Barcellona: affitti mai cosí alti fra speculazioni e turismo

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Foto:  M. Giovannini ®

A Barcellona il problema della casa si sta facendo sentire sempre più forte, come accennato in un precedente articolo che narrava le vicende del progetto abitativo della cooperativa La Borda. Secondo uno studio del Sindacato degli Inquilini di Barcellona, nella città ci sono circa 3000 appartamenti in affitto che sono in mano di soli 10 proprietari di immobili. Sociedad Anónima de Propiedad Inmobiliaria, Vauras, Norvet e MK Premium sono solo alcune delle società che gestiscono il maggior numero di appartamenti in affitto in città. Assieme a fondi di investimento privati, operatori immobiliari di appartamenti ad uso turistico, e altre imprese immobiliari queste società agiscono manipolando il mercato degli affitti con misure speculative simili a quelle dei mercati finanziari. Tali manovre hanno fatto sí che a Barcellona si siano raggiunti nel 2017 i prezzi più alti della storia della città per quanto riguarda gli appartamenti in affitto. Basti pensare che l’affitto medio per un appartamento a Barcellona é ormai pari a 903,40 euro, prezzo che é cresciuto del 9,4% rispetto al terzo trimestre del 2016. Tale incremento varia tra il 7% del distretto dell’Eixample e il 12,8% di quello di Ciutat Vella (che comprende il centro storico della città). Nel 2017 é stato inoltre raggiunto il numero in assoluto più alto di contratti di affitto firmati: più di 36mila solo nei primi nove mesi dell’anno.

Molte voci critiche mettono in relazione l’aumento dei prezzi anche con il boom degli appartamenti turisici, dati in affitto soprattutto attraverso piattaforme come Booking e Airbnb. Secondo uno studio del Comune di Barcellona vi sono evidenti connessioni ed esiste un travaso di appartamenti destinati in origine ad uso residenziale verso l’uso turistico, fatto che implica il restringimento del mercato dell’affitto tradizionale e contribuisce in maniera evidente a determinare l’aumento dei prezzi, pur non essendone l’unica causa. Il Sindacato degli Inquilini denuncia infatti come gli appartenenti turistici costituiscano solo la punta dell’iceberg, trattandosi solamente della punta di lancia delle dinamiche speculative del mercato immobiliare.

Una delle misure più invocate da alcuni settori e dalla sindaca di Barcellona Ada Colau per frenare l’aumento degli affitti é la regolazione per legge dei prezzi. Alcuni però non credono nell’efficacia risolutiva di questa misura, tant’è che in città come Berlino o Parigi, che hanno già applicato simili provvedimenti legislativi, gli affitti non hanno smesso di salire. Tale misura potrebbe inoltre incentivare i contratti in nero o fare sí che molti dei servizi che ora sono inclusi nell’affitto mensile vengano pagati a parte. Ci sarebbero insomma varie scappatoie che limiterebbero l’incidenza di un intervento legislativo in questo senso.

Secondo l’ultima inchiesta dei servizi municipali del Comune, la preoccupazione per l’accesso alla casa é quella che più é cresciuta negli ultimi anni tra la cittadinanza della capitale catalana. La precarietà diffusa in ambito lavorativo, soprattutto nelle generazioni più giovani, fa sí che l’acquisto di una casa non costituisca più un’alternativa percorribile per molte persone. Dati del Consell General del Poder Judicial (CGPJ) dimostrano inoltre come ci siano ormai in Catalogna più sfratti esecutivi causati dal mancato pagamento dell’affitto rispetto ai casi legati all’insolvenza relativa ai mutui. Solo nel secondo trimestre del 2017, infatti, ci sono stati 2342 casi di sfratti esecutivi legati al mancato pagamento dell’affitto, con una media giornaliera di 26 nuclei di persone che hanno perso ogni giorno la propria casa. Se si aggiungono i casi di sfratto esecutivo legato al mancato pagamento delle rate del mutuo si arriva a 3625 casi nel trimestre citato, facendo sí che la Catalogna costituisca la comunità autonoma dove ci sono più sfratti esecutivi di tutto lo Stato spagnolo.

L’aumento indiscriminato dei prezzi, in una città dove una persona su tre vive in affitto, non é ovviamente parallelo all’aumento dei salari medi, e questo fa sí che il costo della casa non sia più sostenibile per molte persone con stipendi normali. Il problema, inoltre, non riguarda solo determinate aree della città, le più turistiche o centrali, ma sta ormai andando a toccare trasversalmente tutte le zone, compromettendo il diritto alla casa per le classi medie e popolari. L’impatto che sta avendo questo problema é lampante: basta passare pochi giorni nella capitale catalana per rendersi conto di quante notizie escano sui media a questo proposito, e quante persone raccontino di ció che sta loro accadendo. Sono stata testimone diretta di aumenti mensili del 25% imposti con un preavviso di un paio di mesi. Se non si é in grado di sostenere l’aumento di prezzo la scelta é una sola: andarsene, e i proprietari si nascondono spesso dietro ad agenzie immobiliari che avrebbero l’obiettivo di mediare, ma che in realtà difendono solamente gli interessi dei proprietari.

Per fortuna ci sono servizi di consulenza legale gratuita per gli inquilini, fornite sia dal Sindacato degli Inquilini che dal Comune di Barcellona (ricordiamo a tale proposito che Ada Colau é stata un’attivista di punta della PAH, un movimento sociale che continua a lottare per il diritto alla casa, composto soprattutto da persone vittime di sfratti esecutivi legati al mancato pagamento dei mutui, persone che si trovano a perdere la casa e nonostante ció sono costrette a pagare ogni singola rata del mutuo fino alla fine dello stesso). Gli agguerriti attivisti del Sindacato degli Inquilini, i cui affiliati stanno crescendo sempre di più, sottolineano come le persone che si trovano in queste situazioni difficili si sentano spesso isolate, e come solo l’unione e la solidarietà possa dare qualche risultato. Affermano inoltre che la crisi degli affitti sta distruggendo il tessuto sociale della città, che va invece difeso con le unghie e con i denti.

Le assemblee cittadine che riguardano il problema degli affitti stanno proliferando in tutti i quartieri e una delle possibile azioni di cui si sta discutendo é quella dello sciopero degli affitti, atto estremo di protesta di cui Barcellona fu pioniera nel 1931. Come narra Manel Aisá nel suo libro “La Huelga de Alquileres y el Comité de Defensa Económica” (El Lokal, 2014), questo storico sciopero degli affitti coinvolse circa 100.000 famiglie della classe operaia, che risposero alla chiamata del Sindicat Únic de la Construcció de la CNT (Confederazione Nazionale del Lavoro, sindacato anarchico tuttora esistente). Vedremo nei prossimi mesi se la città sarà di nuovo in grado di mobilitarsi, con questa o altre misure, per porre un freno a questi ripetuti abusi e gravi violazioni del diritto all’abitazione. 

Michela Giovannini

Dottoressa di ricerca in sviluppo locale, è appassionata di America Latina, popoli indigeni, autogestione, lotte e resistenze politiche e sociali. Ha trascorso periodi di studio e ricerca sul campo in vari paesi. Messico e Cile sono i principali contesti in cui si sono svolte le sue ricerche, dedicate principalmente a varie tipologie di organizzazioni dell'economia sociale e solidale.

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