Open 2020: fare il punto sul turismo accessibile in Trentino

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Disabilità e montagna: da qualche anno a questa parte si inizia a parlarne, soprattutto in relazione alla fruibilità dell'offerta turistica. In Trentino, la Giunta provinciale nel 2012 aveva approvato le Linee Guida per il Turismo accessibile; in parallelo venivano creati ed iniziavano a diffondersi due marchi Open: Open Area e Open Event. Ancora oggi sono tra i primi marchi di carattere istituzionale volti a certificare la qualità ed il grado di accessibilità del territorio da parte delle persone con disabilità. L'inclusione a livello di offerta turistica non è solo una questione di giustizia sociale ma anche un'opportunità economica, soprattutto se consideriamo che in Europa una persona su 5 ha oltre 60 anni di età, e con l'avanzare degli anni i problemi di carattere fisico iniziano a farsi sentire.

Già, perché il primo argomento di cui è necessario parlare quando affrontiamo gli intrecci generati da temi complessi quali disabilità, accessibilità, e turismo è proprio domandarci a quali tipi di disabilità ci stiamo rivolgendo. Se da un lato il convegno organizzato a Trento da TSM/Accademia della Montagna, dal titolo “Open 2020: il turismo accessibile in montagna” parlava di disabilità mentali e fisiche, dall'altro non sono mancati punti di vista diversi, come quello di Simone Elmi, accompagnatore di montagna, il cui intervento si intitolava significativamente “barriere naturali che uniscono”. Ed ha riportato un esempio: “Tempo fa stavo accompagnando un gruppo di turisti, erano circa 30 e venivano da varie parti del mondo: Stati Uniti, Corea, Cina, America del Sud... una ragazza cinese era venuta sulle Dolomiti con i sandali che si usano per andare sugli scogli. Scherzando, le ho detto che era in ritardo di 200 milioni di anni, e che il mare ormai non c'era più. Per una passeggiata che normalmente dura un'ora, ne abbiamo impiegate tre: non si può stabilire a priori per chi è accessibile la montagna e per chi no: il confine tra disabilità e normalità in montagna è estremamente labile. Ormai le guide sono quasi più chiamate ad essere dei facilitatori che rendono possibile l'escursione”.

Un intervento interessante, che è andato ad inserirsi in un quadro molto ampio: il progetto Montagna Accessibile da anni caratterizza l'attività di Accademia – l'obiettivo è quello di creare una cultura diffusa dell'accessibilità e di rendere l'intero territorio del Trentino una destinazione accessibile. Anche in quest'ottica il convegno era aperto alla cittadinanza (previa iscrizione al sito): persone con disabilità ma anche operatori turistici, universitari, associazioni di categoria, amministratori, tecnici, geometri, architetti e ingegneri, direttori di musei e di strutture culturali e sportive, studenti e associazioni sociali, professionisti della montagna. Il convegno era diviso in quattro parti: soddisfare la domanda di turismo accessibile in montagna – utilizzando la metodologia del Customer Journey per capire le piene potenzialità di questa nicchia di mercato, e presentando il case study dell’Autostrada del Brennero con la realizzazione del modello di stazione autostradale accessibile; politiche e buone pratiche europee per il turismo rivolto alle persone con disabilità – presentando varie proposte di vacanze accessibili di qualità realizzate in tutta Europa. Gli esempi non sono mancati neanche in questo caso: dalle guide Lonely Planet sul turismo accessibile a vari progetti co-finanziati dall'Unione europea e che stanno dando eccellenti risultati, come Tur4all e Pantou

Vi è stata poi una parte dedicata alla montagna come opportunità di connessione sociale, dove hanno partecipato, tra gli altri, referenti della Fondazione Dolomiti UNESCO (che grazie all'estensione dell'area montuosa unisce 5 province), e di cooperative locali – GSH della Val di Non ed il consorzio Primiero Iniziative - che a vario titolo aiutano le persone con disabilità a progettare le proprie vacanze. Di grande interesse i dati evidenziati dagli operatori sul campo: a partire dal 2010 i contatti hanno iniziato a crescere in maniera molto importante; l'impressione è che stia aumentando il bacino di utenti ed in parte che si stia modificando anche la richiesta. Spesso queste realtà del privato sociale operano come un ponte tra le strutture turistiche ed i turisti, in modo da aiutare entrambi nei loro bisogni. In Trentino la sensibilità pare esserci; manca tuttavia una sistematizzazione dell'esistente. Ogni territorio ha cercato di portare avanti delle iniziative, e solo recentemente si sta cercando di fare un po' di ordine. 

Infine, l'ultimo aspetto su cui ci si è concentrati è stata la progettazione: città e territori, progettare accessibile. Qui si è parlato delle collaborazioni con il mondo universitario, a partire dalla facoltà di ingegneria dove all'interno del percorso di laurea triennale è stato inserito un modulo didattico sull'accessibilità ed i marchi Open, composto per il 60% da lezioni frontali e per il restante 40% di esercitazioni. Un esempio concreto? L'analisi portata avanti rispetto al territorio dell'Altopiano della Vigolana. Viene evidenziato un tema centrale: l'accessibilità non è solo un tema per assistenti sociali o educatori, ma un qualcosa di trasversale che va gestito in quanto tale. Si è inoltre affrontato un aspetto centrale: come garantire l'accessibilità a partire dall'inizio, non occupandosene ex post. E questo vale per tutto: dal ripensare una via come è stato il caso di via Taramelli, lavoro portato avanti dal collettivo Archittutti (che avevamo già avuto il piacere di conoscere) insieme a chi la abita; alle potenzialità insite in ogni luogo o evento se solo si riesce ad utilizzare una prospettiva diversa. Tra gli altri, ad intervenire era presente anche l'architetta Consuelo Agnesi: nel suo intervento ha evidenziato come, ad esempio, le Paraolimpiadi tendano ad essere organizzate sempre nello stesso luogo, perché si sa che è accessibile – invece di lavorare affinché tutti i luoghi lo siano. 

L'obiettivo finale? Per l'architetta, riuscire a garantire la partecipazione attiva di ogni persona ad ogni aspetto della vita; affinché tutti si sentano davvero liberi.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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