Problemi alcol correlati: stile di vita errato o dipendenza come malattia?

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Dipendenza da alcol e problemi alcol correlati: ne abbiamo parlato con Luigino Pellegrini, responsabile dei centri di alcologia, antifumo e antifragilità della Provincia Autonoma di Trento. “Siamo dei centri di primo livello dell'Azienda Sanitaria, distribuiti su tutto il territorio; il nostro compito è intercettare le problematiche alcol, fumo, droga, gioco correlate e garantire un primo colloquio di orientamento per persone e famiglie, fornendo nei territori un insieme di proposte. Queste sono di tipo prevalentemente gruppale e prevedono reti di club alcologici, club di ecologia familiare, gruppi di auto mutuo aiuto, scuole di ecologia familiare, settimane di sensibilizzazione, corsi per smettere di fumare, corsi alcol e guida. I nostri centri si avvalgono anche dei servizi specialistici di secondo livello quindi la psichiatria, il SerD, i servizi sociali” afferma, presentandosi.

Problematiche alcol correlate: facciamo il punto.

In Italia sono stati fatti passi avanti. Rispetto agli anni '70-'80 il consumo medio pro capite è passato dai 13 litri agli attuali 8 circa, una riduzione molto significativa. Questa ha portato una riduzione dei problemi e della mortalità: negli anni '80 si parlava di 50-60.000 morti l'anno in Italia dovuti all'alcol; secondo gli ultimi dati il numero si aggira intorno ai 40.000. Calcola che per problemi di droga muoiono meno di 1.000 persone l'anno, anche se l'allarme è molto più elevato.

Poi c'è il dato rispetto alla mortalità correlata agli incidenti stradali.

C'è stato un miglioramento netto perchè dai 10.000 morti degli anni '70-'80 si è passati agli attuali 3.500. In buona parte questo è dovuto al cambio di cultura; sono aumentati i controlli, le persone sono più attente, ed a Trento dal 1996 abbiamo un protocollo di intesa con le commissioni patenti per cui tutte le persone che vengono fermate passano nei nostri centri. Viene fatto un colloquio e poi si propongono programmi diversi a seconda dei bisogni. Circa l'80% delle persone non ha problemi alcol correlati, ne ha avuto uno collegato alla guida e si lavora sulla prevenzione, sul fatto che l'alcol può creare problemi, ecc. Poi naturalmente c'è un 15-20% di persone che ha un problema con l'alcol e quindi si fa un ragionamento a parte. Questo approccio ha permesso di intercettare e far arrivare ai servizi persone che senza non sarebbero mai arrivate.

Le persone obbligate a venire da voi e che hanno effettivamente un problema si lasciano aiutare?

È vero che la motivazione di partenza è estrinseca e dovuta alla patente; però abbiamo visto che attraverso determinati percorsi questa diventa intrinseca, dopo un po' è la persona a volerlo. Da parte nostra offriamo diversi percorsi che permettono a ognuno di trovare la sua strada.

Altri aspetti di rilievo in cui si sono avuti cambiamenti?

Sono diminuiti gli infortuni sul lavoro. Vengo da un paese della Val di Non: negli anni '60-'70 era tradizione vedere un muratore che andava al lavoro con un bottiglione di vino. Era norma sociale e nessuno la metteva in discussione; quindi anche il numero di infortuni era maggiore. Negli anni '60-'70 il problema aveva una rilevanza così forte a livello provinciale, che anche se c'è stata una forte riduzione questo permane, con delle fasce di rischio aumentate: l'ambito giovanile.

Leggevo di esordio 11 anni. Conferma?

C'è stato un abbassamento molto significativo dell'età di inizio nel consumo d'alcol. Una volta il sistema prevedeva un controllo sociale sulle fasce 12- 16 anni; si iniziava verso i 17-18, con la coscrizione che era un rito importante. Attualmente questo è saltato e lì c'è una problematica nuova molto forte, dove l'uso di alcol e droghe per certi aspetti è molto simile. Avere dei consumi significativi di alcol a quell'età rende più probabile lo sviluppo di problematiche alcol correlate in età adulta. In più c'è un'aggravante per le femmine, perché le ragazze hanno la metà degli enzimi che metabolizzano l'alcol e quindi il rischio per loro è molto maggiore. Cerchiamo di fare sensibilizzazione nelle scuole, ma non è facile.

Parlando in termini generali, qual è l'aspetto più difficile?

L'alcol gode di un'immunità straordinaria dal punto di vista culturale: per l'alcol c'è quasi una dose accettabile ed anzi, questa porterebbe dei vantaggi per la salute. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha fatto tabula rasa di queste logiche; tanto che ora non parla più di uso e abuso ma di consumo di bevande alcoliche a basso, medio, alto rischio. Non esiste il rischio zero per il consumo di alcol, come non c'è per il fumo o le droghe: altrimenti dovremmo stabilire la dose minima di cannabis che fa bene alla salute, la dose minima di sigarette, e via così. Questo non vuol dire sposare il proibizionismo, ma dal punto di vista della tutela dei cittadini consumatori è importante fare un'operazione di chiarezza come è stata fatta per il fumo di sigaretta: non si fa pubblicità, sul pacchetto ti spiego che fa male, eccetera.

Non hai mai parlato di dipendenza o malattia. È voluto?

Come servizi pubblici in generale abbiamo medicalizzato queste problematiche. Oggi il concetto di dipendenza è messo in discussione a tanti livelli e per tanti motivi. Nell'approccio ecologico sociale [che utilizzano nei centri, ndr] si utilizza l'approccio di popolazione; quando si analizza un fenomeno lo si vede su tutta la popolazione e non puntando l'attenzione sui gruppi maggiormente colpiti. Questo per due motivi: il primo perchè molti problemi si trovano anche nella pancia della piramide quindi in chi non ha dei consumi di alcol ad altissimo rischio ma che comunque creano dei problemi. Il secondo è che non si capisce bene cosa sia “la dipendenza”. Quando dico “prevenire l'alcolismo giovanile” di cosa sto parlando? Devo prevenire l'alcolismo quindi: devo capire se una persona è un'alcolista o no, e già in età giovanile; applicarle uno stigma, per poi intervenire. Bisogna parlare di persone e famiglie, di comportamenti e stili di vita, e di problemi che ne possono derivare. Medicalizzare questo processo implica allontanare le persone, aspettare che un problema sia metastatizzato per dire “adesso tocca a me intervenire”.

Demedicalizzare, mettendo al centro persone, famiglie, comportamenti, abitudini e problemi.

Certo, se una persona ha un problema con l'alcol tutti concordano che deve smettere di bere, non bere meno. La scelta di cambiare stile di vita la si può portare all'interno della popolazione in generale e può nascere in situazioni diverse anche non problematiche. Posso scegliere di ridurre i consumi di alcol o di modificare i comportamenti sul fumo e l'alimentazione per non pesare in futuro sui miei figli: il 60% della non autosufficienza è collegata a stili di vita errati. Un altro aspetto rilevante è l'impatto che gli stili di vita hanno sulla salvaguardia del pianeta. Stili di vita positivi per la salute automaticamente sono stili di vita che garantiscono sostenibilità ambientale e viceversa.

Novella Benedetti

Classe 1980 - in Italia ha vissuto tra Trento e Trieste, all'estero si è divisa tra Americhe (Stati Uniti, Colombia, Argentina, Cile, Costa Rica) ed Europa (Scozia, Irlanda, Paesi Baschi, Kosovo, Germania). La sua passione sono le lingue come strumento per entrare in contatto con l'altro; di mestiere è coach e formatrice, lavora a vario titolo nel terzo settore e dal 2014 è giornalista pubblicista. Ha realizzato anche vari lavori video, tra cui "Non si può vivere senza una giacchetta lilla", proiettato al Trento Film Festival.

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