Auguri Fidel (Castro)!

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Auguri Fidel! Classe 1926, Fidel Alejandro Castro Ruz, “Líder Máximo” della rivoluzione cubana, compie oggi 90 anni e soffia le candeline in una Cuba molto diversa da quella in cui fu il leggendario protagonista dell’abbattimento della dittatura di Fulgencio Batista nel 1959 e della trasformazione dell’isola caraibica in un esperimento di socialismo reale che, in parte e formalmente, prosegue ancora oggi. Le storiche foto di Fidel Castro in divisa verde militare, il berretto calzato in testa e l’immancabile sigaro in bocca hanno da alcuni anni lasciato il posto a una figura dall’aspetto meno combattivo, avvolta in una ben più comoda tuta da ginnastica. L’epopea vissuta resta però presente nelle parole di Fidel Castro nelle occasioni pubbliche, sempre più rare - tanto da indurre i media ad aver annunciato già in diverse occasioni l’infondata notizia della sua morte -, ma non assenti, in cui il sostegno alla rivoluzione compiuta si unisce al supporto alle scelte politiche portate avanti dal fratello Raúl, che dal 2008 l’ha sostituito alla Presidenza di Cuba. È a lui, come agli altri “compagni”, che con voce stanca Fidel si è rivolto lo scorso aprile in occasione della riunione plenaria del settimo Congresso del Partito comunista cubano parlando della sua morte, pur senza nominarla. “Forse”, ha detto Fidel, “questa è una delle ultime volte che parlo in questa sala. A tutti noi toccherà il nostro turno”. Poche parole che hanno il sapore di un addio di quello che costituisce un’icona nella mitologia popolare, soprattutto interna al Paese, al pari di quella che a livello internazionale è rappresentata da Ernesto (Che) Guevara.

In attesa che arrivi davvero quel momento e che la storia formulerà un giudizio complessivo quanto probabilmente lapidario sulla sua figura (rivoluzionario o dittatore?), la memoria non può che scorrere i tanti episodi in cui i riflettori del mondo sono stati puntati sull’isola di Cuba. Il respingimento della Baia dei Porci nel 1961 e la crisi dei missili del 1962 scossero il mondo, episodi anticipati dal discorso pronunciato nel 1960 all’Assemblea Generale dell’ONU in cui Fidel, rivolgendosi al presidente statunitense, pronunciò parole sferzanti: “Se Kennedy non fosse milionario, analfabeta e ignorante capirebbe che non si può fare una rivolta contro i contadini”, preludio di una violenta critica verbale all’imperialismo statunitense durata più di 4 ore. Fu però con la fine della guerra fredda che il ruolo di Cuba quale spina nel fianco della vicina superpotenza americana venne meno, così come i sussidi e i vantaggiosi accordi economico-commerciali con l’Unione Sovietica. Il crollo dell’Urss e la prosecuzione dell’embargo americano resero necessario reinventare una strategia economica per Cuba in un sistema internazionale in forte trasformazione e da cui era pressoché isolata diplomaticamente, mentre il dissenso interno trovava nuove forme di espressione e diffusione attraverso gli strumenti informatici.

Sotto gli occhi di tutti sono i risultati recenti di quel cammino intrapreso mantenendo formalmente sempre validi, e fondamentali, i valori acquisiti con la rivoluzione e ben più concretamente salvaguardando le riconosciute conquiste ottenute dai cubani nel settore della sanità e in quello dell’istruzione. La più significativa tappa di riapertura dei canali diplomatici è stata senz’altro nel 2014 la decisione degli Stati Uniti della sospensione dell’embargo commerciale imposto sin dal 1962. La scelta del presidente Obama segna un vero e proprio disgelo epocale, all’interno di un più ampio quadro di revisione dei rapporti degli Usa con i Paesi dell’America centrale e meridionale, elaborato anche grazie al decisivo contributo della Santa Sede dell’argentino Papa Bergoglio. E il “giorno nuovo” tra Usa e Cuba è giunto davvero quel 21 marzo 2016, con la storica visita del presidente Obama (e famiglia) a Cuba; la prima da quella di Calvin Coolidge nel lontano 1928.

Le implicazioni della decisione statunitense hanno toccato anche la volontà di Cuba di intraprendere un nuovo modello economico, aperto agli investimenti stranieri e volto alla “modernizzazione” del modello socialista di produzione. In così breve tempo, alcune novità hanno toccato nel profondo la Cuba di Raúl Castro: la limitazione delle restrizioni per le persone che si recano all’estero, l’introduzione di incentivi per le piccole imprese agricole e commerciali, la promozione allo sviluppo di cooperative di piccoli produttori nel settore agricolo ma anche in tutti gli altri ambiti. Proprio la maggiore apertura di Cuba potrebbe interrompere la sua dipendenza energetica dal Venezuela “chavista” di Maduro, alle prese con la crisi del prezzo del greggio e con la forte instabilità politico-sociale del Paese; e forse anche il sistema politico cubano non democratico, basato sul partito unico, potrebbe rapidamente mutare col venir meno dalla scena politica dei fratelli Castro e con l’avvento nella società civile di nuove classi sociali provenienti dal settore privato. In attesa che ulteriori cambiamenti si verifichino, oggi non potranno mancare a Cuba i festeggiamenti per il compleanno dello storico leader. E da domani, ci si metterà di nuovo al lavoro per costruire il futuro di Cuba.

Miriam Rossi

Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è presidente della cooperativa EDU-care e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.

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