Ecologia

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"Più lenti, più profondi, più dolci". (Alex Langer)

 

Introduzione

Come conoscenza e rispetto dell’ambiente naturale, la disciplina naturalistica dell’ecologia ha rivestito un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo, sin dalle società primitive. Già Aristotele, Ippocrate e Plutarco nell’antichità hanno affrontato temi che oggi definiremmo “ecologici”, in quanto legati ai rapporti fra ambiente e specie viventi, animali e vegetali. Il termine “ecologia” (dal greco óikos “casa” e lógos, “discorso”) nasce però solo nel XIX secolo. A proporlo su basi scientifiche è il biologo tedesco Ernst Haeckel nel 1869, per indicare la scienza dei rapporti fra gli esseri viventi e fra questi e l'ambiente circostante: dai cicli naturali degli elementi alle catene alimentari e le dinamiche delle popolazioni vegetali o animali.

Nel senso più moderno, l’ecologia si dirama dagli studi di Darwin sulla teoria dell’evoluzione, fino agli studi sulla distribuzione delle specie vegetali del naturalista Alexander von Humboldt. Nel corso del tempo l’analisi della diffusione delle specie in un determinato ambiente si è poi sviluppata e da branca della biologia è approdata a diversi ambiti di studio. Oggi, pur mantenendo una connessione con l’area scientifica di origine, spazia dai processi biologici a quelli chimico-fisici, dalle dinamiche sociali e quelle economiche, cognitive ed etiche.

Foriera di questa ipertrofica evoluzione, fra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, è stata l’adozione di questo termine da parte dell’opinione pubblica e dei mezzi di comunicazione come vessillo del movimento ambientalista di contestazione alle alterazioni provocate all'ambiente naturale dall’ inquinamento, dalla congestione urbana, dal traffico automobilistico, dall' espansione dei consumi e la speculazione edilizia.

Dopo l’euforia dell’abbondanza energetica del dopoguerra, dell’evoluzione tecnologica e dell’incessante sviluppo economico, urbano e commerciale, animato essenzialmente da logiche utilitaristiche e miopi rispetto all’ambiente, si risveglia una coscienza attenta alla tutela paesaggistica, a un impiego consapevole delle fonti di energia. Negli anni ’70 nascono diversi gruppi e associazioni promotrici di battaglie "ecologiche" per la tutela della natura - dalla costituzione delle zone protette, alla difesa dei litorali e dei fiumi, alla lotta contro i pesticidi e l'energia nucleare, contro le fabbriche inquinanti, contro gli scempi edilizi, e tutto ciò che può recare danno all’ambiente e all’armonia con quanto ci circonda.

Un approccio ecologico fiorisce in diversi ambiti disciplinari, tanto che oggi si può parlare di ecologia della mente, filosofia o sociologa ecologica, economia ecologica, ecologia umana, pianificazione ecologica dell’ambiente. Ciò non toglie che, accanto ai percorsi più concreti e solidi, si registri una mercificazione del termine, adottato come strumento di marketing in diversi contesti, al pari di tutti gli aggettivi connessi (come “verde”, “green”, sostenibile...) e di quanto avviene per il concetto di biologico e i suoi derivati (“bio”, “organic”…).

Nonostante l’avanzare dell’“onda verde” e la crescente attenzione dei media e dell’opinione pubblica, la riscoperta della necessità di un equilibrio con l’ambiente non si è ancora tradotta in una reale e condivisa coscienza ecologica e le istanze ecologiche risultano spesso perdenti nel serrato confronto con dinamiche di mercato, finanziarie ed economiche.

 

Limiti (della Terra) ed eccessi (del capitalismo)

Già dalla fine del XIX secolo compare in ambito economico il dibattito sui limiti delle risorse naturali sfruttate dagli esseri umani in attività produttive. Le prime riflessioni su questo rischio appartengono a grandi economisti come Thomas Malthus, John Stuart Mill e, ancora, William Jevons. Gli spunti ottocenteschi, maturati dal principio ecologico dell’esistenza di una capacità portante limitata in qualsiasi ecosistema, hanno poi preso forma successivamente in una denuncia sui rischi del rapido aumento della popolazione mondiale rispetto alle risorse di acqua e cibo. Dagli anni ’60 e ’70 fiorisce su questo tema una ricca letteratura di denuncia e l’invito a porre dei limiti alla crescita della popolazione, dei consumi e del connesso degrado ed esaurimento delle risorse naturali.

Recentemente il dibattito si è sviluppato nel tema della "sostenibilità", mettendo in discussione le attività economiche e produttive, così come le regole alla base dell’economia mondiale e dei suoi approcci capitalistici. Fin dagli anni ’60, l'ecologia nasce dal conflitto fra la difesa dei beni collettivi e le azioni di appropriazione di tali beni da parte di interessi privati, spesso rappresentati da grosse multinazionali. Il tema della difesa dell’ambiente dalla cupidigia di interessi capitalistici ha portato anche alla elaborazione di una nuova teoria del diritto che affonda le radici in norme e leggi esistenti ma dimenticate, che nel passato avevano consentito di difendere i beni collettivi: boschi e pascoli soggetti a usi civici, demanio fluviale e marittimo.

 

Le lotte ecologiche

La nascita e lo sviluppo delle tematiche ecologiche e dei movimenti connessi ha coinvolto milioni di persone, attecchendo in primo luogo nei paesi industriali, i primi a essere investiti dalle conseguenze dell’inquinamento e dello sfruttamento eccessivo delle risorse ambientali. Il movimento si è articolato in diverse forme: dai piccoli gruppi locali fino a vere e proprie associazioni, con decine e centinaia di migliaia di iscritti. Spesso l’anelito ambientalista si fondeva a motivazioni progressiste “di sinistra”.

Da questa base in parte sono poi scaturiti movimenti "verdi" che hanno assunto il carattere di "partiti", con aspirazioni di rappresentanza politica, nelle amministrazioni locali e nei parlamenti nazionali. A partire dagli anni 1970-1985 si è creato un forte legame fra movimenti di contestazione ecologica e movimenti pacifisti, antimilitaristi e nonviolenti. L’attenzione per l’ecologia e l’ambiente è successivamente approdata anche nei sud del mondo. Superata una prima diffidenza nei confronti di questi nuovi temi, che suonavano come una ulteriore forma di colonialismo economico, sono sorte numerose iniziative testimonianti la nascita di un approccio ecologico.

 

Le fasi internazionali della riflessione ecologica

Il tema dell’ambiente si affaccia timidamente nelle conferenze dell’Onu e delle sue agenzie negli anni ’60. Già alla fine del decennio si moltiplicano gli incontri sul tema mentre matura la consapevolezza che le risorse della Terra debbano essere tutelate attraverso pianificazioni strategiche. Tappa fondamentale, mentre andava profilandosi la grave crisi petrolifera degli anni ‘70, è la Conferenza Onu sull'"ambiente umano", tenutasi a Stoccolma nel giugno del 1972, il primo incontro internazionale che focalizza l’attenzione sulla protezione dell’ambiente naturale come condizione per lo sviluppo delle popolazioni umane.

Da questa occasione nasce una Dichiarazione (in .pdf), pietra miliare nella definizione del concetto di sostenibilità, che contiene provvedimenti di regolamentazione delle attività umane in relazione all’impatto sull’ambiente e sul clima. Vengono dichiarati la libertà, l'uguaglianza e il diritto ad adeguate condizioni di vita; la necessità di protezione, preservazione e razionalizzazione delle risorse per il beneficio delle generazioni future; il ruolo fondamentale della conservazione all'interno dei processi legislativi ed economici. Tra le decisioni anche l’istituzione del Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep) e di un organo di monitoraggio ambientale su scala globale, Earthwatch. Si istituisce infine la Giornata mondiale per l’ambiente (5 giugno), appuntamento annuale per rimarcare l’impegno nella protezione dell’ambiente umano e naturale.

Seguono altri incontri dedicati a temi specifici: la conferenza sulla popolazione (Bucarest 1974, poi Cairo 1984), sull'habitat (Vancouver 1976, poi Istanbul 1996), sull'acqua (Mar del Plata, 1977), sulla desertificazione (Nairobi, 1977), fino alla Conferenza di Rio de Janeiro (1992) su "ambiente e sviluppo", con vari tentativi di arrivare ad accordi per fermare (o rallentare) i mutamenti climatici o la perdita di biodiversità.

Quest’ultima in particolare ha rappresentato una svolta epocale tra gli accordi in materia ambientale, segnando la presa di coscienza definitiva della necessità di gestire le questioni ambientali su scala globale e trasversale a più settori. Ne nascono alcuni documenti fondamentali: la Dichiarazione su ambiente e sviluppo (nota come "Carta della Terra"), l'Agenda 21, I principi di gestione delle foreste, la Convenzione sulla diversità biologica quadro sui cambiamenti climatici (Framework Convention on Climate Change), piú nota come Convenzione di Rio (in .pdf).

Dopo cinque anni, la comunità internazionale torna a discutere di problemi ambientali, e in particolare di quello del riscaldamento globale, nella conferenza di Kyoto. Dopo i criteri generali di Rio a cui le singole nazioni si sarebbero potute - ma non dovute - attenere, a Kyoto viene stilato un Protocollo con obiettivi precisi e vincolanti che impegnano i paesi industrializzati e quelli a economia in transizione (i paesi dell’Est europeo) a ridurre complessivamente del 5% le principali emissioni di gas capaci di alterare l’effetto serra naturale del pianeta fra il 2008 e il 2012.

L’urgenza di strategie globali su altri temi critici per il futuro del pianeta – acqua, energia, salute, sviluppo agricolo, biodiversità e gestione dell’ambiente – ha motivato l’organizzazione del summit internazionale sullo sviluppo sostenibile (WSSD - World Summit on Sustainable Development), tenutosi a Johannesburg nel 2002. Contrastanti i pareri sul successo dell’incontro e sulla efficacia del documento finale. Le principali associazioni ambientaliste e le organizzazioni non governative si sono dichiarate deluse dei risultati, soprattutto per la mancanza di un preciso calendario di attuazione e di una ferma volontà politica. Tra gli impegni principali quello di dimezzare entro il 2015 il numero degli individui senza accesso alla risorsa “acqua”; sono state promosse iniziative per stimolare la ricerca e l’applicazione delle energie rinnovabili. Il termine del 2010 è stato fissato per i progetti dedicati alla diminuzione della perdita di biodiversità.

Un’iniziale intesa sulla messa al bando dei pesticidi entro il 2020 non ha poi trovato una definitiva conferma. Così come si è avuto uno scontro in merito agli aiuti economici all’agricoltura dei paesi del sud del mondo, ritenuti dai delegati Usa ed europei un ostacolo allo sviluppo e alle esportazioni. In ambito Onu, fra conferenze e incontri internazionali, i vari temi che afferiscono al campo dell’ecologia sono stati regolati fino a oggi da ben 500 accordi multilaterali, mentre le competenze sono state suddivise fra diversi organi e agenzie: non solo l’agenzia per il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, ma anche organismi come la Fao, l’Unesco, l’agenzia per il Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (Undp) e la Banca mondiale. Solo nel maggio 2009 è stato deciso di costituire un organismo unico per l’ecologia. Presieduto inizialmente dal ministro italiano all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, come indicato dai Paesi industrializzati, e da un copresidente espresso dai Paesi in crescita, l’organismo, chiamato Gruppo Ieg (International Enviromental Governance) si occuperà di riscrivere le regole internazionali sull’ambiente delle Nazioni Unite.

Un nuovo passo verso la elaborazione di un reale approccio ecologico globale anche alla luce della negativa congiuntura economico-finanziaria, intepretabile anche in chiave ecologica. In ambito internazionale si registra qualche schiarita dall’elezione del presidente americano Barack Obama, che, con una totale inversione di rotta rispetto agli otto anni di George Bush, ha lanciato un “New Deal verde”, un piano di riconversione dell’economia per uscire dal tunnel della recessione: da una parte l’investimento di 150 miliardi di dollari in dieci anni sulle energie verdi e la creazione di 5 milioni di nuovi posti di lavoro, dall’altro massicce misure di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni di CO2.

La “rivoluzione verde” annunciata da Obama ha trovato una calda accoglienza in Europa, in particolare in previsione della Conferenza sul cambiamento climatico (UNFCCC) in agenda a Copenhagen per dicembre 2009, da cui dovrebbe nascere il nuovo accordo globale successivo al Protocollo di Kyoto. Una armonia internazionale appare indispensabile più che mai, come ribadito dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon nel suo messaggio in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente 2009: "La crisi economica e finanziaria che sta investendo il globo è un vero e proprio campanello d’allarme sulla necessità di aggiornare schemi di crescita ormai superati e compiere una transizione verso una nuova era di sviluppo che sia più verde e più rispettoso dell’ambiente". "Il mondo - ha chiuso Ban - ha bisogno di un 'Nuovo accordo verde' che si concentri sugli investimenti in risorse rinnovabili, infrastrutture eco-compatibili e energie efficienti. Questo determinerà non soltanto creazione di posto di lavoro e stimolo alla ripresa economica, ma concorrerà anche ad affrontare il problema del riscaldamento globale".

 

Ecologia "made in Italy"

In Italia i temi ambientale approdano a livello istituzionale in occasione della elaborazione negli anni ’60 delle leggi contro l'inquinamento dell'aria e delle acque, dalle norme sulla biodegradabilità dei detersivi e su altri argomenti che all’epoca non portavano ancora l'etichetta dell'"ecologia". Nel 1970 il presidente del Senato Amintore Fanfani costituì una commissione "speciale" mista di senatori e studiosi sui "problemi dell'ecologia". Da allora il governo italiano ha partecipato alle iniziative europee, anche se spesso recependo le direttive in ritardo.

Nel 1974 ha avuto breve vita un "ministero dell'Ecologia", poi divenuto ministero dei Beni culturali e ambientali. Dopo un altro ministero dedicato nel 1983, nel 1987 è stato creato ministero dell'ambiente, "con portafoglio". Nel corso dei decenni si sono susseguiti diversi dibattiti parlamentari sui tanti temi che afferiscono alla sfera dell’ecologia e ne sono scaturite diverse leggi “ambientali” che necessitano di essere analizzate in riferimento ai singoli temi trattati. Ruolo decisivo hanno svolto le associazioni e i gruppi ecologici, sorti a partire dal 1948 con Pro Natura, mentre la Costituzione Repubblicana parlava ancora di natura e di paesaggio intesi come quadri soggettivi di una non meglio precisata “bellezza” (art. 9).

La presa di coscienza delle implicazioni sociali e politiche della difesa della natura deve molto all’attività delle associazioni poi sorte (Italia Nostra, il WWF, Amici della Terra, Greenpeace, Legambiente e altre), che hanno determinato un continuo sviluppo della normativa di settore e continuano a lavorare nel campo dell’educazione ambientale, della progettazione e perimetrazione di aree protette.

Una proposta di legge dell’aprile del 2009 ne minaccia però l’attività di salvaguardia dell’ambiente, dei territori e della salute in sede giudiziaria. Secondo l’articolo 1 della proposta di legge del Pdl: «Modifica all’articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349, in materia di responsabilità processuale delle associazioni di protezione ambientale», ribattezzata da Legambiente la “Blocca-ricorsi”, se le associazioni fanno ricorso al Tar contro la realizzazione di un’opera, determinando la sospensione dei cantieri, ma poi il ricorso viene respinto, allora ne rispondono sia in sede civile sia con il risarcimento danni e le spese di giudizio. «Una proposta di legge in assoluto contrasto con i principi comunitari di accesso alla giustizia – dice Vanessa Ranieri, presidente del Wwf Lazio. Ma soprattutto anticostituzionale», perché la possibilità di sospendere un’opera è inibita soltanto alle associazioni ambientaliste: dunque, la norma è discriminatoria.

Oltre ai dubbi di costituzionalità, è evidente un’emergenza democratica. Nel giugno del 2009 Greenpeace, Legambiente e WWF hanno inviato al ministro dell’Ambiente in carica, Stefania Prestigiacomo, un documento con le loro richieste per un accordo sul clima che propone, tra l'altro, la riduzione del 40% di CO2 entro il 2020 e fondi per almeno 110 miliardi di euro l’anno, messi a disposizione delle economie ricche per finanziare la lotta alla deforestazione, l’adattamento e il trasferimento delle tecnologie pulite nel sud del mondo.

 

Bibliografia

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Caracciolo, L'ambiente come storia, Bologna, il Mulino, 1988

F. Giovannini (a cura di), Le radici del verde. Saggi critici sul pensiero ecologista, Bari, Dedalo, 1991

Farro, La lente verde. Cultura politica e azioni ambientaliste, Milano, Franco Angeli, 1991

Sansa, I diritti dell'ambiente. Gli atteggiamenti della società e delle istituzioni, Bologna, Zanichelli, 1981

S. Schmidheiny, Cambiare rotta, Bologna, il Mulino, 1992

 

(Scheda realizzata con il contributo di Francesca Naboni)

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