Narcoappartamenti a Barcellona fra criminalità e gentrificazione

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A Barcellona desta crescente preoccupazione il fenomeno dei cosiddetti narcopisos, ossia appartamenti disabitati che vengono occupati abusivamente e diventano basi per lo spaccio di stupefacenti. Una ricerca de El Periódico mette in luce come più della metà dei narcopisos siano di proprietà di banche, fondi di investimento (spesso si tratta dei cosiddetti “fondi avvoltoio”), società immobiliari e finanziarie. Immobili a cui le entità proprietarie prestano poca attenzione e che vengono lasciati cosí alla mercé di occupanti abusivi che utilizzano lo spazio per trafficare sostanze stupefacenti, soprattutto eroina. La ricerca sui titolari delle proprietà abbandonate riflette gli effetti della crisi economica, che ha lasciato numerosi appartamenti vuoti a causa dell’impossibilità da parte di molti titolari di mutui, trovatisi improvvisamente a perdere il lavoro o con altre serie difficoltà economiche, a saldare il debito contratto. Le banche e le società immobiliari non sono state in grado di gestire tutti gli appartamenti sequestrati poiché molti hanno un’abilità limitata e si trovano in un contesto caratterizzato da prezzi di mercato molto elevati. In certi casi hanno probabilmente tutto l’interesse a mantenerli vuoti per determinare ulteriori aumenti dei prezzi e svuotare di persone di classi più modeste alcune aree della città ritenute particolarmente appetibili.

Ora gli abitanti del Raval, quartiere del centro di Barcellona stretto tra la la sua anima multiculturale, accogliente e popolare e la pressione turistica (si trova proprio a lato delle celebri Ramblas), cominciano ad organizzarsi. Per fare fronte all’occupazione indebita di appartamenti lasciati vuoti vengono installate porte supplementari nei pianerottoli e altre misure dissuasive. A parte queste misure di carattere più individuale, numerose sono le manifestazioni e le “caceroladas”che si susseguono per attirare l’attenzione delle istituzioni sul problema. Un’associazione di abitanti del quartiere (“Asociación de Vecinos Illa RPR-Robadors-Picalquers-Roig”, dai nomi delle vie del quartiere coiinvolte), ha lanciato una campagna (“a todo trapo”, gioco di parole tra il significato letterale “a tutto spiano” e “trapo” che significa panno, straccio) che invita ad esporre un panno di colore rosso alle finestre e nei locali commerciali della zona per dare visibilità all’indignazione delle persone che abitano queste vie. L’idea del panno rosso riprende il linguaggio degli stessi spacciatori, i quali con una stoffa di questo colore indicano che sono al momento sprovvisti di droga da vendere, mentre con una bianca segnalano i punti vendita e con una azzurra che sono sotto la vigilanza delle forze dell’ordine. L’iniziativa “A todo trapo” è stata ripresa anche nel quartiere di Lavapiés a Madrid, anch’esso afflitto dalla stessa problematica, assieme ad altri quartieri delle principali città dello stato spagnolo, a sottolineare che quello del Raval non è un fenomeno isolato.

Un’altra associazione di vicini è Acció Raval, che dal 2016 opera per dare visibilità al fatto che il progressivo degrado del quartiere é direttamente connesso alla speculazione e alla gentrificazione, e che l’aumento del traffico di droga dipende in larga misura dalla quantità di appartamenti lasciati vuoti per cause quasi esclusivamente speculative. Il comune di Barcellona sta studiando misure che permettano di contenere il fenomeno, che é molto complesso dato che dal punto di vista legale gli appartamenti occupati dagli spacciatori sono tanto inviolabili quanto quelli occupati da qualunque altra persona. E’ per questo che i procedimenti giudiziali sono molto lenti (tra 14 e 16 mesi), e che quindi non è sempre semplice allontanare chi spaccia e rende impossibile la vita di chi vive nelle immediate vicinanze. Acció Raval ha deciso, tra le altre cose, di promuovere occupazioni in un certo senso preventive, anch’esse illegali ma che nel contesto attuale appaiono come una misura d’emergenza quantomeno necessaria, visto anche il problema abitativo di cui soffre la capitale catalana. Gli abitanti della zona di Vistalegre e Riereta, una delle più colpite dai narcopisos, hanno dunque deciso di riempire gli appartenenti vuoti con persone, famiglie, studenti, come Tere, una donna disoccupata con due figli, Mar, una studentessa messicana che ricorda situazioni simili vissute nel suo paese, o David, che assieme ad altri studenti come lui vede in questa azione una chiara rivendicazione politica. Va sottolineato che molte delle persone che partecipano a queste associazioni e movimenti di quartiere sono persone immigrate, visto il carattere permanentemente multiculturale del barrio del Raval.

Le varie associazioni di vicini, sebbene non sempre d’accordo sulle modalità di azione (in particolare le occupazioni promosse da Acció Raval non sono state viste di buon occhio da altri), oltre ad aver realizzato mappe degli appartamenti dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno anche organizzato diversi “narcotour”, invitando turisti, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni a partecipare a percorsi guidati dove vengono indicati uno ad uno i locali assunti come base da parte degli spacciatori. Spacciatori che si sono impossessati (pagando però in questo caso un regolare affitto e allontanando ancor più la possibilità di essere espulsi) addirittura di due appartamenti di proprietà del Comune di Barcellona, a testimonianza della difficoltà da parte delle istituzioni nello sradicare il fenomeno. Come affermano alcuni partecipanti ad Acció Raval, l’atteggiamento della polizia e del Comune è apprezzata (la sindaca Ada Colau si è riunita a porte chiuse con i rappresentanti delle associazioni del quartiere poche settimane fa), ma finché non vi saranno leggi che contrastino la presenza di appartamenti disabitati il problema sarà difficilmente risolto. Ciò sottolinea ulteriormente le connessioni esistenti tra speculazione relativa ai prezzi degli affitti, e gli effetti deleteri legati alla gentrificazione e al turismo di massa. 

Michela Giovannini

Dottoressa di ricerca in sviluppo locale, è appassionata di America Latina, popoli indigeni, autogestione, lotte e resistenze politiche e sociali. Ha trascorso periodi di studio e ricerca sul campo in vari paesi. Messico e Cile sono i principali contesti in cui si sono svolte le sue ricerche, dedicate principalmente a varie tipologie di organizzazioni dell'economia sociale e solidale.

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