Deforestazione: la soluzione è una legge europea

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Foto: Agi.it

Dal punto di vista elettorale forse non vale per l’Italia, dove i Verdi alle europee di domenica non hanno superato il 4% indispensabile per arrivare a Bruxelles, ma in molti Stati dell’Unione europea “l’onda verde” ha toccato dei consensi insperati, come è successo in Germania, dove Die Grünen con il 20% delle preferenze ha battuto anche i socialdemocratici. Un risultato che con 69 seggi europei e il 9,2% dei consensi si dimostra in linea con un sondaggio pubblicato in occasione della Giornata internazionale della biodiversità mercoledì 22 maggio da YouGov e commissionato dall’Environmental Investigation Agency, dal Fern, da Greenpeace e dal WWF, secondo il quale “L’87% degli intervistati nei 25 paesi dell’Unione europea ritiene necessaria una legge in grado di proteggere le foreste”. La stragrande maggioranza degli europei, a quanto pare, “vuole nuove leggi che assicurino la protezione delle foreste regolando le importazioni del cibo e dei prodotti a base di legno” e si dice “profondamente preoccupato per il destino delle foreste” tanto da ritenere “la deforestazione uno dei principali rischi per l’umanità e per la fauna selvatica”. Priorità difficili da trovare nel programma del partito più votato del Belpaese, la Lega, che di "verde" non ha più neanche il simbolo. 

Questo sondaggio sulle sensibilità ecologiche degli europei è stato pubblicato non solo poco prima delle elezioni, ma mentre la Commissione europea è impegnata a presentare un piano per intensificare l’azione dell’Unione contro la deforestazione. Non è chiaro però se tale piano includerà nuove proposte di leggi, nonostante l’Unione, che si è impegnata a fermare la deforestazione entro il 2020, resti uno dei principali mercati di prodotti animali e agricoli come olio di palma, soia (destinata a mangimi animali) e cacao, che hanno da sempre un forte impatto sulle foreste del pianeta. Di fatto, secondo quanto riportano da tutte le agenzie delle Nazioni Unite, l’agricoltura, è una delle cause principali della distruzione delle foreste primarie, tanto che per Hannah Mowat, coordinatrice delle campagne ambientaliste di Fern, occorrerebbe fare qualcosa al più presto visto che “Gli europei hanno detto chiaramente che sono preoccupati per le terribili conseguenze della deforestazione e non vogliono essere responsabili di questa tragedia. Non vogliono comprare formaggi, bistecche o snack complici dalla distruzione delle foreste”. 

Come fare quindi per non contribuire alla deforestazione ogni volta che facciamo la spesa? Secondo il sondaggio il voto alle sole europee non basta, occorre dare un segnale anche a livello locale visto che il 66% dei cittadini dell’Unione ritiene che i propri governi nazionali stiano facendo troppo poco per contrastare la deforestazione globale. “Alcuni paesi, come la Francia o l’Olanda, stanno agendo per fermare la deforestazione. Ma iniziative frammentarie non bastano perché possono essere aggirate attraverso sussidiarie in altri paesi europei. La soluzione è una legge europeaÈ l’ultima vera chance per fermare la deforestazione entro il 2020”, ha concluso la Mowat. A partire anche dal successo dei Verdi in Europa i cittadini dell’Unione sembrano chiedere misure normative nuove per garantire che i prodotti immessi sul mercato non siano mai più causa di deforestazione o di violazioni dei diritti umani e che le banche europee non possano più finanziare progetti legati alla deforestazione globale.

Gli esempi in questo campo si contano a decine e non si limitano certo ai soli olio di palma, soia e cacao. Già dal 2016 Greenpeace ha denunciato la crescente domanda internazionale di avocado responsabile di un’estesa deforestazione prevalentemente negli stati di Michoacan, Jalisco e Mexico, dove le coltivazioni in pochi anni si sono moltiplicate (decuplicate, nel caso di Jalisco). I danni alla biodivesrsità sono incalcolabili. Lo stato di Michoacan è essenziale per la riproduzione della farfalla monarca e le coltivazioni di avocado, secondo le immagini satellitari del Global Forest Watch, stanno circondando il santuario dedicato a questa preziosa farfalla. Secondo un recente rapporto di Reforestamos Mexico, “dal 2003 in poi non ci sono dati consultabili sul rilascio dei permessi di uso della terra. Quel che è certo è che nel 2017 il 96 % delle ispezioni ha rilevato piantagioni illegali. Nessuna delle quali è stata multata”. In Messico, oggi la nuova “febbre europea da guacamole” è diventata una fonte di importanti introiti commerciali dato che la domanda di avocado ha fatto sì che sia molto più remunerativo piantare questo frutto anziché coltivare mais, altre qualità di cereali o mantenere le foreste esistenti. Un business che non ha lasciato indifferenti i cartelli della droga come i Los Caballeros Templarios, che hanno messole le mani sul business a tutto svantaggio dei diritti umani e della tutela ambientale della foresta.

Ma la pressione sui polmoni verdi della terra arriva paradossalmente anche dalle scelte commerciali apparentemente più virtuose e sostenibili. Secondo il network internazionale Salva le Foreste la crescente sensibilità ecologica europea e l’avversione verso gli imballi di plastica, che inquinano mari, fiumi e montagne porterà a un loro netto calo. Ma i principali produttori (in questo non certo agevolati dalle leggi in vigore) al momento preferiscono mantenere gli imballi, sostituendo piuttosto la plastica con la carta, che ad oggi rappresenta già un terzo del packaging mondiale. Ora visto che il settore cartario è stato a lungo una delle principali cause di deforestazione, e ancora lo è, “la crescita esponenziale della domanda di cartoni per il packaging rischia di rendere la pressione sulle foreste del pianeta insostenibile”, tanto che il settore raggiungerà il trilione di dollari nel 2021. Il risultato è che oltre due miliardi di alberi vengono attualmente abbattuti ogni anno per imballi e la domanda di carte e cartoni potrebbe aumentare sensibilmente il numero di alberi abbattuti e la capacità delle foreste di assorbire anidride carbonica. Certo il cambiamento climatico, che all'assorbimento di CO2 delle foreste è direttamente legato, pur causando danni economici e migrazioni non sembra così urgente per più del 30% degli elettori italiani. "Prima gli italiani", per le foreste c'è ancora tempo a quanto pare.

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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