Quel “far west” legislativo in materia di pesticidi…

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Foto: Greenbiz.it

Qualcuno si ricorda il caso di Paul Francis, il cerealicoltore francese di Bernac (Charentes) che aveva fatto causa alla Monsanto? Il fatto risale all’aprile 2004, quando Francis aprendo il serbatoio di un nebulizzatore era stato travolto dai vapori del Lasso, un erbicida che gli ha procurato nell’immediato nausea e svenimenti, più una serie di disturbi come balbuzie, vertigini e cefalee, che lo hanno costretto a sospendere il suo lavoro per quasi un anno. Nel maggio del 2005, dopo ripetute analisi, è risultato che Francis aveva ancora in corpo tracce di monoclorobenzene, un solvente presente nel Lasso. Tre anni dopo, Francis, divenuto nel frattempo portavoce delle vittime dei pesticidi, si è visto riconoscere i suoi problemi di salute come “malattia professionale” da parte dell’Agenzia francese delle assicurazioni sociali per l’agricoltura e ha, quindi, avviato un procedimento per chiedere un risarcimento danni nei confronti della Monsanto, che nel 2012 ha dovuto pagare Francis.

Nel marzo di quest’anno l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha catalogato il RoundUp di Monsanto come cancerogeno. Il pesticida, prodotto sempre dalla multinazionale del cibo, dice l’agenzia dell'Onu, “può provocare il linfoma non Hodgkin e il cancro ai polmoni”. La notizia sulle possibili conseguenze del diserbante a base di glifosato era apparsa sulla rivista Lancet Oncology e citava un rapporto dell’Agenzia internazionale per la ricerca sui tumori (Iarc) che analizzando la cancerogenicità di insetticidi ed erbicidi come glifosato, malatione, paration diazinone e tetraclorvinfos sosteneva che “vi sono prove convincenti che il glifosato può causare il cancro anche negli animali da laboratorio”, oltre che negli esseri umani.

La sentenza  e questi recenti studi sugli effetti di lungo termine dei pesticidi sono stati un campanello d’allarme per la comunità internazionale ed hanno convinto la Fao e l’Oms a pubblicare delle nuove linee per aggiornare le molte leggi nazionali in materia di pesticidi e provare così a tutelarci da un business che vale 50 miliardi di dollari l’anno. Così a circa trent'anni dalla pubblicazione del Codice Internazionale di Condotta sulla Distribuzione e l'Uso dei Pesticidi la Fao sta esortando i paesi ad assicurarsi che i quadri normativi nazionali che regolano la gestione dei pesticidi siano aggiornati: “Nonostante il progressi davvero significativi raggiunti dalla promulgazione del Codice, molti quadri normativi nazionali per la gestione dei pesticidi hanno bisogno di essere aggiornati per affrontare le sfide odierne”, ha detto lo scorso 25 novembre Ren Wang, il direttore generale aggiunto della Fao per l’Agricoltura e la tutela del consumatore.

A livello globale, l’uso dei pesticidi ha continuato a crescere negli ultimi tre decenni. I dati sull’industria mostrano che la dimensione del mercato mondiale dei pesticidi è duplicata negli ultimi 15 anni ed attualmente supera i 50 miliardi di dollari di vendite annuali. Tuttavia “Ora si sa molto di più sugli effetti di lungo termine dei pesticidi sulla salute e sull’ambiente, sono stati siglati nuovi accordi internazionali ed è largamente riconosciuto che una cattiva gestione dei pesticidi può avere effetti negativi sul commercio dei prodotti agricoli. La legislazione dei pesticidi formulata tra gli anni ‘80 e ’90 ha però bisogno di un controllo per essere sicuri che i paesi stiano proteggendo al meglio le persone e l’ambiente”, ha avvertito Wang. Se il Codice Internazionale di Condotta sulla Distribuzione e l’Uso dei Pesticidi del 1985 ha contribuito a mettere ordine al “far west” legislativo nel quale diversi Paesi ancora si trovavano, le conseguenze sanitarie ed ambientali derivanti dal loro cattivo uso per anni sono ricadute su milioni di poveri agricoltori che non avevano accesso alle informazioni, alla formazione e ai mezzi di protezione adeguati. 

Il Codice di Condotta, aggiornato diverse volte fino al 2013,  insieme ad una serie di Linee Guida di supporto della Fao, con misure normative e programmi sul campo, ha fornito finalmente un quadro di riferimento internazionale sul controllo dei pesticidi tanto per i governi che per il settore privato. Oggi quasi tutti i paesi hanno una legislazione sui pesticidi e i prodotti sono in generale etichettati decisamente meglio. I pesticidi tossici sono stati ritirati dal mercato (anche se non in tutti i paesi) e stanno diffondendosi sempre più approcci alternativi all’uso di sostanze chimiche in agricoltura, come la gestione integrata delle infestazioni, che si basa su metodi naturali di controllo e prevenzione di parassiti e malattie. Nonostante gli importanti progressi, rimane ancora molto da fare. 

Per questo la Fao e l'Oms hanno pubblicato un set di linee guida che definiscono nel dettaglio gli elementi di un quadro normativo solido, fungendo da punto di riferimento per i governi che stanno rivedendo o aggiornando la legislazione nazionale in materia di pesticidi o che la stanno delineando per la prima volta. Esse sono indirizzate all' autorità regolatore, in particolare nei paesi in via di sviluppo e nelle economie in transizione,  che stanno rivedendo i requisiti nazionali sull’etichettatura dei pesticidi. Elemento critico nella protezione della salute umana e nella tutela dell’ambiente, l’etichettatura dei pesticidi spiega come usare i prodotti correttamente e in forma lecita, descrive i rischi potenziali e le misure precauzionali, e dà istruzioni su come comportarsi in caso di avvelenamenti o fuoriuscite. Il primo step per un uso consapevole e non eccessivo.

La Fao si è detta pronta per aiutare “i paesi a rafforzare le proprie capacità di far rispettare la legislazione sui pesticidi e per promuovere la gestione integrata delle infestazioni per ridurre la dipendenza dai pesticidi”. L’agenzia inoltre “assisterà i governi nel rivedere le liste nazionali di pesticidi autorizzati, per identificare quelli più rischiosi che richiedono un’attenzione speciale, ad esempio perché il modo in cui sono comunemente usati può comportare rischi elevati per la salute o l’ambiente”. Spetta adesso ai governi prendere in considerazione queste linee guida e rivedere la propria legislazione sui pesticidi e i regolamenti per l’etichettatura, allo scopo di salvaguardare la salute umana, l’ambiente e rendere l’agricoltura un po’ più sostenibile e responsabile verso agricoltori e consumatori.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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