Montagna e disabilità

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La montagna ha delle barriere naturali che non si possono abbattere; se ci pensi, sbarrierare può anche voler dire, in un certo qual modo, ghettizzare: ti mando in quel posto perché lì è sbarrierato, lì ci puoi andare ma da altre parti no. La natura non funziona così, ci mette di fronte ai nostri limiti come esseri umani. In montagna ci sono barriere che non si possono abbattere; bisogna ingegnarsi, trovare delle soluzioni nuove. In questo senso le persone con disabilità creano un mondo diverso” (Simone Elmi, guida alpina)

Introduzione

La disabilità è un fenomeno dalle migliaia di sfumature: non esiste una disabilità uguale ad un'altra, eppure ancora troppo spesso si tende ad assimilare questo concetto con l'immagine di una persone in sedie a rotelle. Di conseguenza si finisce per parlare di luoghi accessibili solo in virtù di una rampa o di un ascensore – dimenticandosi una fetta importante della popolazione. Dare una definizione univoca di disabilità, o di persona con disabilità quindi non è facile: si tratta di un concetto che non è universale ma collegato ad una pluralità di fattori; oltre a questo non è un qualcosa di imperituro ed immutabile nel tempo, ma che cambia – perché cambia la percezione degli esseri umani rispetto ad esso. Lo riporta l'Organizzazione Mondiale della Sanità quando lo definisce un “fenomeno complesso, che riflette una interazione fra le caratteristiche del corpo di una persona e le caratteristiche della società in cui egli o ella vive” ed anche le Nazioni Unite, che sul loro sito dedicato al tema dei diritti e della dignità delle persone con disabilità riportano: “La disabilità risiede nella società non nella persona”. Il 3 dicembre è la giornata mondiale dedicata a questo fenomeno: significativo il fatto che nel 2007 proprio le Nazioni Unite abbiano cambiato la dicitura da “Giornata internazionale dedicata alle persone disabili” a “Giornata internazionale delle persone con disabilità”. Le parole sono importanti perché contribuiscono a dare forma al pensiero; e questo, a sua volta, contribuisce a generare la realtà in cui viviamo. Per questo motivo affermare che le persone non sono disabili – ma hanno una disabilità è così importante.

Secondo il primo Rapporto Mondiale sulla Disabilità, messo a punto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Banca Mondiale (purtroppo ad oggi alquanto datato, considerato che lo studio fa riferimento al 2011), oltre un miliardo di persone vive con una qualche forma di disabilità. Si tratta di circa il 15% della popolazione, di cui almeno un quinto è costretto ad affrontare difficoltà molto significative della vita di tutti i giorni; la percentuale di persone con disabilità starebbe inoltre aumentando: in parte a causa dell'invecchiamento della popolazione, ed in parte a causa dell'aumento globale delle malattie croniche. Se a queste cifre aggiungiamo anche i familiari, il numero delle persone coinvolte dal tema della disabilità arriva a numeri notevoli. Situazione analoga la possiamo ritrovare anche in Italia, dove le persone con disabilità sono circa 4,5 milioni; di queste, approssimativamente il 65% chiede di poter fare vacanze outdoor attive, come riportato dalla direttrice dell'Accademia della Montagna del Trentino. Se non vogliamo farne un tema di inclusione sociale, sicuramente possiamo vederlo anche da un punto di vista strettamente economico: il turismo accessibile può essere una delle chiavi che aiutano a far girare l'economia?

Disabilità e montagna: il turismo accessibile.

Da quando è nato il settore turistico è cambiato praticamente in ogni sua sfaccettatura, proprio come la percezione che si ha della disabilità. Oggi rappresenta non solo un bisogno sociale e culturale di grande rilievo, ma anche un comparto dell'economia in costante crescita: a maggior ragione in un Paese come l'Italia, che nel 2016 è stata la quinta destinazione turistica più visitata. In termini economici questo si traduce in entrate pare al 4,2% del Pil, cifra che sale al 10,3% se si considera anche tutto l'indotto (dati dal rapporto Unicredit 2017, in collaborazione con Touring Club Italiano). Riuscire a garantire l'accesso al turismo da parte di tutti i cittadini e le cittadine – a prescindere dalla condizioni personali, sociali, economiche e di qualsiasi altra natura – diventa quindi non solo uno strumento di equità sociale ma anche di potenziale crescita economica. Per quanto riguarda il turismo accessibile, si intende “l'insieme di servizi e strutture in grado di permettere a persone con esigenze speciali la fruizione della vacanza e del tempo libero senza ostacoli e difficoltà” (sito “Italia accessibile”). Ed il turismo accessibile in effetti non si rivolge strettamente alle persone con disabilità, ma anche a persone della terza e quarta età, così come a tutti coloro abbiano bisogni alimentari particolari. Per sviluppare al meglio questa nicchia di mercato alcuni passi importanti sono stati compiuti: da un lato è nata la Commissione “per la promozione ed il sostegno del Turismo Accessibile”, dall'altro l'Italia ha sviluppato la “Carta dei diritti del turista”. Come possiamo leggere su questi documenti, la Commissione nasce dall'esigenza “[…] di mettere ogni persona con i suoi bisogni al centro del sistema turistico. Il turismo accessibile è la massima espressione di questo obiettivo di civiltà e rappresenta anche una indubbia attrattiva - moderna e attuale - per riportare in alto l’immagine del turismo italiano nel mondo”. L'obiettivo verso cui si tende è rendere autonomo ogni turista in qualsiasi momento della sua visita; e l'accessibilità viene intesa non solo come assenza di barriere architettoniche, ma anche culturali e sensoriali. Oltre a questo, nel 2009 il Ministero per il Turismo ha emanato il “Manifesto per la promozione del Turismo Accessibile”, un documento che aiuta a tracciare la rotta per quanto riguarda i diversi aspetti del turismo accessibile: dalla formazione degli operatori all'accessibilità alle esperienze, passando per la qualità delle stesse ed il coinvolgimento di tutta la filiera turistica.

Abbiamo quindi a che fare con un nuovo settore, che necessita di un nuovo modello di impresa sia per l'Europa che per l'Italia: se da un lato il mercato sembra esserci, dall'altro a tratti sembrano manchino gli imprenditori – nonostante il settore sia in crescita costante. Certo, ci sono vari esempi positivi: che tuttavia sembrano mancare in parte di una regia centrale. Così abbiamo, ad esempio, San Marino, che ha studiato dei percorsi per facilitare la visita della città sul monte Titano o il comune di Castellana Grotte (Bari) che ha reso accessibili le grotte del suo territorio. A livello europeo è stato portato avanti, tra gli altri, un importante progetto - “Europe Without Barriers”- dove Italia, Slovenia, Austria, Germania, Spagna, Polonia e Francia hanno creato trenta itinerari.

Queste esperienze di turismo accessibile sono indubbiamente importanti; tuttavia come si possono creare esperienze inclusive di questo tipo anche dedicate alle attività outdoor in montagna, attività di per sé caratterizzate dall'elemento sportivo?

Sport, montagna e disabilità

In questo settore in Trentino Alto Adige ci si è mossi è fin dagli anni '90. A Predazzo per esempio (Val di Fiemme, Trentino) nel 1997 nasceva l'associazione SportABILI onlus che accompagna persone non vedenti, con disabilità motoria ed intellettiva a sciare ai piedi delle Dolomiti orientali; a pedalare sulle piste ciclabili, a camminare attraverso le valli dolomitiche trentine e a praticare rafting sulle acque del torrente Avisio che scende dal ghiacciaio della Marmolada. Mettono inoltre a disposizione di chi non le possiede tandem, handbike e carrozzine elettriche. Prima ancora che la Carta dei diritti del turista venisse scritta, il loro obiettivo era già non solo di accompagnare queste persone, ma anche di fare in modo che riuscissero a svolgere le attività quasi in completa autonomia. Ed il loro operato va a gonfie vele, come riporta Edoardo Usuelli, un volontario: “molte persone si rivolgono a noi, ma vorremmo fossero moltissime - perché questo significa toglierle dalla tv, da una stanza, dall'ambiente normale e proporre un altro ambiente, che è quello della montagna. Lavoriamo con 300-400 persone all'anno ed offriamo varie discipline: rafting d'estate, passeggiate nei boschi, trekking più impegnativo, sci...in generale tutte le attività sportive collegate alla montagna. Poi dipende dalle persone ed abbiamo visto negli anni che ogni caso è un mondo a sé; con gli autistici ad esempio abbiamo molta esperienza, ed abbiamo imparato che hanno bisogno di essere sempre accompagnati dal proprio assistente che li conosce bene - altrimenti è impossibile prevedere le reazioni in questo tipo di ambiente. I gruppi sono di massimo 7-8 persone alla volta; questo perché i volontari non sono infiniti - ci attiviamo a chiamata”. Il momento che è rimasto più impresso a Edoardo è stato quando ha accompagnato due persone ipovedenti e non vedenti al campo base dell'Everest, in Nepal: un'esperienza importante che ha visto il coinvolgimento di 3 guide italiane e 2 nepalesi. E gli esempi si moltiplicano anche su altri territori: abbiamo la spedizione di “Arrampicande”, che nasce da un gruppo che opera prevalentemente nel bresciano. Qui l'idea è in parte simile: andare ad aprire delle vie nella valle del Rurec (Perù) con un team composto anche da due persone con disabilità – una ragazza cieca ed un ragazzo con una gamba amputata sopra il ginocchio. Il gruppo vede il suo progetto sostenuto dalla Fondazione per lo Sport, un'altra importante realtà che si occupa di queste tematiche e nata all'indomani della vittoria di Silvia Parente alle Paralimpiadi di Torino del 2006. Qui sport, montagna, disabilità si intrecciano: la Fondazione, attiva soprattutto in Emilia Romagna, porta avanti tre progetti nell'ambiente montano, due relativi all'arrampicata ed uno diviso tra attività estive (45 itininerari ciclabili accessibili e percorribili da persone non vedenti – su tandem – e con disabilità motoria – in handbike) ed invernali (allenamenti di sci nei comprensori emiliani). In parallelo a queste iniziative, la Fondazione organizza anche dei corsi di formazione per accompagnatori: a nuovi servizi, nuove figure professionali.

Nuovi lavori, nuove figure professionali e certificazioni

Se è vero che la richiesta da parte del mercato c'è, è altrettanto vero che oltre agli imprenditori anche le figure professionali coinvolte hanno bisogno di competenze specifiche: da un lato quelle tecniche relative all'approccio alla montagna, dall'altro quelle relazionali tipiche di chi è abituato ad interagire con persone con difficoltà diverse. Eppure, paradossalmente, l'ambiente montano è meno discriminante dell'ambiente urbano: davanti alle barriere naturali siamo potenzialmente tutti diversamente abili perché ognuno deve trovare il suo modo per superare l'ostacolo. Uno degli enti innovatori in questo settore è l'Accademia della Montagna (Trento), che ha messo in campo diverse formazioni specializzate: i maestri di sci hanno la possibilità di ottenere l’abilitazione all’insegnamento alle persone disabili oppure una specializzazione dedicata alle persone con autismo; oltre a questo sono stati organizzati dei corsi specifici per Guide Alpine ed Accompagnatori di Montagna. Le Dolomiti sono patrimonio dell'UNESCO, ed uno degli obiettivi dell'Accademia è che questo bene possa essere fruito da tutte e da tutti.

A Trento sono poi nati i marchi “OPEN”, che vogliono diventare il punto di orgoglio di chi opera anche in questo ambito. Il marchio si divide in tre certificazioni: per le strutture (marchio Open); per gli eventi (marchio Open event); per i luoghi (marchio Open area). I marchi sono nati all'interno del progetto "Montagna Accessibile" lanciato da Accademia per rendere il Trentino una destinazione turistica aperta a tutti. L'iniziativa si basa sull'esperienza dell'associazione Sportabili onlus e della cooperativa Handicrea, che già negli anni '90 aveva iniziato a dare e raccogliere informazioni sulla mobilità e l'accessibilità. Nel 2012 si è fatto lavoro di squadra, partendo ufficialmente con la certificazione dei mondiali di sci nordico della Val di Fiemme in modo da garantire l'accessibilità a tutti: c'è stato il sold out. A livello europeo, il progetto complessivo di accessibilità per il Trentino è stato inoltre inserito all'interno delle 15 migliori prassi. Matteo Bonazza, che lo ha seguito da vicino riporta: "i marchi hanno potenzialità perché se guardiamo all'imprenditorialità, avere un certificato o un marchio è importante perché vuol dire che quella struttura o evento è potenzialmente in grado di ospitare un taglio di clientela che diventa molto interessante. Ad esempio, una persona con disabilità in genere viaggia con due accompagnatori. Immaginate un albergo: ti arriva un pullman da 9, 10, 20 posti, perché oltre alle persone con disabilità hai anche gli accompagnatori. Al là dell'inclusione sociale è nata una chiave di lettura di business. Se teniamo conto solo la chiave sociale, il marchio avrà valenza fino a un certo punto”.

Alle figure professionali a diretto contatto con i turisti sono quindi nate anche le figure professionali dei certificatori: nel 2016 l'Accademia della Montagna ha organizzato un corso per crearle. Il corso prevedeva tre filoni: per consulenti, per esperti, e per valutatori. L'obiettivo era di avere dei soggetti all'interno dei vari territori che fossero in grado di applicare un metodo comune perché anche in questo ambito la frammentazione era diffusa: le rilevazioni venivano portate avante in maniera diversa a seconda del soggetto attuatore. Il corso ha trasferito un metodo di lavoro creando delle figure in grado di diffonderlo: ci vuole una preparazione importante, perchè è necessario essere in grado di individuare gli ostacoli non solo per chi è in carrozzina, ma anche per chi ha altri tipi di difficoltà.

Dalla commistione di corsi, persone, abilità sono poi nate nuove iniziative: nel 2015 si celebrava il 150° anniversario della prima salita a Cima Tosa, così si è colta l'occasione per veicolare il messaggio che 150 anni fa l'impresa di pochi è diventata l'impresa di molti. Si sono unite montagna, musica e cultura, portando sulla cima due ragazzi con diverse disabilità; l'anno seguente si è proseguiti con Cima Brenta e Cima Sella insieme a due trombonisti, uno per cima; da lì hanno suonato l'Inno alla Gioia, con la sensazione di eco tra le due cime. Nell'immaginario sono quindi riusciti ad unire tutti, chi era sulla cima e chi era più in basso: perché in montagna il valore dell'esperienza è nel percorso, nel superare o spostare i propri limiti un po' più in là, non nel raggiungere la vetta. Da questi eventi è nata poi un'associazione sportiva dilettantistica, Dolomiti Open – che ora prosegue con varie iniziative legate a questo ambito ed in collegamento con un'altra fondazione, la Sportfund. Come la Fondazione per lo Sport, anche Sportfund si occupa di sport a 360°: rispetto agli sport di montagna e disabilità, ha progettualità attive soprattutto nell'arrampicata e nella camminata nordica.

Italia

Italia accessibile

Carta dei diritti del turista

Commissione per la promozione e il sostegno del turismo accessibile

Manifesto per la promozione del turismo accessibile

Accademia della montagna del Trentino

WHO – Organizzazione Mondiale della Sanità – sezione disabilità

BIBLIOGRAFIA

  • Disabilità”, Scheda di Unimondo realizzata con il contributo di Valeria Confalonieri
  • “World report on disability”, World Health Organization and the World Bank, 2017

(Scheda a cura di Novella Benedetti)

E' vietata la riproduzione - integrale o parziale - dei contenuti di questa scheda su ogni mezzo (cartaceo o digitale) a fini commerciali e/o connessi a attività di lucro. Il testo di questa scheda può essere riprodotto - integralmente o parzialmente mantenendone inalterato il senso - solo ad uso personale, didattico e scientifico e va sempre citato nel modo seguente: Scheda "Montagna e disabilità" di http://www.unimondo.org/Guide/Sviluppo/Montagne-e-disabilita

Scheda realizzata grazie al contributo dell' "Accademia della montagna del Trentino".