Laura Frigenti: come cambia la cooperazione allo sviluppo

Stampa

Laura Frigenti - Foto: Ufficiostampa.provincia.tn.it

La cooperazione internazionale allo sviluppo sta cambiando volto. “La fase in cui il Nord del mondo aiuta il Sud ha lasciato il posto alla condivisione equilibrata delle opportunità, delle responsabilità e delle scelte. La cooperazione allo sviluppo non viene più fatta solo dagli attori pubblici e dalle ONG, ma da una gamma molto più ampia di attori che contribuiscono ai nuovi paradigmi di crescita tipici di una economia circolare”. Le parole dell’assessora alla Cooperazione allo sviluppo della Provincia autonoma di Trento, Sara Ferrari, hanno aperto la presentazione a Trento lo scorso 13 luglio del nuovo sistema italiano della cooperazione internazionale per lo sviluppo, teso ad adeguare strutture e obiettivi fermi alla datata legge 49 del 1987. A dispetto delle previsioni per un incontro fissato nel pieno dell’estate, due sale gremite di rappresentanti delle organizzazioni del settore hanno reso bene l’idea dell’interesse di conoscere con maggiore dovizia di particolari la riforma in atto, insieme al comprensibile carico di timori e di aspettative che questo comporta.

È stato probabilmente l’atteso intervento di Laura Frigenti, direttrice generale della neo istituita Agenzia Nazionale per la Cooperazione internazionale allo sviluppo, a far convergere tanti operatori del settore a cui è giunto un riconoscimento non trascurabile. La fama della cooperazione decentrata gestita dalla Provincia autonoma di Trento” ha dichiarato Frigenti alla platea “l’ha preceduta. Tanto è vero che anche a me, che pur non vivo in Italia da 25 anni, è arrivato il messaggio chiaro che per ben capire la cooperazione decentrata internazionale occorre partire dal Trentino”. Se dunque questo piccolo territorio del nord Italia con le sue quasi 300 organizzazioni di cooperazione internazionale ha fatto tantissimo nell’area dello sviluppo ed “è riconosciuto leader in Italia” con un posto di rappresentanza nel Consiglio Nazionale per la cooperazione allo sviluppo (insieme alla Toscana e alla Sardegna), è proprio da qui che la direttrice generale dell’Agenzia è voluta partire per illustrare la riforma dettata dall’attuazione della legge 125 dell’agosto 2014, che sta rivoluzionando il sistema italiano della cooperazione internazionale. Un’esperienza quasi ventennale alla Banca Mondiale prima di diventare vicepresidente del Global Development Practice di InterAction, l’associazione delle organizzazioni non governative statunitensi, Laura Frigenti ha senz’altro tratto dall’esperienza lavorativa americana straordinarie capacità di sintesi e incisività del linguaggio. “Con la riforma – ha detto spiegando i principi ispiratori della nuova legge – non abbiamo più un passaggio di risorse individuale, da uno Stato all’altro, ma un trasferimento che riguarda un sistema di esperienze. Il pubblico non è più l’attore principale ma piuttosto un facilitatore, capace di creare una convergenza tra tutti gli attori, pubblici e privati, coinvolti nel mondo della cooperazione”.

Proprio il rapporto tra profit e non profit è uno degli aspetti innovativi e preoccupanti, secondo alcuni cooperanti, della nuova legge. È vero infatti che l’ingresso nell’ambito della cooperazione internazionale di fondazioni, imprese e “filantropi” a vario titolo ha impresso uno stravolgimento delle consuete relazioni e dei finanziamenti intergovernativi destinati allo sviluppo. Tuttavia, proprio tenendo conto di questi cambiamenti e avendo chiari gli obiettivi da perseguire globalmente fino al prossimo 2030, ossia l’Agenda ONU degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, la sinergia tra profit e non profit appare la soluzione più efficace per concentrare le risorse e soddisfare obiettivi altrimenti irraggiungibili con le sole risorse del settore pubblico. “L'aiuto pubblico può essere visto come leva intorno alla quale facciamo convergere i diversi flussi privati che transitano verso gli stessi obiettivi di sviluppo nei Paesi emergenti”, questo appare il nuovo indirizzo impresso alla cooperazione allo sviluppo italiana.

Peraltro proprio i finanziamenti dell’Italia alla cooperazione allo sviluppo sono molto inferiori a quello 0,7% del PIL a cui sono da tempo vincolati gli Stati membri dell’ONU. L’impegno personale del premier Matteo Renzi, espresso al Vertice del luglio 2015 di Addis Abeba sul finanziamento allo sviluppo, di aumentare i fondi alla cooperazione internazionale entro il 2017, così da giungere il quarto posto tra i Paesi del G7 dopo Gran Bretagna, Germania e Francia, è stato confermato anche da Laura Frigenti. Attualmente l’Italia investe lo 0,16% del PIL e intende raggiungere lo 0,25% entro il prossimo anno, così da superare il Canada fermo allo 0,24%. “La prospettiva finanziaria della legge di stabilità ci dà un trend positivo” rassicura Frigenti pur specificando che “certo sarebbe un buon risultato ma non certo un alloro su cui sedere”.

Gli obiettivi che l’Italia persegue attraverso la cooperazione internazionale allo sviluppo sono infatti mutati, così come la struttura di intervento. Come espresso all’art. 1 della legge 125/2014, “la cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile, i diritti umani e la pace, di seguito denominata ‘cooperazione allo sviluppo’, è parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia”. È per questa ragione che il Ministero per gli Affari Esteri, in sigla MAE, è stato trasformato in MAECI, ossia aggiungendo al nome “Cooperazione Internazionale” e incaricando un viceministro alla direzione del settore. Politica estera e cooperazione internazionale allo sviluppo devono quindi essere coerenti e andare nella stessa direzione: un’indicazione nient’affatto scontata, specie se ancorata alla tutela dei diritti umani e alla salvaguardia della pace, aspetti fondanti della Costituzione repubblicana e delle convenzioni internazionali a cui l’Italia è vincolata, ma di ardua attuazione laddove la realpolitik non di rado suggerisce azioni dettate da ben altri interessi. A vigilare su tale coerenza dell’azione ministeriale sarà la Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo (DGCS), chiamata dunque a indicare la strategia. La riforma assegna invece il ruolo di braccio operativo all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), di nuova creazione e diretta proprio da Laura Frigenti, che opererà grazie a ben 18 uffici dislocati nei principali territori di intervento. La già esistente Cassa Depositi e Prestiti (CDP) diventerà una nuova banca di sviluppo, mettendo i finanziamenti a disposizione dei settori pubblico e privato.

Capitalizzare le esperienze e introdurre azioni innovative sono dunque i due ingredienti fondamentali della riforma italiana della cooperazione internazionale allo sviluppo. Tutto è pronto. Occorre solo agire e, a breve, iniziare a valutare i primi risultati.  

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è presidente della cooperativa EDU-care e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

Ultime su questo tema

Tessere la pace

15 Febbraio 2020
In un momento in cui predomina la legge del più forte nei rapporti internazionali, occorre insistere sulla diplomazia e sul multilateralismo. (Piergiorgio Cattani) 

Africa, cresce il terrorismo

10 Febbraio 2020
Per il numero di attacchi e di vittime, quello appena trascorso è stato un anno terribile per il continente. A preoccupare è in particolare la zona del Sahel, dove si è concentrata l’attività jihad...

Le dieci crisi umanitarie “silenziose”: ecco le più ignorate dai media

07 Febbraio 2020
Sono in Africa nove su dieci delle cosiddette "crisi dimenticate", eventi drammatici che hanno coinvolto milioni dispersione. (Lia Curcio)

Sotto-nutrizione e obesità: due facce della stessa medaglia?

04 Febbraio 2020
“Bisogna definire un nuovo approccio per far retrocedere simultaneamente la sotto-nutrizione e l’obesità, perché questi problemi sono sempre più interconnessi”. (Alessandro Graziadei)

Giorno della memoria 2020: significato e riflessioni sul 27 gennaio

27 Gennaio 2020
Il Giorno della memoria cade ogni anno il 27 gennaio. L'evento si celebra ogni anno in Italia e nel resto del mondo: ma cosa si intende per “memoria”? E perché, e soprattutto co...

Video

Onu: Discorso di Salvador Allende