L'Italia salvi la Conferenza sul nucleare

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Lisa Clark (Beati) alla Conferenza Onu

Le realtà italiane che seguono la VII Conferenza di Riesame del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare alle Nazioni Unite chiedono alla delegazione italiana, guidata dall'Ambasciatore Trezza, di farsi portavoce anche della posizione della società civile italiana. La VII Conferenza è in una situazione di stallo. Si tratta di una grave crisi che rischia di far deragliare il più importante processo mondiale teso a salvare il mondo dalla minaccia nucleare.

Nel suo intervento in Assemblea Generale, la delegazione governativa italiana ha sottolineato come nei lavori della VII Conferenza "oltre alla lettera del Trattato stesso, si dovrà fare riferimento alle decisioni e alla risoluzione adottate dalla Conferenza di Riesame ed estensione del 1995 e al documento finale del 2000." Concordiamo con questa posizione, poiché i documenti finali del 1995 e del 2000 rappresentano decisioni politiche assunte e giuridicamente vincolanti. Chiediamo che venga ribadita, sostenendo la posizione dell'Egitto che parla a nome del Movimento dei Paesi Non-Allineati. Non è accettabile che la delegazione egiziana venga considerata colpevole di ostacolare il percorso della VII Conferenza solo perché insiste su questi punti irrinunciabili.

Chiediamo inoltre che l'Italia offra ogni sostegno agli sforzi del Presidente della Conferenza Duarte (Brasile) per dare finalmente avvio ai lavori. Troppi giorni sono già stati perduti. Ricordiamo le parole di Janet Bloomfield, pronunciate il 4 maggio a nome di tutti gli organismi non-governativi presenti alla VII Conferenza e indirizzate alle delegazioni governative: "ricordatevi che siete qui in rappresentanza, oltre che dei vostri governi, dell'intera comunità umana". Né possiamo dimenticare l'appello di Joseph Rotblat, Premio Nobel per la Pace, ai rappresentanti degli Stati parte del Trattato di Non-Proliferazione: "è in gioco la sopravvivenza dell'umanità intera e del pianeta stesso."

Incontro con la delegazione italiana alla VII Conferenza di Revisione del Trattato di Non-Proliferazione
New York, 5 maggio 1005
Ambasciatore Trezza, capo delegazione, e Raffaele De Benedictis.

Lisa Clark Rete Italiana per il Disarmo, Beati Costruttori di Pace
Salvatore Amura Coordinatore Nazionale Rete Nuovo Municipio
Assessore Al Comune di Pieve Emanuele - Provincia di Milano

RESOCONTO

Come concordato con Giorgio Alba (Archivio Disarmo), ho presentato io la posizione della Rete Italiana per il Disarmo.

Ho iniziato ringraziando la delegazione italiana per la sua presenza alla Presentazione ufficiale in Assemblea Generale del Progetto 2020 Vision per la Messa al bando delle armi nucleari (infatti, i portavoce della Coalizione globale si sono trovati a parlare ad un'aula quasi vuota).

Ho sottolineato le preoccupazioni nostre e di tutto le rappresentanze di società civile per il fatto che la VII Conferenza si fosse aperta senza l'adozione di un ordine del giorno. Non solo, ancora a metà del quarto giorno, il problema rimaneva irrisolto. A questo proposito, ho chiesto anche che l'Italia sostenesse la proposta del Canada, mirante proprio a ridurre i "deficit procedurali" di questo tipo, con la creazione di istituzioni permanenti e ufficiali che seguano il percorso dell'NPT, in particolare l'istituzione di una conferenza annuale di una settimana per realizzare quanto richiesto dallo Step 12 del documento dei 13 passi, e cioè un sistema di trasparenza che renda pubblici a scadenza regolare i progressi fatti nel campo del disarmo e della non-proliferazione.

Ho poi ricordato quanto sia critica questa VII Conferenza, anche in relazione a quanto sottolineato dalla relazione dell'High Panel on Threats and Challenges, che parla della minaccia di "erosione dell'NPT che porterebbe senza dubbio ad una cascata crescente ed inarrestabile di proliferazione nucleare nel mondo". Sottolineando che, secondo la nostra lettura dal Trattato, disarmo e non-proliferazione sono inscindibili, ho anche detto che l'interpretazione dei giuristi internazionali (IALANA e altri) ci permette di affermare che non-proliferazione, nell'NPT, significa sia non-proliferazione orizzontale (cioè diffusione di tecnologie nucleari militari ad altri attori, statali e non) che verticale (cioè, nuove ricerche e produzioni di nucleare da parte delle potenze nucleari). Da questo punto di vista, le innovazioni in USA (nuovo ruolo del nucleare nella politica militare e di difesa, nuovi finanziamenti per ricerche, armi nucleari più piccole e maneggevoli, ecc.), in Russia (annuncio di nuovi missili ipersonici a testate multiple) e in Regno Unito (sostituzione dei Trident con mezzi nucleari più moderni), a noi risultano in violazione dell'NPT non meno degli sviluppi di cui tanto si parla nella Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Infatti, nel famoso documento approvato alla fine della VI Conferenza di Revisione (2000), tutti gli Stati parte avevano assunto un impegno "inequivocabile" a lavorare in buona fede per la definitiva, globale e totale eliminazione di tutti gli armamenti nucleari. Impegno che non ci sembra rispettato.

Sotto questo punto di vista, ho detto che eravamo contenti del fatto che l'intervento italiano avesse espresso con chiarezza, all'inizio, che nei lavori della VII Conferenza "oltre alla lettera del Trattato stesso, si dovrà fare riferimento alle decisioni e alla risoluzione adottate dalla Conferenza di Riesame ed estensione del 1995 e al documento finale del 2000."

Ho poi ricordato la pronuncia all'unanimità della Corte Internazionale di Giustizia (1996) che dichiara le armi nucleari immorali ed illegali, richiamando quindi gli Stati all'obbligo giuridico di negoziare quanto prima un'abolizione e una messa al bando di tali strumenti. Ho inoltre detto che nel mondo delle associazioni e dei movimenti si sta valutando anche la possibilità di ritornare alla Corte per chiedere una pronuncia sul rispetto da parte degli Stati dell'Articolo VI dell'NPT (che, entrato in vigore nel 1970, obbligava gli Stati firmatari a lavorare in buona fede per negoziati che portassero al disarmo totale ed irreversibile di tutti gli Stati) e della sua sentenza precedente.

Un tema di particolare interesse per l'Italia (e per altri Paesi dell'Unione Europea) riguarda il cosiddetto nuclear-sharing, cioè quel processo sancito dagli accordi nella NATO per cui anche Paesi alleati non-nucleari possono ospitare armi nucleari degli altri Stati dell'Alleanza in basi militari sotto controllo delle potenze nucleari. Tali accordi NATO avvengono al di fuori dell'NPT e noi li consideriamo in aperta violazione del Trattato. Ma, fatto ancora più grave, in alcuni casi (in Italia a Ghedi, in Germania a Buchel, in Belgio a Kleine Brogel, ad esempio) le testate nucleari USA sono custodite da e date in dotazione a forze armate di Paesi non-nucleari. Ci sembra ancora più palese la violazione dell'Articolo II dell'NPT. Viste le difficoltà nel raggiungere una completa realizzazione degli obiettivi congiunti di non-proliferazione e disarmo nell'ambito dell'NPT, le realtà di società civile che aderiscono al Progetto 2020 Vision lanciato dai sindaci di Hiroshima e Nagasaki stanno esaminando le possibilità di adire ad un processo globale per arrivare ad una Convenzione che metta al bando le Armi Nucleari. In questa direzione si muove il documento proposto da Malesia e Costa Rica, per il quale chiediamo il sostegno dell'Italia.

Le risposte dell'Ambasciatore Trezza:

Stiamo facendo il possibile per raggiungere un accordo sull'ordine del giorno e sul regolamento procedurale della Conferenza.Le nostre priorità attuali sono le situazioni di due paesi: Corea del Nord e Iran. Pensiamo che arrivare all'applicazione del FMCT, cioè la proibizione della produzione del materiali fissile dovrebbe essere la priorità di tutti gli Stati parte. Inoltre, riproponiamo il valore del progetto lanciato dal G8 della Cooperative Threat Reduction (CTR) alla quale abbiamo già contribuito in modo sostanzioso.
Siamo favorevoli alla proposta canadese.
La Convenzione sulle armi nucleari potrebbe essere un buon percorso, ma non ora. Della NATO "non posso parlare".
Sottolineiamo la valenza positiva della zone libere da armi nucleari. La nostra posizione è in tutto e per tutto quella espressa dal Lussemburgo a nome dell'Unione Europea.
NOTA: Non sapevamo che sarebbe stato l'Ambasciatore Trezza a guidare la delegazione e ne siamo piacevolmente sorpresi. Infatti, ci risultava che sarebbe stato il Ministro Filippo Formica, Affari Politici Multilaterali, pure lui presente, ma che non ha partecipato alla riunione. Trezza è il rappresentante permanente dell'Italia alla Conferenza per il Disarmo a Ginevra.

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