La tenda e l’agnello

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Gustavo - Foto: Matthias Canapini ®

Cratere. Marche interne. Il centro di educazione ambientale Credia wwf e l’agrinido “La Quercia della Memoria”, pittoresco avamposto multifunzionale gestito da Federica Di Luca, è sta to gravemente colpito dal terremoto del 30 ottobre 2016, nonostante il grosso lavoro di ristrutturazione antisismica del borgo rurale montano di Vallato (Comune di San Ginesio). Nascosto dietro una balla di fieno trotterel la Gustavo, un agnello di pochi mesi originariamente battezzato Gustoso. Ingurgita qualsiasi cosa: ombrelli, sassolini, fiori, erbaccia, lecca le rocce e beve con frenesia la sua dose di latte giornaliero. Federica e il marito Franco, esuli al pianterreno del loro vecchio agriturismo, reagiscono pazienti come meglio possono, portando avanti l’attività barricati tra la cucina rimasta illesa, un ufficio improvvisato a fianco del bagno e un androne inagibile, con un telo bianco a dividere un blocco ap piccicoso di pochi metri quadri che racchiude came ra da letto, salotto, cucina e ripostiglio.

Un semplice telo bianco, unico intermezzo che concede intimità, a regalar una simile parvenza di casa. «Qui a Vallato di San Ginesio abbiamo un intero borgo da ripopolare e rico struire dopo il terremoto. Molti residenti di un tempo sono morti e molti proprietari venderebbero volentie ri. Il paradosso è che in prospettiva si ricostruiranno le case senza le persone interessate a viverle come residenti» racconta Franco, bandendo la tavola con un paio di sottopentole e una caraffa d’acqua fresca. «I nostri borghi ricostruiti dopo il terremoto divente ranno squallidi villaggi vacanze di seconde e terze case, deserti per gran parte dell’anno. I tanti giovani interessanti a rilanciare la vitalità dell’Appennino probabilmente resteranno senza opportunità. Quanti giovani possono oggi permettersi l’acquisto di una casa inagibile venduta a prezzi da autentica specu lazione? Sarebbe grandioso riportare i giovani nell’entroterra marchigiano colpito dal sisma” continua l’uomo, che par guardare la flora e la fauna di questo mondo fisso negli occhi, come se volesse scoprire la nascita dei pensieri o l’origine di una pianta vegetale di seconda categoria.

Il giaciglio notturno è un materasso morbido di colore arancione, adagiato vicino la stufa spenta di una comoda yurtada cui si intravedevano centinaia di stelle impazzite, distorte dalla forma sferica dell’oculo in plastica posto allo zenit.Trentasei metri quadri di ambiente circolare protetto da una struttura in legno rivestita da più strati di tessuto e imbottita con oltre sessanta chili di lana per rendere stabile il calore inter no. La tradizionale tenda dei nomadi mongoli è stata issata laddove, fino a qualche mese fa, trovava forma l’orto dei bambini, come a insegnare anche agli animi puerili che, per forza di cose, nella rinuncia dimora la salvezza.Per quasi un anno bimbi ed educatrici hanno sfidato la neve, la terra tremolante, un’organizzazio ne interna da ripensare continuamente e temperature mattutine di meno quindici gradi massimi registrati. Lo strusciare delle pantofole sui sassolini anticipa la figura assonata di Federica, stretta nella sua vestaglia. «Lo scorso 6 gennaio (2017 ndr), grazie a un’azione corale, siamo riusciti ad allestire la tenda yurta e riaprire rapidamen te l’Agrinido e l’Agrinfanzia, malgrado le difficoltà. Si è formato dal basso un gruppo multidisciplinare di progettazione costituito da diver se competenze e sguardi sull’idea di scuola, educa zione, bambino e ricostruzione, formato da educatri ci, genitori, dipendenti urbanistici del comune di San Ginesio. Ed esperti di pedagogia, psicologia, geologia, ingegneria, architettura e pediatria» esplica Federica, lentamente, meditando sulle parole con attenzione, spazzando il parquet della yurta pri ma dell’arrivo di Kilian, Emilie e gli altri bimbini. 

Ballonzolando nei dintorni, capisco che l’allesti mento della mitica tenda consente non solo la continuità del servizio educativo, ma vuole rappresentare anche l’occasione per una rinascita del piccolo borgo mon tano attraverso la realizzazione di eventi culturali, for mativi ed educativi.Importantissima è la rassegna di eventi denominata “Yurta letteraria” che da gennaio 2018 offre alla comunità e a un pubblico più vasto iniziative varie a carattere culturale e sociale su temi legati al post-terremoto.La stessa yurta per le caratteristiche strutturali, antropologiche e storiche, rappresenta un luogo di ricerca, di dialogo collettivo. Nelle piane di Khatgal, sul confine russo, anziani pastori mi raccontarono di come i giovani mongoli sognano tuttora una casa mo derna in mattoni, non più gher (yurte) tondeggianti perse nella steppa. Ma i vecchi rauchi, con gli zigomi levigati come sassi di fiume, temono che così ognu no si barricherà dentro la propria stanza, rinunciando al contatto umano. La paura del nostro Appennino invece, è di rimanere fiaccato e solo, ucciso da un’in differenza che corre sovrana in tutto il globo, ma l’a pertura di una yurta rappresenta la volontà di restare nei territori feriti per vincere la scommessa di una terra pugnalata ma capace di futuro. Attorno volano gli schia mazzi dei piccoli “studenti” liberi da banchi e paccot tiglie, accorsi a strizzare i fianchi lanosi di Gustavo.

Il lunedì seguente, dal cu cinotto della malconcia struttura in mattoni ci raggiunge adirata Federica, portando un mestolo di minestra calda e un salsicciotto nostrano pronto da affettare. Appoggio il registratore sulle assi del tavolo e galleggio nelle chiacchiere che vanno avanti per due ore buone: «Che cosa potesse significare aprire un servizio educativo permanente in una tenda yurta, di fatto era una novità. E anche una scommessa, perché strutturare in uno spazio aperto, gli angoli e i materiali specifici della nostra attività ha rappresentato una grossa sfida. Poi ci sono state le paure: sarà abbastanza riscaldata? Terrà il vento e la neve?È stato un periodo di grande soddisfazioni sul le scelte fatte, ma la yurta non può essere più una prospettiva accettabile. I bambini sono aumentati, da una parte ci sono famiglie che chiedono e conti nuano ad avere fiducia, dall’altra c’è uno spazio che può cominciare a diventare stretto. Quando si parla di post-emergenza si è tutti proiettati nelle necessità di adattarsi e resistere, perché quella è l’unica e mi gliore soluzione al momento.Ma su un tempo lungo, questa situazione di spazi ridotti si traduce in una gestione quotidiana faticosa. Ecco perché da una parte vogliamo evidenziare la straordinarietà pe dagogica del lavoro fatto in questo ambiente unico e irripetibile. Dall’altra vogliamo riportare l’attenzione sui tempi della ricostruzione: questo tempo di tran sizione non può avere una prospettiva di anni, per lo meno per le scuole, perché si finisce per arrivare a un accumulo di stanchezza da tutti i punti di vista. Sono passati mesi dal principio delle scosse e questa esperienza ha lasciato molte impronte nelle vite del le persone, oltre che nel paesaggio. In un futuro prossimo c'è il progetto di costruire una nuova scuola in legno, con una raccolta fondi che ha già raggiunto il suo scopo e ha permesso l’acquisto del terreno su cui sor gerà l’edificio» racconta ancora l’educatrice, determinata a non gettar la spugna. 

In agosto, a Vallato, il buon Gustavo dilatato allo spasimo è sempre sul pezzo, gourmet senza regola, buongu staio dell’avvenir. Da settembre la yurta e il cortile ospiteranno ben dician nove bambini. Il numero massimo di pargoli raggiun to da quando l’Agrinido ha aperto i battenti. Ciò, pro prio nell’anno tragico del sisma. Non sarà una genesi né una svolta, ma è un comunque un atto di autentica (r)esistenza comunitaria. Aria.

Diari estrapolati da “Il passo dell’acero rosso - alberi, pecore e macerie” (Aras Edizioni). Per informazioni e dettagli: https://www.querciadellamemoria.it/ e https://www.facebook.com/QuerciadellaMemoria/

Matthias Canapini

Matthias Canapini è nato nel 1992 a Fano. Viaggia a passo lento per raccontare storie con taccuino e macchina fotografica. Dal 2015 ha pubblicato "Verso Est", "Eurasia Express", "Il volto dell'altro", "Terra e dissenso" (Prospero Editore) e "Il passo dell'acero rosso" (Aras Edizioni).

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