita in Italia da Telefono Azzurro che fornisce ai minori stranieri non residenti nel territorio europeo tutte le principali informazioni riguardanti i loro diritti, oltre ad un elenco puntuale e dettagliato dei servizi a loro disposizione attraverso strumenti anonimi di geolocalizzazione. 

Si tratta di un’iniziativa che dal 2011 ha registrato 1,2 milioni di segnalazioni per bambini scomparsi in tutta Europa. La situazione peggiore si registra in Romania, da cui arriva 1 denuncia su 5 e, più in generale, nell’Europa dell’Est, che raccoglie quasi il 50% dei casi trattati.  Delle 190.000 chiamate ricevute dal network nell’ultimo anno, i bambini o gli adolescenti fuggiti o allontanati da casa rappresentano la casistica più numerosa (57,2%), seguita dai minori rapiti da un genitore (23,2%). Per Telefono Azzurro “Circa 1 minore scomparso su 4 è stato coinvolto in situazioni di abuso, sfruttamento o abbandono. In base ai dati forniti da Europol, ogni anno almeno 10mila minori stranieri non accompagnati scompaiono in Europa a poche ore dal loro arrivo, di questi pochissimi vengono ritrovati”. Un fenomeno che coinvolge anche l’Italia dove un sistema di accoglienza spesso “inefficace e inadeguato” non permette loro di ottenere il giusto supporto che la loro condizione, di minori in primis, ma anche di immigrati, esigerebbe. 

Oggi Miniila è considerato uno strumento prezioso per trovare o garantire un pasto, un posto per dormire o una rete wifi gratuita: necessità basilari, quotidiane, che per un ragazzino straniero appena arrivato non sono scontate. Un'emergenza che il rapporto di Save the childrenuscito il 30 maggio con il titolo Le tante facce dell'esclusioneha evidenziato ricordandoci che “più della metà dei bambini del mondo, 1,2 miliardi, vive gravemente minacciata da povertà, conflitti e discriminazioni di genere, rischiando di morire prima di aver compiuto cinque anni”. Se per la ong Singapore e la Slovenia sono i paesi più a misura di bambino del mondo, il Niger è invece quello che presenta più rischi, mentre l’Italia è ottava, a pari merito con la Corea del Sud e migliora di una posizione rispetto allo scorso anno, pur contando comunque un milione e 300.000 bambini in condizione di povertà assoluta. Un dato non confortante soprattutto perché c’è chi fa peggio: Stati Uniti, Russia, per esempio, si trovano dietro la maggior parte dei Paesi dell’Europa occidentale. Nei Paesi cosiddetti “in via di sviluppo”, invece, 1 minore su 5 vive in povertà estrema, soprattutto in Africa sub-sahariana “dove i bambini in questa condizione sono il 52% del totale a livello globale” mentre in Asia meridionale sono il 36%, “con l’India che da sola tocca quota 30%”.  

A quanto pare nei Paesi meno sviluppati è costretto a lavorare 1 minore su 4. Qui conflitti, malnutrizionemalattie e mancanza di accesso alle cure sanitarie uccidono molto più delle bombeSecondo lo studio di Save the children, “a causa dei conflitti, sono ben 27 i milioni di minori che sono attualmente tagliati fuori dall’educazione, perché le loro scuole sono prese di mira dagli attacchi, occupate dai gruppi armati o perché i genitori hanno paura di mandare i figli a scuola. In queste aree, 1 minore su 3 in età scolare non va a scuola, rispetto ai meno di 4 su 100 dei contesti ad alto reddito. Numeri che fanno riflettere se si considera che secondo il recente Global Education Monitorin Report dell’Unesco se tutti i bambini completassero gli studi primari e secondari, nei prossimi anni più di 420 milioni di persone uscirebbero dal ciclo della povertà, con una riduzione di oltre la metà delle persone in condizioni di povertà in tutto il mondo”. 

Dal rapporto di Save the Children emerge anche che, rispetto ai loro coetanei maschi, le ragazze hanno maggiori probabilità di non mettere mai piede in classe nella loro vita. A tale fenomeno è poi strettamente collegato quello delle gravidanze precoci, che oggi riguarda 7,8 milioni di adolescenti: una questione particolarmente preoccupante considerando che le complicazioni durante la gravidanza e il parto rappresentano la prima causa di morte al mondo per le giovani tra i 15 e i 19 anni. L’analisi di Save the Children, infine, evidenza la piaga delle violenze fisiche: “dalle mutilazioni genitali femminili agli stupri alla prostituzione forzata, di cui troppo spesso le bambine e le ragazze sono vittime nel mondo” con il risultato che "circa 120 milioni di ragazze, più di 1 su 10 a livello globale, nella loro vita hanno subito forme di violenze sessuali". Tutte piaghe che riguardano almeno in parte anche le aree economicamente più avanzate, con ben 30 milioni di bambini e ragazzi che nei Paesi OCSE vivono in una povertà relativa grave. “Non possiamo più permettere - ha detto Valerio Neri, direttore generale di Save the Children - che così tanti bambini (più della metà a livello globale) corrano il rischio di perdere la propria infanzia già dal momento in cui vengono al mondo e che siano costretti sin da subito a fare i conti con condizioni di forte svantaggio e ostacoli difficilissimi da superare”. A quanto pare la strada è ancora lunga per fare del Mondo un Paese per bambini.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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