Italia: l'acqua pubblica è legge in Lazio

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È stato di buon auspicio, oltre che meritato, il Premio Donne Pace Ambiente Wangari Maathai, istituito dall’Associazione A Sud in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne che le donne del Coordinamento Regionale Acqua Pubblica del Lazio hanno ricevuto il 6 marzo scorso, proprio per il loro impegno per una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico nella Regione Lazio a difesa del riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto universaleDopo la vittoria referendaria del giugno 2011 e un percorso di pressioni sul Governo Regionale durato due anni, infatti, il 17 marzo scorso, a pochi giorni dal World Water Day che si celebra oggi,  è finalmente stata approvata all’unanimità la proposta di Legge popolare n°31 per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico nella Regione Lazio. In una nota la Regione ha spiegato cosa prevede la legge: “Abolizione dei vecchi Ato, gli ambiti territoriali ottimali. L’acqua sarà gestita in base a un bilancio idrico che dovrà assicurare l’equilibrio preciso tra i prelievi e la capacità naturale di ricostituzione del patrimonio idrico. Il bilancio sarà aggiornato almeno ogni cinque anni. Report annuale sulle perdite idriche nelle reti di distribuzione. Le autorità di bacino dovranno presentarlo una volta all’anno. Gli ambiti di bacino idrografico saranno individuati entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge. Ogni ambito sarà gestito da un’autorità di bacino. Alle assemblee decisionali parteciperanno anche gli enti locali dei diversi territori. La gestione del servizio idrico avverrà quindi in modo integrato”.

La proposta, che ha intrecciato le esperienze dei comitati locali e di oltre 40 comuni del Lazio, era partita proprio da decine di migliaia di cittadini e dagli amministratori locali che, in banchetti ed iniziative organizzate, hanno sensibilizzato e raccolto migliaia di firme a sostegno dell’acqua pubblica nella Regione.
 Il testo di legge, elaborato collettivamente dal comitato promotore, recepisce così per la prima volta in Italia a livello regionale, il risultato referendario del giugno 2011, nel quale gli italiani avevano espresso chiaramente la volontà di una gestione del servizio idrico che sia pubblica e libera dalle logiche di mercato. Eppure “La discussione in Aula Consiliare non è stata niente affatto semplice - ha spiegato in una nota il Coordinamento Regionale Acqua Pubblica del Lazio -. Iniziata il 12 marzo, in prima seduta il dibattito si è protratto fino a tarda notte e decisiva è stata la costante presenza di rappresentanti dei comitati e degli enti locali che hanno contribuito a sventare i tentativi di ostruzionismo e di modifica della legge attraverso numerosi emendamenti presentati da maggioranza e opposizione, alcuni dei quali nati con il preciso intento di snaturare i principi cardine della proposta di legge”. Una pressione esercitata anche dall’esterno, attraverso centinaia di mail inviate da cittadini e cittadine ai consiglieri regionali.

Il risultato non era scontato, come non lo è stato a livello nazionale all’indomani del referendum, quando l’articolo 4 del decreto legge 138 del 13 agosto 2011 aveva rischiato di imporre la privatizzazione dei servizi pubblici locali fino alla decisione nel 2012 della Corte Costituzionale di dichiararlo incostituzionale e quindi inammissibile, in violazione dell’articolo 75 della Costituzione sull’istituto referendario. La sentenza del giurista della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro aveva allora ribadito con forza la volontà popolare espressa nel referendum da 27 milioni di italiani e aveva indicato la strada ad una legge come quella del Lazio che oggi recepisce i risultati referendari, a partire dalla definizione di servizio idrico come servizio di interesse generale da gestire senza finalità di lucro e richiama a disporre del fondo stanziato per incoraggiare la ripubblicizzazione delle gestioni in essere. Un successo anche per Legambiente Lazio visto che “La legge indica chiaramente che nel Lazio l’acqua è un bene inalienabile. Questa è una vittoria di tutti i cittadini che deve produrre il blocco immediato dei distacchi dell’erogazione per morosità e la risoluzione rapida di ogni problematica legata alla qualità, per i tanti cittadini con i rubinetti chiusi a causa della scarsità della risorsa o della presenza di arsenico”.

Si tratta di una legge che per il Coordinamento Regionale Acqua Pubblica del Lazio “rimette al centro finalmente gli enti locali, tutelando la partecipazione delle comunità locali nella gestione di questo bene fondamentale, anche rispetto alle generazioni future”. Ma la pressione “dal basso” che ha accompagnato la legge “non dovrà assolutamente attenuarsi nei prossimi mesi quando a livello regionale dovranno essere elaborati atti legislativi fondamentali - hanno auspicato i rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua martedì scorso durante una conferenza stampa indetta a Roma - quali la legge sugli ambiti di bacino idrografico e la nuova convenzione di cooperazione. Saranno queste, infatti, le prossime occasioni per applicare concretamente i principi contenuti nella legge appena approvata e per valorizzare gli spazi di partecipazione da questa aperti”.  Nel frattempo ci si aspetta che, coerentemente alla legge approvata, venga salvaguardata la libertà di quei comuni del Lazio che rischiano il passaggio forzato al gestore dell’ATO di riferimento pur volendo gestire il servizio in autonomia, un passaggio ancora per nulla scontato visto “il poco coraggio della maggioranza del Governo regionale nell’affermare con chiarezza tale principio” hanno sottolineato i rappresentanti del Coordinamento Regionale .

Intanto a livello europeo lo scorso dicembre è stato centrato un altro importante obiettivo che fa sentire molto meno solo il Coordinamento Regionale Acqua Pubblica del Lazio ed è l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Right2Water” (“Diritto all’acqua”). Il comitato di cittadini europei ha raccolto un milione ottocentottantaquattromila e settecentonovanta firme (in Italia, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Repubblica Ceca, Romania, Spagna) a sostegno di una normativa chiara che sancisca il diritto umano universale all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari e che mantenga la gestione del settore idrico fuori dalle logiche di mercato (senza alcuna liberalizzazione della sua gestione). È la prima ICE a essere accolta dal Parlamento dell’Unione Europea e le firme raccolte in poco meno di 12 mesi (67mila solo in Italia) certificano ben oltre le frontiere nazionali all’Unione europea che i movimenti di tutta Europa sono convinti che la gestione del settore idrico debba essere fuori dal mercato e dalle logiche di profitto. “Ci attendiamo dunque che la Commissione Europea, - ha spiegato il Forum Italiano - quando dovrà esaminare le richieste provenienti dall’ICE, dia risposte positive in proposito: da parte nostra, continueremo a seguire l’evoluzione di quest’importante iniziativa con le necessarie forme di pressione e mobilitazione”.

Indipendentemente dagli esiti europei, in Lazio, intanto, si festeggia questa prima vittoria insieme a tutti gli altri comitati che, in altrettante regioni italiane, stanno lavorando per l’approvazione di testi di legge analoghi. “L’auspicio ora è che, a partire dal Lazio, si inneschi finalmente una reazione a catena che veda i governi regionali rispettare la volontà dei cittadini e il diritto all’acqua, proprio in un momento in cui questo viene nuovamente minacciato dal vento privatizzatore che soffia dal governo”. “Per questo invitiamo tutte le realtà, i cittadini e le cittadine, le istituzioni e gli organi di informazione a non spegnere i riflettori su ciò che avverrà nei prossimi mesi” ha concluso il Coordinamento Regionale.

Alessandro Graziadei

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