Territori Palestinesi: come le violenze negano l'infanzia ai minori

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Minori di Gerusalemme Est assistono a scontri - Foto: M. Perathoner

“Uno dei principali problemi dei minori in Palestina? L'infanzia negata, il fatto di non poter vivere la propria età, dovendosi rapportare fin da piccoli con la violenza in ogni contesto. In qualsiasi circostanza i ragazzi e bambini vengono trattati come adulti e si comportano di conseguenza”.

Marta Quattrocchi, espatriata per conto della ong italiana Ucodep (che realizza da diversi anni progetti di cooperazione allo sviluppo nei Territori palestinesi), spiega le difficoltà che i minori palestinesi si trovano ad affrontare quotidianamente e i problemi derivanti dai contesti in cui crescono: la violenza in tutte le sue forme e soprattutto all'interno dei nuclei familiari, le violazioni dei diritti- anche fondamentali-, il contatto con militari e check point, le restrizioni e limitazioni alla libertà di movimento. Descrivendo un quadro preoccupante e presentando prospettive future poco incoraggianti.

Quali sono i diritti dei minori violati nei territori palestinesi?

Innanzitutto il diritto alla libertà. Ci sono tutta una serie di diritti violati sia direttamente che indirettamente per l'occupazione: tutte le problematiche legate alla difficoltà di muoversi e di raggiungere, ad esempio, la scuola o qualsiasi luogo di svago, il fatto che vengano arrestati e trattenuti nei centri di detenzioni anche per reati minori. Un aspetto su cui Ucodep e il partner locale DCI lavorano molto grazie al progetto in corso finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano, é la violenza che i bambini subiscono all'interno della stessa società palestinese e delle famiglie allargate palestinesi.

Si può parlare di un'infanzia negata?

Certamente. Viene loro negato il diritto a vivere la propria infanzia. A parte il problema del lavoro minorile che c’e’ anche qui ma non raggiunge livelli cosi alti, i minori non hanno spazi e momenti per svagarsi. I minori sono considerati come adulti in qualsiasi tipo di relazione, per esempio non essendoci centri di detenzioni per minori questi vengono messi insieme agli adulti e trattati come tali. Il problema di fondo e’ che la legge palestinese é ormai datata, non vi quindi é una vera e propria tutela del minore. Certo, c'é la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia che dovrebbe essere alla base di tutto...

I minori conoscono i loro diritti?

No, quasi mai. E proprio per questo motivo molte delle attività realizzate nell'ambito del progetto “I diritti dei minori in Palestina” riguardano la formazione di ragazzi e adulti (poliziotti, giudici, insegnanti) affinché acquisiscano maggiore consapevolezza di quello che possono pretendere. Spesso e volentieri pensano di dover far valere i propri diritti con la violenza, condizionati dalla realtà che vedono intorno. Come si fa a spiegare loro che i diritti li hanno a prescindere?

Tutto ciò compromette il loro sviluppo futuro? Come cresceranno?

Compromette certamente lo sviluppo, basta vedere i ragazzini che al semaforo vendono piccoli oggetti. Sono spesso violenti ed aggressivi. Ci si rende conto di come questi ragazzi siano quello che vedono e vivono. La cosa terribile é proprio questa, che i ragazzi vivono l'occupazione, vivono la violenza in famiglia: non possono che diventare violenti, e da adulti riprodurranno gli stessi schemi.

Le attività del progetto in corso si concentrano soprattutto a Nablus- é un luogo dove la situazione é più difficile?

Sì, Nablus in particolare è un luogo dove è molto difficile crescere, si trova al centro della Cisgiordania, nel pieno dei Territori Occupati e circondato da insediamenti. Anche se la situazione ufficialmente é migliorata, ora non vi é più alcun check point per accedervi, i carri armati entrano quasi tutte le notti in città in cerca di qualche probabile fuggitivo. I minori vedono di tutto e quindi poi lo riproducono, di conseguenza sono violenti e lo saranno anche all’interno della propria società e nelle loro famiglie.

Michela Perathoner
(Gerusalemme - inviata di Unimondo)

La collaborazione tra Unimondo e Michela Perathoner continuerà fino ad agosto. Nel 2010 sono stati pubblicati i seguenti articoli:

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