Mercurio in Amazzonia: imprese minerarie vs. popoli indigeni

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Foto: Survival.es

I nahua sono un popolo indigeno amazzonico fino a pochi decenni fa ancora incontattato. Fu la Shell all’inizio degli anni ’80 a provocare il primo contatto con questo popolo, quando penetrò nella foresta tropicale per indagini esplorative alla ricerca di possibili giacimenti petroliferi. Le conseguenze furono tragiche: in pochi anni circa il 60% della popolazione nahua perse la vita a causa di virus influenzali e respiratori fino ad allora sconosciuti e difficilmente curabili a causa della mancata accessibilità a farmaci e presidi sanitari.

Nei primi mesi di quest’anno i nahua sono stati colpiti da un altro flagello, un avvelenamento da mercurio che ha interessato la maggioranza della popolazione. E’ stato il decesso di un bambino nahua di 4 anni a destare i primi sospetti: il bambino presentava chiari sintomi di avvelenamento, diagnosticato da medici dell’ospedale di Uyacalí, una città situata nella parte orientale del Perù. A partire da questo caso il personale medico ha condotto analisi presso l’intera comunità indigena della regione, stimando che l’82% dei suoi componenti presentava nell’organismo livelli di mercurio elevati, di gran lunga superiori alla soglia di sicurezza.

Secondo Survival International, ONG che opera in difesa dei diritti dei popoli indigeni, il rischio di avvelenamento da mercurio in quest’area era noto al governo peruviano già dal 2014. Per quasi due anni, però, non è stata presa nessuna misura per affrontare la situazione. Si è dovuto aspettare il 26 maggio scorso perché il governo dichiarasse lo stato di emergenza sanitaria. Gli osservatori internazionali puntano dunque il dito contro il governo, sia per il ritardo con cui è intervenuto, sia per le misure adottate, che non appaiono particolarmente efficaci nell’arginare l’intossicazione.

Uno dei problemi centrali è che la fonte dell’inquinamento da mercurio non è ancora stata localizzata con certezza, dunque l’avvelenamento continua inesorabile. I primi sospetti erano ricaduti su Camisea, un progetto peruviano per l’estrazione di gas che è il più grande intervento energetico del paese,e può contare anche su investimenti spagnoli e argentini. Recentemente, però, una possibilità più plausibile è legata alle attività di estrazione mineraria, in particolare d’oro, che avvengono nella regione, spesso in maniera totalmente illegale. Secondo il Ministero dell’Ambiente peruviano, infatti, le miniere situate nella parte di foresta amazzonica abitata dai nahua versano ogni anno 40 tonnellate di mercurio nei corsi d’acqua. Si pensi che, a causa di questi sversamenti, oltre 100mila ettari di foresta tropicale sono già stati distrutti. L’avvelenamento da mercurio pare essere veicolato soprattutto da un pesce chiamato Mota Punteada (Zungaro zungaro), capace di assorbire il metallo dall’ambiente circostante. Da qui il mercurio passa direttamente agli umani, ed in particolare ai nahua, che si nutrono esclusivamente di prodotti acquisiti grazie alla caccia e alla pesca.

L’avvelenamento pare però non essere più circoscritto ai soli nahua, ma si sarebbe recentemente esteso anche ad altre zone. Le ultime notizie parlano infatti di più di dieci etnie indigene in tre paesi, Perù, Brasile e Venezuela, contaminate dal mercurio. In Brasile sono gli Yanomami, uno dei popoli più vulnerabili del pianeta, ad essere i più colpiti dall’avvelenamento, mentre in Venezuela oltre agli stessi yanomami, sono anche gli yekuana ed altre 4 etnie minori ad essere colpiti. Le vittime designate sono soprattutto bambini e donne in stato di gravidanza.

Il caso del mercurio presente nei corsi d’acqua amazzonici non è purtroppo un evento isolato, come testimonia il fatto che Il 22 luglio si celebrerà la sesta giornata di resistenza dei popoli contro le miniere. Sono infatti più di 200 i conflitti che si registrano in America Latina e che vedono comunità locali, spesso indigene, opporsi ad attività di estrazione mineraria. La pressoché totalità dei paesi latinoamericani registra conflitti di questo tipo sul proprio territorio, con punte fra i 35 e i 38 casi in Perù, Cile e Messico, e più di 300 comunità coinvolte in tutto il subcontinente. Conflitti ancor più gravi se si pensa che spesso riguardano le popolazioni indigene, le più indifese nonostante abbiano dalla loro parte provvedimenti legislativi e carte internazionali che ne tutelano i diritti, come la convenzione ILO n.169 sui diritti dei popoli indigeni e la dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni delle Nazioni Unite.

Come ha affermato il direttore di Survival Stephen Corry, riferendosi a questo caso amazzonico di avvelenamento da mercurio, “le autorità peruviane sono sempre state piuttosto indifferenti ai problemi che devono affrontare le comunità indigene, e la totale negligenza che hanno mostrato in questo caso lo dimostra ampiamente. Se questo avvelenamento si fosse verificato a Lima, dubito molto che ci avrebbero messo così tanto ad intervenire o che avrebbero preso con tanta calma la pubblicazione dei primi risultati. E’ scandaloso che non si prendano misure forti per risolvere questa crisi ed è molto significativo che siano occultate all’opinione pubblica informazioni specifiche su questo caso”.

I diritti dei popoli indigeni continuano ad essere calpestati da governi ed imprese estrattive operanti in vari settori (minerario, petrolifero, del legname, idroelettrico, etc). Ciò avviene in piena coerenza con il modello di sviluppo neoliberista, che vede l’estrattivismo come via maestra per l’accumulazione. A farne le spese non è solo l’ambiente naturale, ma anche la vita stessa di popoli che vivono in simbiosi con esso e che da secoli ne sono i custodi ancestrali. 

Michela Giovannini

Dottoressa di ricerca in sviluppo locale, è appassionata di America Latina, popoli indigeni, autogestione, lotte e resistenze politiche e sociali. Ha trascorso periodi di studio e ricerca sul campo in vari paesi. Messico e Cile sono i principali contesti in cui si sono svolte le sue ricerche, dedicate principalmente a varie tipologie di organizzazioni dell'economia sociale e solidale.

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