Sarà l’Europa a salvare una foresta polacca?

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Foto: Mongabay.com

È capitato a tutti, anche agli europesiti più convinti, di chiedersi ogni tanto “A cosa serve l’Europa?”.  Le risposte possono essere le più varie e potrebbero contemplare anche la decisone presa il 13 luglio dalla Commissione europea di deferire la Polonia alla Corte di Giustizia Europea a causa del taglio indiscriminato degli alberi della foresta di Białowieża, un sito protetto da Rete Natura 2000, una serie di aree ecologiche diffuse su tutto il territorio dell’Unione ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e istituite per tutelare a livello comunitario gli habitat naturali e le specie di flora e fauna minacciati o rari. Un tempo di proprietà dei re polacchi, che la utilizzavano come riserva di caccia, la foresta di Bialowieza, inserita dal 1979 dall’Unesco nella lista dei siti mondiali “Patrimonio dell’umanità”, è giunta sino a noi praticamente inalterata, muta superstite delle foreste che in passato avevano occupato l’intero territorio europeo dal Baltico al Mar Nero. Questa foresta situata lungo il confine tra la Bielorussia e la Polonia ospita alcuni degli alberi più grandi del continente assieme all’ultimo grande mammifero selvatico d’Europa, il bisonte. Purtroppo solo il 16% di questa foresta è protetto dallo status di parco nazionale e altre piccole aree sono protette dall’Unione Europea e dall’Unesco. 

La scellerata decisione del Governo polacco di intaccarne la biodiversità della Białowieża risale al marzo del 2016, e nonostante le continue proteste dei movimenti ambientalisti e della società civile polacca, il ministro dell’ambiente Jan Szyszk ha dato il via ad una serie di operazioni di disboscamento nel distretto forestale di Białowieża con la scusa ufficiale “che il legno di questa foresta rischia essere sprecato marcendo sotto i colpi del Bostrico dell’abete, un coleottero che divora la corteccia dell’abete rosso”. Ma per il network internazionale Salva ForesteIn gioco non ci sono gli abeti rossi in decomposizione, ma evidenti interessi commercialivisto che “gli scienziati hanno sbugiardato le ragioni scientifiche del taglio promosso dal Governo polacco”. “Se permettiamo che diventi una foresta produttiva, perderà il suo valore e la sua biodiversità e ci vorranno centinaia di anni per porre rimedio a questa distruzione” aveva ricordato un anno fa Rafał Kowalczyk, direttore dell’Istituto di ricerca sui Mammiferi di Białowieża, sottolineando come  “in aree dove l’abete non riesce a rigenerare, sarà rapidamente sostituito da altre specie, come il carpino e il tiglio, più adatte alle nuove condizioni ambientali. Inoltre, una foresta naturale è e deve essere ricca di legno morto: non è uno spreco, come sostiene il ministro, ma un habitat essenziale per un gran numero di invertebrati e di altri animali”. 

Per questo nell’aprile del 2017 la Commissione aveva sollecitato la Polonia a non proseguire operazioni di deforestazione estese dando un mese di tempo al Governo polacco per adeguarsi, senza però ottenere nessun rallentamento delle operazioni di abbattimento che sono continuate al ritmo sostenuto di circa 1.000 alberi al giorno fino a poche settimane fa.  Cosa ha convinto il Governo polacco? L’Europa! Secondo la Commissione europea, infatti, la Corte di Giustizia Europea può per legge “prescrivere misure provvisorie volte a richiedere a uno Stato membro di trattenersi da attività che causano danni gravi e irreparabili prima della pronuncia della sentenza” e in particolare il taglio della foresta di Białowieża “richiede l’adozione di provvedimenti provvisori, trattandosi di un caso eccezionalmente urgente e grave, dato il danno irreparabile alla foresta causato dalle operazioni forestali”. Per questo la Corte Europea di Giustizia ha intimato in agosto al governo polacco la sospensione immediata del taglio di alberi nella foresta di Bialowieza, bloccando non solo l’estensione del taglio di legname, ma anche la riduzione dei vecchi alberi morti in tutta la foresta. Un provvedimento che al momento pare resterà in vigore finché la Corte di giustizia europea non emetterà una sentenza definitiva sul caso.

Per Salva Foreste la decisione della Corte conferma ciò che la Commissione europea, l'Unesco e la maggioranza degli scienziati avevano ripetutamente sottolineato: "è l’aumento degli abbattimenti di alberi, e non il coleottero dell'abete rosso a minacciare gli habitat forestali e quindi il taglio di alberi deve essere fermato, prima di causare devastazioni irreparabili”. Sarà così l’Europa a salvare una foresta polacca? Possibile, ma non scontato. Attualmente mentre continuano le proteste degli attivisti provenienti da tutto il mondo per fermare i bulldozer e le motoseghe, gli ecologisti denunciano l’invio da parte del Governo polacco di squadre di guardie forestali da tutta la Polonia per contrastare le proteste pacifiche con violenze e minacce alla salute e alla vita stessa dei manifestanti. 

Una situazione che non ci stupisce, visto che la Polonia è oggi governata da “Diritto e Giustizia”, un partito della destra nazionalista che ha già sfidato altri regolamenti e trattati europei, ha ristretto la libertà dei media e provato a limitare l’indipendenza dei magistrati con un provvedimento che solo dopo giorni di proteste da parte di migliaia di cittadini polacchi il presidente Andrzej Duda si è rifiutato di firmare. Al momento, internamente, la credibilità della proposta politica del partito Diritto e Giustizia è alternativa all’Europa e viene da una ripresa economia in crescita, ma estremamente fragile, basata sulle rimesse dei molti emigrati, sulle commesse delle industrie europee e sui fondi comunitari. Per questo la chiusura alle richieste di Bruxelles, anche in materia di tutela ambientale, ma non ai suoi fondi strutturali, non sembra una strategia che l’Europa potrà tollerare ancora a lungo.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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