Dalla Groenlandia all’Africa, una corsa contro il tempo

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Oliviero Alotto - Foto: Lastampa.it

Giorni improvvisamente afosi, in poche ore sono passata dal pile alle infradito. Il calore compatta l’atmosfera, offusca la lucidità del lavoro. Esco per un’ora di allenamento, e la fatica prende possesso di muscoli e pensieri… “dai, coraggio, è che senti la primavera”, me la sarei raccontata un po’ di tempo fa. Eppure adesso non riesco più a fare a finta di niente: anche sui nostri giorni locali impattano le conseguenze di cambiamenti nel clima e nell’equilibrio tra terra e cielo, e noi proviamo a fare i surfisti inesperti del presente, precari anche nelle temperature. Correre diventa una sfida contro la gravità umida. Ma la mia è ben poca cosa a confronto della corsa estrema che nei giorni scorsi ha affrontato un mio coetaneo, Oliviero Alotto. Ve la racconto, perché se lo merita.

Oliviero Alotto, attivista italiano classe 1983, è tra i fondatori a Torino dell’associazione Terra del Fuoco e da anni si impegna in battaglie che smuovano le coscienze per la tutela dell’ambiente e del Pianeta. Ama le montagne, l’atletica e la corsa, ma anche il cibo buono e sano, tutti aspetti della vita che contribuiscono a creare relazioni tra le persone e a permettere loro di scoprire – e scoprirsi – nella natura. Ecco quindi perché dal 3 al 6 giugno Oliviero ha percorso 250 chilometri in solitaria alternando corsa e canoa in Groenlandia, un evento a cui si è preparato per mesi, correndo almeno 100 chilometri a settimana e includendo nel suo allenamento sessioni di bicicletta.

Race against Time è un’impresa nata dalla collaborazione con Slow Food, principalmente per attirare l’attenzione sulle ripercussioni dei cambiamenti climatici sull’ambiente, gli animali, le comunità locali. Ma lo scopo della traversata di Oliviero in Groenlandia lo porta verso un traguardo diametralmente opposto: raccogliere fondi per il progetto 10.000 orti in Africa, che punta a realizzare diecimila orti buoni, puliti e giusti nelle scuole e nei villaggi africani, al fine di garantire alle comunità cibo fresco e sano, ma anche con l’obiettivo di formare leader consapevoli del valore della propria terra e della propria cultura, che siano protagonisti del cambiamento e del futuro di questo continente.

Come mai però una corsa tra i ghiacci della Groenlandia, per sostenere la realizzazione di orti in Africa? C’è un filo rosso che lega nella corsa di Oliviero questi due continenti: il percorso che ha seguito l’ha portato a muoversi sulla più grande isola della terra tra gli spazi ormai liberi dopo il grave e inarrestabile ritiro dei ghiacciai (111 chilometri cubici persi nel 2003 – 428 chilometri cubici persi nel 2013), allacciandoli in maniera virtuale al continente africano dove, senza colpa, si stanno pagando a caro prezzo e più che altrove gli effetti di questi cambiamenti (solo il 4% delle emissioni di gas serra provengono dall’Africa). Il tragitto, che ha coperto oltre 200 chilometri, ha seguito le tracce degli antichi fiumi che percorrevano le vallate nella regione sudoccidentale della Groenlandia, dove gli effetti dei cambiamenti climatici in corso sono irreparabilmente evidenti. 

Quella offerta dall’atleta è quindi un’opportunità non solo di rilanciare uno dei progetti più cari e più impegnativi per Slow Food, ma anche di attirare l’attenzione su quanto siamo inesorabilmente legati gli uni agli altri per il destino del nostro Pianeta. In concreto, ogni chilometro percorso andrà a costituire un contributo alla creazione di un orto per la scuola di Kachwamba in Uganda, garantendo ai bambini e alla comunità rurale di questa regione accesso appropriato a un cibo sostenibile sia per l’ambiente che per l’economia locale. 

Alotto ha promosso in quest’iniziativa coerenza in ogni ambito, fin nella dieta che ha seguitosia durante l’allenamento che nel corso della traversata: ha escluso le proteine animali e ha previsto l’assunzione di legumi, cereali, cioccolato, frutta secca e regolari digiuni che, secondo studi recenti, promuovono i regolari meccanismi delle cellule per mantenersi in salute, evitando infiammazioni e migliorando il microbioma intestinale. Il cibo è infatti strettamente legato ai cambiamenti climatici: si pensi che oltre 1/5 delle emissioni di gas serra deriva dalle attività di produzione di ciò che mangiamo.

#runningforclimate è dunque una gara contro il tempo, un’impresa estrema per sollecitare ciascuno di noi a fare qualcosa, quel poco che ci è possibile anche come singoli, per dare il nostro contributo, anche attraverso piccole e apparentemente isolate azioni quotidiane, per arginare gli effetti – e prima ancora le cause – degli stravolgimenti climatici in atto. In questo senso l’attenzione di Slow Food alle filiere del cibo viene in soccorso per suggerire qualche piccolo gesto da mettere in pratica nelle nostre vite: mangiare meno carne e di migliore qualità; evitare il pesce proveniente da allevamenti intensivi; fare liste della spesa e non comprare d’impulso; variare gli acquisti e non scegliere in base a ragioni estetiche, ma in base alla stagionalità; comprare prodotti il più possibile locali e senza imballaggi; controllare le scadenze, a partire dal proprio frigorifero, per evitare gli sprechi; fare un utilizzo parsimonioso dell’acqua.

Qualche spunto lo abbiamo: non basta e non è sufficiente, lo sappiamo, ma non ci servono nemmeno la forza e il fisico di Oliviero per fare qualcosa. Possiamo partire da qui, dal nostro piccolo, dal nostro poco.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale. Collabora regolarmente con realtà che si occupano in particolare di divulgazione ambientale, aree protette e sviluppo sostenibile.

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