Una giusta transizione per salvare i lavoratori dei combustibili fossili

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Foto: Corriere.it

Anche questo anno un gruppo di giovani studenti trentini dell'Agenzia di Stampa Giovanile nell'ambito del progetto "Giochiamoci il Pianeta", accompagnato da alcuni ricercatori e insegnanti, parteciperà e racconterà la Conferenza Internazionale dei giovani sul Clima (COY13) e la Conferenza ONU sul Clima (COP23) dal 2 al 17 novembre a Bonn in Germania. Dal loro lavoro di inviati è nato questo articolo.

 Il cambiamento climatico non colpisce solamente l’ambiente, ma ha anche un effetto diretto e indiretto sugli esseri umani. Gli effetti possono ripercuotersi sulla salute, sull’alloggio e sull’occupazione. È pertanto necessaria una transizione verso una società più verde. Questo è ciò che l’evento dell’ONU sulla giustizia climatica ha trattato: come permettere e come avviare una giusta transizione per tutti, ma anche come introdurre un approccio basato sui diritti umani quando parliamo di interventi climatici. La prima questione a sorgere è stata quanto l’occupazione conta nei dibattiti sul  cambiamento climatico. La transizione verso una produzione a basse emissioni di carbonio avrà impatti diversi. Verranno creati nuovi posti di lavoro mentre altri si adatteranno, molte professioni esistenti verranno rivedute e saranno necessarie nuove competenze. Inoltre il settore ad alta emissione sarà de-localizzato o eliminato.Se si crea un giusto mix di politiche, la transizione verde può portare alla creazione di 60 milioni di posti di lavoro, soprattutto nell’economia verde.

Ma gli impatti positivi della transizione possono avere ripercussioni negative in alcuni settori. Ad esempio, i cambiamenti nei settori con alto inquinamento provocheranno perdite di posti di lavoro. Saranno pochi posti perché questi settori impiegano una bassa quota di popolazione, ma comunque una parte delle persone si ritroverà disoccupata. È necessario proteggere i diritti di queste persone. Non dobbiamo concentrarci solo sulla quantità ma anche sulla qualità dei posti di lavoro. L’economia verde dà l’opportunità di aumentare la qualità del lavoro. può essere adottata una  regolamentazione più rigorosa per migliorare la condizione dei lavoratori. Ad esempio, un settore potrebbe ridurre i pesticidi e introdurre misure di sicurezza.La discussione sul lavoro dipende dal tempo preso in considerazione: effetti a breve e lungo termine. Ad esempio i lavoratori nel settore del carbone dovranno affrontare svantaggi a breve termine, ma a lungo termine gli effetti positivi superano quelli negativi. Come detto prima, è tuttavia necessario (basandosi sui principi della giustizia) che il governo introduca politiche per sostenere i lavoratori colpiti da una transizione futura.

Un esempio proviene dalle Filippine, che è uno dei paesi pilota ad introdurre una linea guida per una transizione giusta. Il paese sta creando i posti di lavoro verdi e provando a rendere verdi i luoghi di lavoro, nonché creando certificazioni di pratiche verdi. Inoltre, sono state istituite politiche fiscali che introducono sgravi fiscali al 50% sugli investimenti nell’innovazione verde.

Un altro aspetto è quello di migliorare il dialogo sociale tra governi, datori di lavoro, lavoratori, sindacati e partner. Tutti dovrebbero partecipare al tavolo di lavoro. È essenziale aumentare la consapevolezza di ciò che significa avere una transizione giusta, ma più importante è definire chiaramente cosa essa significa e fatta conoscere al pubblico. Purtroppo una transizione verde ha il rischio di esacerbare le diseguaglianze, perché la maggior parte colpite da esso saranno i lavoratori e le comunità poco qualificate.L’argomento non è facile, la discussione non dovrebbe essere chiusa a pochi potenti ma tutti i soggetti dovrebbero essere inclusi. Il processo decisionale sulla transizione dovrebbe anche essere basato sul punto di vista dei diritti umani per proteggere coloro 

Agenzia di Stampa Giovanile

Progetto di educazione alla cittadinanza globale "Giochiamoci il Pianeta" è promosso dall'Associazione Viração&Jangada con il finanziamento della Provincia Autonoma di Trento e la collaborazione di Fondazione Fontana e Unimondo.

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