Rio +20: cambiare i paradigmi

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La “cupola dei popoli” per cambiare paradigma – Foto: monasterodelbenecomune.blogspot.com

"Il documento che si sta discutendo a Rio è solo uno sforzo di diplomazia, e sembra non abbia niente a che fare con la salvaguardia del pianeta". Questa è, in sintesi, la posizione del deputato canadese Stephane Dion, mentre discute del ruolo della scienza nella politica ambientale ad un evento ufficiale di Rio+20.

E continua “Che la strada verso un accordo concreto che porti ad uno sviluppo piú sostenibile fosse lunga lo sapevamo già da tempo. E di fronte ad una crisi finanziaria che incrina i rapporti diplomatici tra le nazioni è difficile immaginare una rinascita di sinergie tra Stati rispetto ad un tema così delicato come il rispetto dell'ambiente. Non ci aspettiamo nemmeno che nel documento vengano incluse la maggior parte delle mozioni che i Major Groups hanno proposto fino ad ora. E non possiamo dimenticare che il documento, in ogni caso non legalmente vincolante, non sarà abbastanza ambizioso nemmeno nelle parole per poter pensare di salvare davvero il pianeta dalle ormai note conseguenze del cambiamento climatico e del degrado ambientale a cui stiamo andando incontro.
E stavolta non si tratta (solo) di un giudizio di parte dato da organizzazioni ambientaliste: siamo di fronte ad evidenze scientifiche che i governi stanno colpevolmente ignorando”.

Per capire un po’ meglio di cosa stiamo parlando facciamo un passo indietro di 24 anni. È il 1988 e l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) e il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) costituiscono un gruppo di lavoro per verificare scientificamente gli effetti dell’allora ipotetico cambiamento climatico. Il lavoro si sviluppa nell'arco di quattro anni e, quando nel 1992 si tiene la prima conferenza dell’Onu sullo sviluppo sostenibile, l’effetto serra è una constatazione scientifica. Questo porterà poi nel 1997 alla sottoscrizione del protocollo di Kyoto.

10 anni più tardi, è il 2007, l’Intergovernament Panel for Climate Change (IPCC) presenta il suo quarto rapporto sui cambiamenti climatici, descrivendo con allarmante precisione quali potrebbero essere le conseguenze di un innalzamento della temperatura sulla Terra. Non si limita però ad analizzare le cause e le conseguenze “fisiche” del fenomeno, ma indugia anche sulle strategie di riduzione delle emissioni climalteranti e di adattamento a quelle che sono e saranno le conseguenze dei cambiamenti climatici, editando due volumi di stringenti analisi scientifiche.

La società civile e la politica si mobilitano come mai avevano fatto dal 1992, l’IPCC vince il premio Nobel per la pace assieme ad Al Gore, produttore del film Una scomoda verità, Obama lancia la sfida di ratificare un piano che consenta di ridurre le emissioni nocive secondo quanto consigliato dalla comunità scientifica, all'interno della quindicesima conferenza della parti a Copenhagen, nel 2009. Ma le pressioni dei paesi emergenti sono alte e vanno a costituire un comodo alibi anche per i paesi già sviluppati. Così, l’incontro, incominciato pieno di aspettative, si conclude con un documento fiacco, riassumibile in due semplici frasi: siamo preoccupati per i cambiamenti climatici e faremo il possibile per mantenere l’innalzamento della temperatura della Terra sotto i 2°C (cioè, stando alle indicazioni dell’IPCC, corrisponderebbe ad una concentrazione di CO2 pari a 400ppmv). Ma i piani di riduzione che si implementano negli anni successivi sono completamente diversi e puntano ad una soglia di 550 ppmv, corrispondenti ad un innalzamento di temperatura di 3,50C, con conseguenze devastanti su tutto l’ecosistema. Neanche Durban 2011 riesce a fare meglio: la Conferenza internazionale si conclude rinviando il problema al 2015 quando gli Stati dovranno presentare i loro piani per la riduzione delle emissioni, che diventeranno poi operativi nel 2020.

Per ora, aspettando il 2015, possiamo almeno guardare ai risultati che l'Unione europea sta conseguendo con il Piano 202020 che prevede una riduzione di emissioni di gas clima alteranti del 20%, il 20% del consumo energetico totale generato da fonti rinnovabili e una riduzione dei consumi energetici pari al 20% entro il 2020. Un piano più che sufficiente per rispettare la propria parte di impegno rispetto ai 2°C di tetto limite.

E così la conferenza di Rio arriva al rush finale viziata da anni di semi-fallimenti in termini di politiche ambientali. Anche se tutti gli Stati rispettassero gli impegni che hanno sottoscritto in questi anni probabilmente la temperatura del pianeta salirà ben oltre i 2°C sperati.
L’accordo che uscirà dai negoziati anche se nelle previsioni non sarà particolarmente ambizioso, è pur sempre frutto di una concertazione mondiale che ha visto anche una mobilitazione massicia della società civile, presente qui a Rio sia nella parte degli eventi ufficiali (con numerosissimi eventi organizzati anche da ONG) che nel social forum della "cupola dei popoli". Infine, la crisi economica sta portando sempre più persone a riflettere sull'esigenza di cambiare i propri stili di vita, ancora orientati al paradigma del consumo massivo.
“Trasferire il paradigma" è forse la parola che meglio esprime la prospettiva di futuro di cui ONG, enti governativi e società civile discutono qui a Rio +20. Cambiare il nostro modo di pensare, di consumare, di muoverci, di abitare, di lavorare. Immaginare una società diversa non fatta solo di (green) economy ma legata anche ai diritti, alla salute e al recupero del nostro rapporto ancestrale con l’ambiente.
Forse il documento che uscirà da Rio non avrá grandi ambizioni, ma non dimentichiamoci che sarà un documento politico. La società civile sembra essere più illuminata e il pensiero che si sta sviluppando (e che a Rio ha un occasione straordinaria per far sentire la sua voce) ha tutte le potenzialità per cambiare davvero il mondo. Dal basso.

Da Rio de Janeiro

Agenzia internazionale giovanile di stampa Rio+20

Assessorato alla solidarietà internazionale della Provincia autonoma di Trento

Assessorato all’ambiente della Provincia autonoma di Trento

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