Perù: il progetto gas Camisea tra le tribù incontattate

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Foto: Survival.it

Il Perù ha da poco approvato l’espansione del controverso progetto gas Camisea all’interno del territorio delle tribù incontattate dell’Amazzonia nonostante le proteste internazionali, le dimissioni di tre ministri e la condanna delle Nazioni Unite e delle organizzazioni per i diritti umani. “Il Ministro della Cultura del Perù - ha spiegato Survival International - che ha il compito di proteggere la popolazione indigena del paese, ha infatti approvato i piani per la detonazione di migliaia di cariche esplosive, la trivellazione di pozzi petroliferi esplorativi e l’arrivo di centinaia di lavoratori all’interno della Riserva Nahua-Nanti”. La Riserva Nahua-Nanti funge da zona cuscinetto per il Parco Nazionale di Manù, una delle aree protette più importanti del mondo, dichiarato patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e a detta dello stesso UNESCO con una concentrazione di biodiversitàsuperiore a qualsiasi altro luogo del pianeta”. Nella riserva Nahua-Nanti vivono diverse tribù incontattate e altri popoli isolati come gli Indiani Nahua, Nanti, Matsigenka e Mashco-Piro che, come tutte le tribù isolate, dipendono totalmente dalla foresta per sopravvivere.

Già dall’aprile 2012, il Ministro dell’Energia del Perù aveva autorizzato nuove esplorazioni di gas all’interno del cosiddetto “Lotto 88” che si estende per circa il 75% all’interno dei confini della Riserva Nahua-Nanti. Ma non è tutto. “Recentemente il Perù ha annunciato l’acquisizione, da parte del Governo, di un altro lotto all’interno della regione di Camisea: il nuovo lotto penetrerà fino al cuore della riserva e taglierà in due il territorio degli indigeni. Il lotto è chiamato ironicamente Fitzcarraldo e fa riferimento al barone della gomma (Carlos Fermin) che nel XIX secolo aprì per la prima volta l’area alle compagnie della gomma causando l’asservimento e la morte di decine di migliaia di Indiani. Non certo un buon auspicio...

Oggi, come allora, l’espansione comporterà nuovi sconvolgimenti per le tribù. Il rischio è che la ricerca di nuovi giacimenti, gestita da un consorzio di compagnie del gas e del petrolio tra cui la statunitense Hunt Oil e la spagnola Repsol, sotto la guida dell’argentina Pluspetrol, “potrebbe decimare le tribù incontattate che vivono nella riserva perché qualsiasi contatto tra gli operai petroliferi e gli Indiani rischia di contribuire alla diffusione di malattie o di epidemie verso cui gli Indiani non hanno difese immunitarie” ha spiegato Survival. La stessa Pluspetrol ha riconosciuto l’impatto potenzialmente devastante dell’espansione e nel suo “Piano antropologico d’emergenza”, la compagnia ha affermato che ogni malattia trasmessa dai lavoratori potrebbe causare “lunghi periodi di malattia, un gran numero di morti e, nel migliore dei casi, tempi di convalescenza molto lunghi.” Del resto quando il gigante petrolifero Shell negli anni ’80 avviò le prospezioni nell’area, causò la morte di quasi metà della tribù Nahua. “Molte, moltissime persone morirono” ricorda un uomo Nahua intervistato da Survival, “Le persone morivano ovunque, come accade ai pesci quando un fiume viene avvelenato. Le persone restavano a marcire lungo le sponde dei torrenti, nella foresta, nelle loro case. Che malattia terribile!”.

“Trent’anni fa, i lavoratori che stavano effettuando le prospezioni per il giacimento di Camisea entrarono nel profondo del territorio dei Nahua e, poco dopo, metà della tribù fu spazzata via dall’influenza e da altre malattie simili” ha dichiarato la scorsa settimana Stephen Corry, direttore generale di Survival International. "Gli Indiani non avevano difese immunitarie verso virus portati dall’esterno, e molti morirono di malattie comuni. Metà della tribù fu spazzata via”. Oltre al rischio di malattie da contagio dal 2004 ad oggi ci sono già state almeno cinque importanti fuoriuscite di gas, che pare abbiano contaminato la terra e i corsi d’acqua. Secondo gli abitanti locali, queste perdite hanno danneggiato gravemente la loro salute. Ma a quanto pare “il governo peruviano non ha imparato nulla dalla propria storia” ed “è disposto a rischiare che succeda di nuovo solo per avere qualche pozzo di gas in più” ha concluso Corry.

Ma non tutto è perduto. Il progetto viola, infatti, sia la legge peruviana sia quella internazionale, che impongono di richiedere agli indigeni il consenso per ogni progetto che interessi le loro terre. Nel 2003, su pressione della Banca Inter-Americana per lo Sviluppo, è stato approvato un Decreto per aumentare la protezione della Riserva Nahua-Nanti. Dopo aver acconsentito a una serie di condizioni, il Perù si è assicurato un prestito di oltre 75 milioni di dollari dalla banca per sviluppare il progetto. Tra le condizioni c’era la promessa di “non concedere nuovi diritti per l’uso delle risorse naturali” dell’area. Stando agli accordi, dunque, qualsiasi nuovo lavoro all’interno della Riserva Nahua-Nanti è illegale sia secondo la legge internazionale sia secondo quella peruviana. Inoltre lo scorso anno in tutto il mondo si sono svolte proteste per fermare l’espansione di Camisea, e più di 131.000 sostenitori di Survival hanno inviato un messaggio al Presidente del Perù Humala per chiedergli di bloccare ogni attività petrolifera e legata alla ricerca di gas all’interno del territorio delle tribù incontattate.

Il 27 gennaio Survival ha consegnato all’Ambasciata peruviana di Londra l’elenco delle migliaia di persone che hanno firmato la petizione. Grazie alla vasta campagna condotta da Survival International, dalle organizzazioni locali AIDESEP, FENAMAD, COMARU… e da altri, i test sismici verranno effettuati lontano dai corsi d’acqua e uno dei pozzi è stato spostato fuori dal territorio di una tribù isolata. Tuttavia, permangono gravi problemi e si sa poco del futuro visto che la compagnia petrolifera statale PetroPerù (partner dell’operazione) ha sinora tenuto segreti i piani dei lavori, e la popolazione locale non è mai stata informata del progetto. Come dire, fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio...

Alessandro Graziadei

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