Giappone: alla ricerca della “Bella armonia”

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Reiwa - Foto: Asianews.it

Il governo giapponese ha annunciato la traduzione ufficiale di “Reiwa”, la nuova era imperiale, che si è aperta lo scorso primo maggio con l’ascesa al trono di Naruhito e l’abdicazione dell’imperatore AkihitoÈ “Bella armonia” ed è l’unione di due caratteri “Rei” che significa “ordine”, “comando”, ma anche “auspicio”, e “Wa”, che significa “armonia” e “pace”, ed apparirà su calendari, giornali, monete, patenti e su tutti i documenti ufficiali giapponesi in sostituzione ad “Heisei” cioè la “Pace raggiunta” come era stata chiamata l’era dell’impero di Akihito. Masaru Sato, vice-console generale e direttore del Japan Information Center di New York, afferma che  “Reiwa si riferisce alla bellezza dei fiori di pruno dopo un duro inverno, ed è intesa come la bellezza delle persone quando mettono insieme i loro cuori per far crescere una cultura”. L'annuncio dà alle imprese ed ai cittadini giapponesi un mese per adattarsi a un cambiamento che riguarda molti aspetti della società, un cambiamento tuttavia per lo più simbolico, visto che l'imperatore non ha alcun potere politico ai sensi della costituzione postbellica, ma è tenuto in grande considerazione dai giapponesi tanto che i nomi delle ere sono ancora comunemente usati per identificare generazioni e periodi storici.

Questo nuovo “auspico di armonia” appare oggi più che mai necessario anche per buona parte della società civile giapponese a cominciare dagli esperti e dai volontari di organizzazioni che operano nei tanti "numeri di emergenza" attivati per prevenire il fenomeno del suicidio. Il suicidio è, infatti, da alcuni anni uno dei più seri problemi sociali del Giapponeed anche se il numero dei casi sta lentamente diminuendo, i suicidi tra le neomamme e i più giovani hanno registrato un aumento in questi ultimi anni. Gli esperti indicano nella depressione post-partum, nelle sempre più competitive pressioni scolastiche e nel bullismo alcuni dei possibili fattori scatenanti che hanno portato fra il 2015 e il 2016 al suicidio il 30% delle donne gravide o neomamme che hanno perso la vita nel 2017 alla cifra record di oltre 250 bambini e ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori che si sono tolti la vita, il numero più alto dal 1986. In generale però, stando ai dati resi noti a gennaio dalla polizia giapponese, il tasso di suicidi nel 2018 ha registrato il minimo storico da 37 anni a questa parte, visto che primi 11 mesi del 2018 si sono tolti la vita “solo” in 20.598, cioè 16,3 persone ogni 100mila abitanti, un dato che registra un calo del 3,4% rispetto al 2017.

Nonostante il trend sia positivo per il Governo la situazione rimane delicata e non è raro osservare a Tokyo, sui muri della vasta rete di metropolitane (luogo dove si svolgono molti tentativi di suicidio), messaggi pubblicitari che informano: “Sei giù? Ci sono persone che ti aiutano a sollevarti” e l'indicazione dei numeri dei telefoni anti-suicidio che per i professionisti e i volontari che ci lavorano “permettono di esprimere i sentimenti più critici e profondi di molti giapponesi” ed hanno “contribuito a ridurre le morti di quasi il 40%, rispetto al picco del 2003”. In alcune aree del paese, come a 450 km a nord di Tokyo nella prefettura di Akita, un territorio in gran parte rurale che per decenni ha avuto il più alto tasso di suicidi del Giappone, oltre ai numeri di emergenza opera una rete di “ascoltatori professionali", che si mettono periodicamente in contatto con gli anziani soli e più vulnerabili della zona offrendo ascolto e conforto. Alla base del fenomeno del suicidio sembra esserci quasi sempre l’estrema solitudine, una causa non diversa da quella che vede sempre più giovani giapponesi chiudersi in casa ed uscire raramente, soprattutto per fini ricreativi.

È questo il quadro che emerge da una ricerca condotta dalla Chiba University, ateneo con sede a Sud-est di Tokyo che ha raccolto i dati tra gli studenti delle scuole primarie della città di Kesennuma, nella prefettura di Miyagi (nel nord-est del Giappone) e dove secondo il campione “durante i giorni feriali, oltre il 70% degli alunni delle scuole elementari non escono di casa per giocare; più del 10% non ha nemmeno amici con cui divertirsi”. Per il professore Isami Kinoshita, esperto di pianificazione urbana e responsabile del laboratorio che ha redatto lo studio, il Paese necessita di “un intervento al livello sociale, per incoraggiare i bambini a svagarsi all’aperto”. Secondo la ricerca che si è estesa ad altre prefetture “il 76% dei bambini dichiara di non giocare fuori casa durante la settimana. Circa il 18% rivela di non avere amici con cui farlo dopo la scuola, mentre il 29% ha solo uno o due amici”. L’85% degli intervistati “ha dichiarato di giocare in casa, mentre solo l'8% gioca vicino a fiumi, corsi d'acqua o stagni e solo il 6% gioca in montagna o nei boschi”.

Nel tentativo di comprendere la situazione anche delle aree urbane lo stesso questionario è stato distribuito in una scuola elementare della città di Chiba, capoluogo dell’omonima prefettura. Qui i ricercatori hanno individuato la stessa tendenza rilevata a Kesennuma: “il 77% dei bambini non gioca all'aperto ed il 13% di non ha amici. Circa il 76% ha risposto di giocare in casa”. Sono stati intervistati anche i bambini delle scuole primarie di tre municipi nella prefettura nord-orientale di Fukushima e della prefettura di Gunma, a nord-ovest di Tokyo: anche in queste località l’orientamento è lo stesso, tranne per quanto riguarda la percentuale di studenti senza compagni di gioco, che sale addirittura al 20-30%. Secondo Mitsunari Terada, che ha contribuito alla ricerca, “I bambini non escono dalle proprie abitazioni neanche nelle zone rurali, dove sono circondati dalla natura. Anche a causa di un declino nel tasso di natalità del Paese, non è facile per i bambini giocare con gli amici”. Un problema da non sottovalutare dal punto di vista sociale visto che secondo Kinoshita Giocare all’esterno è un modo per i bambini di entrare in contatto con la società ed è necessario per sviluppare abilità, per prendere decisioni e pensare da soli”. Caratteristiche fondamentali per costruire le basi di un’era fondata realmente su una “Bella armonia”.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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