Montagna e scuola

Stampa

Bisogna trovare una soluzione per portare i giovani in montagna. Io avevo 6 anni la prima volta, ci sono andato con il parroco del paese. Poi ai miei tempi c'era anche il servizio militare, chi lo faceva come alpino andava in montagna. Lì eri obbligato; però una volta che non sei più obbligato, se ci sei stato ci torni. È necessario questo input iniziale. Con Accademia abbiamo realizzato l'iniziativa dei 100 ragazzi in rifugio: studenti che premiamo per dei progetti sulla montagna, e li portiamo due giorni ed una notte in rifugio con una guida alpina. Tanti di loro poi ritornano, bisogna solo portarceli la prima volta. I genitori di oggi non hanno più il tempo da dedicare ai figli per andare in montagna, una volta era diverso e la domenica era abbastanza sacra. (Egidio Bonapace, guida alpina, gestore di rifugio maestro di sci e già presidente di Accademia della Montagna del Trentino)

Introduzione

L'ambiente in cui viviamo (inteso come natura, non solo come società) influenza il nostro modo di essere e di interpretare la realtà. Non è un caso che montanari e marinai condividano alcuni tratti – come la solidarietà con cui si fa fronte a un ambiente a tratti ostile – ed in altri siano invece profondamente diversi – apertura da parte di chi vive il mare ed i suoi grandi spazi aperti; chiusura di chi vive circondato da montagne che delimitano lo sguardo (e con lo sguardo, la mente). Tuttavia vivere a contatto con la natura non vuol dire solo mollare tutto e andare su un'isola deserta o sulla cima di una montagna: può significare anche, semplicemente, decidere di frequentare più spesso l'ambiente in cui si abita, in modo da conoscerlo meglio.

A livello globale gli approcci a questo tema sono infiniti tanti quanti sono i paesaggi naturali e le culture umane che li popolano e li attraversano. La montagna è un elemento centrale che si staglia come metafora, concreta e materiale, della vita stessa.  Anche qui scenari sconfinati si aprono, cangianti attraverso lo spazio e il tempo. La montagna attrae le giovani generazioni svolgendo spesso un ruolo iniziatico. Naturalmente non possiamo prendere in considerazione questo caleidoscopio di esperienze. Ci concentreremo su un territorio particolare dentro l’occidente, una regione di montagna, riposta come il Trentino, ma in grado di fornirci una chiave di lettura originale sul vastissimo argomento che vogliamo trattare. Da 10 anni in Trentino è presente un istituzione, l’Accademia della Montagna, che lavora su questi temi con progetti concreti, studi e indagini: l’obiettivo è far vivere la montagna e comprenderne le potenzialità e le criticità alla luce dei grandi cambiamenti in atto, dal punto di vista ambientale e umano.

Come ha dimostrato un'indagine specifica di Accademia della Montagna del Trentino (Mountain Like) i giovani frequentano poco la montagna; montagna che oggi viene vista prevalentemente da due prospettive: da un alto, le cime da sfidare. Le missioni quasi impossibili, la determinazione (o la follia?) di alcuni. C'è poi la montagna raggiungibile dai più, anche grazie al tragitto facilitato dall'utilizzo di macchinari. E poi c'è la visione romantica della montagna, quella della vita a ritmi lenti ed umani a cui si affianca una visione più concreta, che la vuole una fatica immane.

La verità probabilmente sta nel mezzo; la montagna è tutto quello che è stato scritto sopra ma è anche molto di più. È la sede di comunità piccole, spesso più coese rispetto a quanto si vive nelle grandi città; un luogo che anche nei momenti di svago obbliga a impegnarsi anche dal punto di vista fisico – una passeggiata in montagna è decisamente diversa da una passeggiata in spiaggia, non fosse altro che per il dislivello. Un luogo che in passato (e talvolta anche oggi, a seconda delle zone) ha vissuto il fenomeno dello spopolamento; ma anche un luogo in cui alcuni giovani, a volte, decidono di restare nonostante tutto.

Decisione come queste, che vanno un po' "contro" quello che fino a poco tempo fa era la normalità, sono oggi più frequenti: se svolgiamo una veloce ricerca su Internet, ne troveremo varie (ad esempio, qui la storia di Valeria e qui la storia di Maria Felicia).

Guadandola da questa prospettiva, può la montagna trasformarsi in questo modo in una scuola di vita? A sentire Valeria sembrerebbe di sì: “Il primo inverno nella nuova casa è stato il più rigido degli ultimi tre anni e noi, in quelle condizioni, abbiamo dovuto imparare tutto da zero: dall'accatastare la legna all'accendere il fuoco. Ho spalato talmente tanta neve che potevo mangiarmi polente e bisonti a volontà senza ingrassare di un etto. Inoltre vivevamo a lume di candela, il generatore per ovvi motivi di consumo e inquinamento stava acceso un paio d'ore al giorno in cui azionavo gli elettrodomestici e i bambini potevano vedere un po' di televisione prima di cena. Per il resto, tutto spento, e alle 9.30 cominciava a venirti un sonno che vedevi solo la strada del letto”.

Se la montagna dunque può essere una scuola, è vero anche l'inverso? Può la scuola – pur con tutti i suoi limiti e contraddizioni – insegnare la montagna?

A livello nazionale non ci sono molti esempi di scuole (di qualsiasi ordine o grado) in cui si insegni la montagna: esiste un'azienda di Bergamo che propone dei percorsi didattici di conoscenze della montagna estremamente specifici: settimane bianche, verdi o di accoglienza dove le giornate prevedono sia attività sportive che didattico-culturali; momenti di studio degli ecosistemi, della topografia e dell'orientamento;  tecniche di soccorso alpino, lezioni sui pericoli della montagna, la nivologia e la geologia. Vi sono lezioni pratiche ed escursioni con esercitazioni; si possono vedere insieme filmati e racconti di montagna, realizzare prove di arrampicata su roccia e su ghiaccio, di ricerca di persone su valanghe simulate con l’aiuto dell’unità cinofila, ma anche inventarsi feste e grigliate. Gran bella idea: peccato non ci sia niente di strutturale, il tutto è lasciato alla buona volontà (e risorse) dei dirigenti scolastici nel contattare questa realtà.

E poi esiste il caso del Trentino, caso più unico che raro.

La montagna entra nel mondo scolastico.

Il primo passo in questo senso viene dato nel 2006, quando viene approvata una legge provinciale (Legge 16/06/06 n. 3, Art. 35 Quater) che prevede la costituzione della Fondazione Accademia della Montagna del Trentino; a fine dicembre 2009, tre anni dopo, viene ufficialmente costituita grazie a vari soci fondatori, tra cui la stessa Provincia Autonoma di Trento ed il Collegio Provinciale delle Guide Alpine e dei Maestri di Sci del Trentino – per citarne solo un paio. Gli obiettivi di Accademia sono di promuovere la conoscenza del territorio di montagna, valorizzarne le attività e salvaguardarne l'ambiente; valorizzare anche la valenza storica, culturale, socio-economica e sportiva delle attività che si svolgono in montagna; favorire un processo di riappropriazione della cultura che caratterizza questi territori, anche nell'ottica di favorire la creazione ed il rafforzamento di un'identità territoriale nelle generazioni più giovani. Il tutto tenendo a mente la trasversalità della montagna, e garantendo in ogni iniziativa intrapresa una visione di insieme.

Accademia inizia quindi ad organizzare dei percorsi anche all'interno delle scuole – lavorando sia con gli studenti che con gli stessi insegnanti.

Nel 2015 un ordine del giorno del Consiglio Provinciale chiede, su invito delle associazioni di categoria, che il mondo della scuola si faccia carico della formazione sulla conoscenza e importanza del turismo partendo dal connubio tra montagna, giovani generazioni, specificità del territorio. Ci si basa su una rilevazione effettuata e secondo la quale vi era un'ignoranza diffusa per quanto riguardava l'importanza del turismo e della sua centralità a livello sia economico che sociale: nonostante fosse una delle principali fonti di entrata per la Provincia; spesso il turista veniva percepito dalla popolazione locale come una scocciatura da sopportare.

Accademia recepisce queste indicazioni ed avvia una collaborazione con IPRASE dal titolo “Turismo a Scuola”. Grazie al settore turistico, e all'importanza che questo riveste per l'economia trentina la montagna entra così a pieno titolo nella formazione scolastica.

Allo stesso tempo si avvia un'indagine per capire quale sia il rapporto dei giovani con la montagna. Viene così redatto lo studio “Giovani e montagna”, presentato nel 2018, che ha esplorato le valutazioni e le aspettative di molti giovani che scelgono la montagna per viverci e caratterizzano il fenomeno sociale in corso di un ritorno alla montagna (tutti i materiali sono leggibili e sfogliabili sul sito di Accademia).

Coinvolgimento degli insegnanti

Si parte dall'inizio, ovvero dagli insegnanti. L'idea è quella di coinvolgere tutto il settore scolastico – dalle elementari e medie ai licei alle scuole tecnologiche passando per le professionali. Era necessario studiare dei curricola che si adattassero agli studenti dai 6 ai 19 anni: impresa per niente semplice visto che non esistevano precedenti. Era tutto da inventare.

In quest'ottica tra il 2016 ed il 2018 si mettono al lavoro i gruppi composti da insegnanti che hanno prima partecipato ad una formazione specifica per quanto riguardava turismo e montagna, collegata a tutti gli aspetti più specifici: dalle terme alle vacanze in campagna e tenendo sempre bene a mente il territorio trentino – composto per lo più da laghi e montagne, con tutte le attività (sportive e non) che ci ruotano intorno. Oltre a questo si è andati a lavorare anche sul turismo per tutti, oggetto del progetto “Montagna Accessibile” iniziato in Accademia fin dalla nascita della stessa, attento all'inclusione sociale – visto e considerato che le persone con disabilità sono attualmente un target turistico in crescita. Gli insegnanti che hanno partecipato a questa iniziativa sono stati scelti con il criterio della rappresentanza territoriale e svolgono il proprio lavoro in istituti diversi, in modo da coinvolgere tutto il mondo scolastico .

Da questo momento in poi il coinvolgimento degli insegnanti ha iniziato ad avere delle ricadute effettive anche sui ragazzi. Le attività realizzate si sono articolate su due diversi ambiti:

  • montagna scuola e turismo: curricola scolastici e alternanza scuola-lavoro;
  • iniziativa "Ragazzi al rifugio".
  • Iniziativa “Rifugio Plus “

Montagna e scuola: i curricola e l'alternanza scuola-lavoro

In questo contesto l'alternanza scuola lavoro si è rivelata una vera e propria opportunità: non solo si è potuto inserire lo studio dell'ambiente montano a livello di curricola, ma si è riusciti a dare concretezza all'offerta formativa per i ragazzi. Portiamo l'esempio di quattro diversi istituti ed iniziative.

Presso la Gardascuola (Arco) si è realizzato il progetto "Discorsi di montagna"; qui il focus era creare un rapporto orizzontale tra studenti e formatori, facendo sì che alcuni ragazzi delle classi di quarta superiore venissero formati per promuovere la montagna agli studenti di elementari e medie. La formazione verteva da un lato su contenuti che veicolassero valori ambientali, sociali, ed economici comuni nella montagna trentina e con le montagne presenti nel mondo – cosa accomuna questi territori, che differenze ci sono; dall'altro, su come presentare questi argomenti. L'attività è stata realizzata anche grazie alla disponibilità di Giorgio Salomon, autore di numerosi scatti e riprese video di carattere giornalistico che hanno come protagonisti vari luoghi montani nel mondo.

Presso l'Istituto La Rosa Bianca – Weisse Rose di Cavalese (Val di Fiemme) invece, ci si è concentrati sull'interconnessione tra turismo, ambiente e disabilità; il tutto anche attraverso i marchi Open. Questi sono delle certificazioni che garantiscono la fruibilità e l'accesso alle persone disabili, e si dividono in tre categorie: marchi OPEN (si riferiscono alle strutture, pubbliche e private, edifici sportivi e culturali, strutture ricettive e commerciali, sentieri e percorsi naturalistici); marchi OPEN AREA (territori e destinazioni turistiche); e marchi OPEN EVENT (eventi sportivi e culturali di piccole e grandi dimensioni). Come nel caso di Gardascuola, anche qui i ragazzi prima hanno partecipato a diverse formazioni: vi è stata ad esempio il dark camion, ovvero l'esperienza di stare al bar all'interno di un camion al buio. Si ha una consumazione ma tutto si svolge completamente al buio e poi ci si confronta su come ci si è sentiti insieme ai rappresentanti di IRIFOR, l'associazione organizzatrice. Oppure la formazione con la Cooperativa Handicrea per quanto riguarda le schede di certificazione previste per le strutture ricettive. A seguito di questo i ragazzi si sono dati da fare per realizzare un'analisi e capire il grado di certificazione di un albergo con cui i professori avevano preso accordi.

Nel percorso proposto all'interno del corso di Alta Formazione per Tecnico Superiore dei Servizi della Filiera Turistica e Ricettiva presso l'ENAIP di Tesero (Val di Fiemme) si è invece concretizzato il progetto "BE OPEN". Questa iniziativa, come la precedente, si basa sui marchi OPEN; l'obiettivo era trasmettere ai ragazzi l'idea che il turismo accessibile non è "solo" un discorso di giustizia sociale e pari opportunità, ma anche un'opportunità di business vera e propria. Come nel caso precedente, anche qui i ragazzi hanno partecipato a delle lezioni in aula insieme ai vari esperti dei marchi Open; seguite da attività di training sul campo, grazie alle quali hanno imparato come mappare una struttura e come rilevarne il grado di accessibilità.

Vi è poi stato il progetto di alternanza scuola-lavoro collegato all'offerta turistica per la montagna portato avanti da una classe di quarta superiore dell'Istituto Tecnico Tambosi di Trento, "Selva Green". I ragazzi hanno realizzato uno studio su un piccolo borgo della Valsugana, Selva di Grigno. Si tratta di un paese con una comunità molto coesa, che ha subìto gli effetti dello spopolamento anche se è ricco di risorse interessanti per il turismo. I ragazzi – con la loro insegnante – sono partiti da qui: cosa si può fare per valorizzarlo? Il tutto era organizzato come un vero lavoro, con la committenza del comune di Grigno; c'erano scadenze da rispettare ed obiettivi da raggiungere. Hanno portato delle proposte innovative basandosi su di un grande lavoro di analisi: hanno realizzato delle interviste, sono andati a studiare la storia del territorio - tutto per fare in modo che le idee fossero compatibili con la comunità. La prima manifestazione organizzata è stata un successo di turisti e Comunità.

Quattro istituti diversi, un solo denominatore comune: i ragazzi come protagonisti del loro apprendimento, apprendimento che coinvolge anche la comunità del territorio montano in cui si sono andati ad inserire.

L'iniziativa "Ragazzi al  rifugio"

In collaborazione con l’Università di Trento e l’Istituto di Studi Sociali, Accademia della Montagna predispone uno studio nel quale si dimostra quanto poco i ragazzi trentini frequentino la montagna; nasce così il progetto “Ragazzi al rifugio” in collaborazione con Iprase (Istituto Provinciale per la Ricerca e la Sperimentazione Educativa). In ogni Istituto scolastico ci sarà un insegnante riferimento per le tematiche della montagna; si raccolgono i materiali progettuali che ogni scuola realizza in merito al tema e si costituisce un gruppo di lavoro con la scuola per definire i curricula della Conoscenza della Montagna che nei programmi scolastici trentini è materia di studio curriculare.

Dalla valutazione dei progetti scolastici si premiano le prime cinque delle scuole di ogni ordine e grado con un'esperienza in montagna di una giornata per i più piccoli; e di un giorno e una notte in rifugio per gli alunni delle scuole superiori. Sono oltre 300 i ragazzi che ogni anno vanno in montagna con questo progetto.

Questo progetto prende vita nel 2013: Accademia ed IPRASE organizzano un concorso aperto al mondo della scuola – i vincitori hanno la possibilità di trascorrere una notte in rifugio, vivendo così l'esperienza della montagna. A tal proposito Paolo Baldo, guida alpina, ricorda: "A me pare che la fase della programmazione e organizzazione dell’uscita sia la più difficile: nello zaino hanno di tutto e di più, una volta una ragazzina è venuta perfino con la borsetta del trucco. Anche farli camminare è difficile, spesso hanno zero allenamento. Ma poi ce la fanno, e quando tornano a casa sono soddisfatti. È divertente: ad esempio dò loro in mano la cartina e chiedo di leggerla. In genere c'è una reazione di panico perché non la sanno orientare. Poi gli fai conoscere le tabelle del CAI e della SAT. Anche quest'anno siamo arrivati in rifugio, e la prima cosa di cui si sono preoccupati i ragazzi era la doccia - ma di acqua ce n'era pochissima perché non era mai piovuto. C'è il fare a gara per caricare il telefonino, ed essere sicuri che vada internet. E poi li vedi tutti impacciati con il vestiario e le attrezzature...". Segnale che il lavoro da fare, a livello culturale, è ancora tanto. 

Montagna e università progetto “Rifugio Plus”

Da questo quadro non può mancare il mondo dell'istruzione universitaria: Accademia ha lavorato anche in questa direzione, aprendo tre fronti: con gli studenti corso di laurea specialistica quinquennale in ingegneria edile – architettura; con gli studenti stranieri presenti nelle varie facoltà; infine, con alcuni studenti e uditori esterni del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica.

Dalla ricerca già citata sul rapporto tra i giovani e la montagna, era emerso inoltre che i giovani, e le ragazze in particolare, non ritenevano il rifugio un luogo confortevole per soggiornarvi. Così nasce il progetto “Rifugio Plus” con l’Università di Trento (Dipartimento Civile ed Ambientale corso in Architettura) che come esame di laurea ha inserito la progettazione e/o la ristrutturazione di rifugi esistenti con logiche di maggior comfort e particolare attenzione ambientale. Il progetto, alla sesta edizione, è sempre presente al Trento Film Festival della Montagna con i plastici realizzati e per due anni anche alla biennale di Venezia.

Il progetto si articola in varie fasi. Gli studenti sono stati invitati a rispondere ad una richiesta di maggior confort nei rifugi ; hanno trascorso due notte in un particolare rifugio; è seguito un ciclo di lezioni teoriche per arrivare poi all'ultimo step: individuare uno o due esempi specifici di strutture problematiche su cui confrontarsi e creare dei progetti di ristrutturazione. E’ da ricordare come malghe, bivacchi e rifugi siano stati costruiti un secolo fa; da allora sono cambiate tante cose, non da ultimo chi frequenta la montagna e la  percezione di comfort. Gli studenti ne sono consapevoli, e lavorano ogni anno su questo prendendo in considerazione rifugi alpini, bivacchi, malghe dismesse, centri abitati alpini; l'obiettivo è favorire la consapevolezza della fragilità dell’ambiente di montagna. e secondario far vivere loro un'esperienza diretta in modo che si appassionino. Ogni anno con questa iniziativa sono stati creati 30-40 progetti con cui poi si sono allestite delle esposizioni.

Oltre a questa iniziativa, nel 2016 si sono coinvolti anche gli studenti stranieri presenti in Trentino, grazie al progetto “Studenti internazionali ambasciatori delle Dolomiti nel mondo": 6 incontri, 5 enti, 106 studenti internazionali coinvolti. Lo schema è simile agli altri: ci sono state delle lezioni frontali riguardanti la storia e la politica; e poi varie escursioni nelle Valli delle Dolomiti ed una visita al MUSE – Museo delle Scienze.

Per quanto riguarda la collaborazione di Accademia con l’Università di Trento con il Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica si è realizzato il corso dal titolo “Accessibilità e protocolli OPEN. La figura del Consulente” per istituire la figura prevista dalle linee guida specifiche. Il modulo - ha visto la partecipazione di 29 allievi (21 studenti universitari ed 8 esterni). Anche in questo caso, alle lezioni frontali hanno fatto seguito esercitazioni sul campo – in particolare sul territorio della Vigolana – dove si è andati a realizzare una valutazione sul grado di accessibilità di due alberghi, tre ristoranti e un bar pasticceria, due parchi, un percorso, quattro uffici e tre negozi.

Conclusioni

Insegnare la montagna a scuola sembra dunque possibile, almeno se prendiamo ad esempio il grande lavoro di rete svolto negli anni da Accademia della Montagna. Un grande lavoro di rete che serve da più punti di vista: ricrea il legame tra i giovani ed il proprio territorio di appartenenza; fornisce loro strumenti (conoscenze, competenze, abilità) che poi torneranno utili non solo a livello personale, ma anche professionale; fa incontrare i diversi attori: associazioni e cooperative locali con imprenditori, mondo della disabilità e mondo scolastico, turisti e locali.

A tutti gli effetti pare ci sia tutto da guadagnare e nulla da perdere. Creare queste occasioni aiuta a far sì che i giovani vivano la montagna? Chiudiamo riprendendo le parole di Egidio Bonapace, guida alpina, gestore di rifugio maestro di sci e già presidente di Accademia della Montagna del Trentino: "Sono le emozioni che ti fanno ricordare le cose: puoi raccontare che la montagna è bella ma non ci crede nessuno, le cose le devi provare. Se vai in un posto e dici "avrò sudato, sarò stato anche stanco, sarà stata una faticaccia però è un bel posto" e vivi l'emozione, poi quella ti resta. La montagna è un valore in primo luogo culturale, e poi economico".

SITOGRAFIA

Scheda realizzata da Novella Benedetti

E' vietata la riproduzione - integrale o parziale - dei contenuti di questa scheda su ogni mezzo (cartaceo o digitale) a fini commerciali e/o connessi a attività di lucro. Il testo di questa scheda può essere riprodotto - integralmente o parzialmente mantenendone inalterato il senso - solo ad uso personale, didattico e scientifico e va sempre citato nel modo seguente: Scheda "Montagna e scuola" di Unimondo: www.unimondo.org/Guide/Ambiente/Montagna-e-scuola

Istituzioni e Campagne

Internazionali e nazionali

Video