Israele annuncia l’allentamento del blocco di Gaza... ma solo in inglese

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Gaza un anno dopo l'operazione militare israeliana 'Piombo Fuso' - Foto: ATS Pro Terra Sancta

In Occidente qualcuno ha accolto la notizia con soddisfazione, qualcuno con diffidenza. Secondo alcuni non basterebbe, secondo altri sarebbe la dimostrazione della buona volontà dello Stato di Israele di voler migliorare le condizioni di vita degli abitanti della Striscia di Gaza, oggetto di un embargo imposto dal giugno 2007. E in Israele?

L’interesse per il “milione e mezzo di persone imprigionate”, come l’embargo alla Striscia viene definito dalla ong israeliana B’tselem, non sembra risvegliare la società israeliana dall’apatia in cui versa. Una società, tra l’altro, nuovamente impegnata a risolvere i propri problemi interni, riesplosi in seguito alla recente decisione della Corte Suprema di volere impedire la segregazione tra ragazze ebree di origine aschenazita, sefardita o mizrahi e alle proteste degli ultraortodossi che hanno visto coinvolto quasi 100mila persone nella sola città di Gerusalemme.

Azioni e avvenimenti che spingono opinionisti ed editorialisti dei principali quotidiani israeliani a esprimere considerazioni sull’arroganza degli haredim, i cui figli contano il venti per cento circa dei minori di tutto Israele, della loro posizione e del ruolo che la religione stessa debba svolgere all’interno della società israeliana. Disordini interni che spingono il Primo ministro Netanyahu non solo a richiamare all’ordine il proprio popolo, ma anche a ricordare ai cittadini di Israele l’importanza di unità “in un momento cruciale, in cui Israele si trova di fronte a minacce esistenziali da parte dei suoi nemici”.

Insomma, saranno ancora la paura del pericolo esterno e le problematiche internazionali a mantenere la calma interna in una società che si trova a conciliare le libertine spiagge di Tel Aviv con le severe regole della scuola Yeshiva e le ambizioni laiche di buona parte della popolazione con la rigidità ortodossa del quartiere di Mea Shearim a Gerusalemme.

E in tutto ciò, a Gaza chi ci pensa più? Israele annuncia l’allentamento del blocco di Gaza- ma solo in inglese” - titola il quotidiano Haaretz, secondo il quale l’ufficio del primo ministro avrebbe trasmesso un comunicato stampa in inglese che afferma la decisione di allentare l’embargo, mentre il testo in ebraico non conteneva nessun riferimento. “Non è chiaro se la discrepanza sia stata un tentativo voluto per prendere tempo di fronte alla pressione internazionale”, commenta a tale proposito l’autore dell’articolo in questione Barak David.

Nel mondo delle Ong e dell’attivismo israeliano, intanto, la notizia è stata accolta freddamente: “Non servono altre liste, bisogna interrompere questa guerra economica” - denuncia la ong Gisha-Legal Center for Freedom of Movement, secondo la quale la recente dichiarazione del Governo sarebbe una contraddizione con le restrizioni fin’ora imposte e il reale obiettivo dell’embargo.

“Israele non impone restrizioni sul passaggio di persone e beni da e verso Gaza per prevenire il trasferimento di armi bensì in virtù di quella che da Israele stesso viene definita 'guerra economica' con l’obiettivo definito da ufficiali israeliani, di indebolire il regime di Hamas, permettere il rilascio di Gilad Shalit e mettere fine al lancio di razzi Qassam”, - dichiarano i portavoce dell’organizzazione chiedendo che l’embargo venga totalmente eliminato.

“Un supermercato israeliano contiene, in media, tra i 10mila e i 15mila articoli, mentre il numero di beni attualmente concessi alla Striscia di Gaza è di 114 rispetto ai 4mila che circolavano prima del blocco”. Anche aumentando il numero di beni, resterebbero proibiti 120 prodotti, tra cui tubature, cemento e ghiaia, utilizzabili, secondo il Governo israeliano, per fini militari, ma necessari per la ricostruzione delle circa 3500 abitazioni distrutte in seguito all’Operazione Piombo fuso.

La questione “umana”, poi, rappresenterebbe un ulteriore problema, in quanto il passaggio di persone resterebbe vietato salvo in casi umanitari ed eccezionali. Secondo Gisha, la visita di una moglie o di bambini dalla Cisgiordania al proprio marito a Gaza non rientrerebbero nella categoria delle eccezioni, così come non sarebbe permesso a un figlio a Gaza di visitare la propria madre in fin di vita in Cisgiordania.

“L’assedio, illegalmente imposto su Gaza, è una punizione collettiva, e non fa distinzione tra adulti e bambini. In breve tempo ha creato una condizione in cui non è più possibile condurre una vita ordinaria”, denuncia l’agenzia stampa Infopal, opinione condivisa anche dal Palestinian Centre for Human Rights.

Michela Perathoner
(Gerusalemme - inviata di Unimondo)

La collaborazione tra Unimondo e Michela Perathoner continuerà fino ad agosto. Nel 2010 sono stati pubblicati i seguenti articoli:

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