Se gli OGM salvano i prodotti tipici: le incredibili dichiarazioni di Clini

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Italia OGM? No grazie – Foto: www3.varesenews.it

Il ministro dichiara, poi smentisce. Uno stile che ci ricorda qualcuno. Grave che questo avvenga per la questione OGM. Il ministro in questione è Corrado Clini che guida il dicastero dell’ambiente dell’esecutivo Monti. Il 15 marzo 2012, reduce da un incontro infruttuoso in sede europea proprio per discutere di OGM, in un’intervista al Corriere della sera, Clini spariglia con affermazioni tra il preoccupante e il paradossale. Confondendo le biotecnologie con gli OGM, Clini parla di una opposizione pregiudiziale alla ricerca che impedisce al nostro paese di sviluppare le meravigliose potenzialità della tecnica che dai nuovi preparati dell’industria farmaceutica ai biocarburanti promette di cambiare il mondo. Senza gli OGM non avremmo avuto “Il grano duro, il riso Carnaroli, il pomodoro San Marzano, il basilico ligure, la vite Nero D’Avola, la cipolla rossa di Tropea, il broccolo romanesco”. Se lo dice un ministro…

In un comunicato successivo Clini attenua l’apertura italiana agli OGM, mentre il collega all’agricoltura Mario Catania prende le distanze, tagliando corto “Non si può certo dire che abbiamo il San Marzano o altri prodotti perché abbiamo fatto manipolazioni genetiche”. Come la mettiamo allora?

Ci aiuta il presidente di Slowfood Italia Roberto Burdese: “Ingegneria genetica e biotecnologie sono due cose diverse e non possono essere messe sullo stesso piano. Poi anche se gli italiani si sono espressi per un no deciso sugli Ogm un conto è parlare di sperimentazione, non in campo aperto, un altro è parlare di coltivazione.

L’ingegneria genetica rappresenta solo una parte del più ampio settore delle biotecnologie e fa riferimento a un insieme di tecniche che permettono di isolare geni da un organismo, clonarli e introdurli in un altro organismo, quasi sempre appartenente a una specie molto lontana. Le varietà di cui parla il Ministro Clini, dal pomodoro San Marzano al riso Carnaroli, sono frutto di tecniche di mutagenesi e incroci tradizionali, che non rientrano nel campo dell’ingegneria genetica ma in quello più ampio delle biotecnologie, la cui importanza e utilità è da sempre ritenuta fondamentale (anche da Slow Food) per lo sviluppo del settore agroalimentare (come per altro avviene da secoli)”.

Sulla stessa linea Legambiente: “Crediamo che questa apertura del governo all’introduzione di Ogm nei nostri territori e dunque nelle produzioni made in Italy, sia molto pericolosa e vada nella direzione opposta rispetto alle reali esigenze del Paese. È urgente infatti che per l’agricoltura italiana di qualità, che si identifica nei prodotti tipici, biologici e nelle bellezze del paesaggio agrario, si apra una nuova stagione fatta di norme, come quelle sulla trasparenza delle produzioni e della tracciabilità, necessarie a garantire la sicurezza alimentare e a valorizzare ulteriormente la qualità delle produzioni. È insopportabile e paradossale infatti che esistano casi come quello del pecorino romano prodotto all’estero e spacciato come italiano con il benestare del nostro Stato”

È ancora più dura Greenpeace Italia: “Che serva una riflessione seria, non ci sono dubbi, ma se a promuoverla è un Ministro che non sa distinguere fra incroci e OGM, definendo il riso Carnaroli o la cipolla di Tropea come OGM, forse è il caso di considerare il livello di disinformazione sul tema.

Non solo la gestione Clini sugli OGM, conclusasi nel 1999 [quando era direttore generale del Ministero dell’ambiente, ndr], è stata un far west delle sperimentazioni - in quell’anno le sperimentazioni in corso erano 182 per un totale di 121 ettari, precipitate a 38 su 3,87 ettari nel 2000, dopo una seria e attenta valutazione sui dossier relativi al programma - ma anche i miracoli sugli OGM proclamati dalle aziende del biotech sono stati dei veri e propri flop.

La stragrande maggioranza dei prodotti biotech in commercio, attualmente soia, mais, cotone e colza, hanno una caratteristica principale: sono resistenti alle sostanze chimiche che le stesse aziende producono e vogliono vendere.

I prodotti geneticamente modificati stanno causando lo sviluppo di piante infestanti resistenti agli erbicidi costringendo gli agricoltori che ne fanno uso a ricorrere a quantità sempre maggiori di erbicidi e sostanze tossiche sulle coltivazioni.

Gli OGM che dovrebbero fornire protezione dai parassiti stanno causando il fenomeno opposto. Come il cotone Bt, che ha causato il diffondersi di un super-parassita negli Stati Uniti, e il mais Bt che sempre negli USA ha perso la resistenza ai parassiti e porta gli agricoltori a utilizzi sempre maggiori di insetticidi.”

Insomma, mentre l’Unione europea continua a discutere su nuovo regolamento in materia, qui da noi si cerca ancora di inseguire la tecnica e la cosiddetta ricerca genetica anche in agricoltura. Possibile che si dimentichi che l’Italia, anche dal punto di vista economico, si può rilanciare soltanto attraverso la cultura in tutti i modi la si voglia declinare? Possibile che non si capisca che il resto del mondo conosce il nostro paese per il paesaggio, la musica, il cibo, l’arte, per la capacità di costruire un benessere alternativo al modello di consumo? Aprire agli OGM sarebbe per noi un vero suicidio. [PGC]

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