Attacco Israeliano alla nave Ong: Haaretz, "una mini Piombo-fuso"

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Gerusalemme: negozi arabi chiusi in Città vecchia per i tre giorni di lutto - Foto: M. Perathoner

Si è conclusa in un massacro (una decina di morti e numerosi feriti - secondo fonti governative israeliane) la spedizione umanitaria 'Freedom Flotilla' promossa da Ong e attivisti internazionali diretta a Gaza. L’assalto alla flottiglia da parte dell’esercito israeliano con tanto di spari da arma da fuoco e vittime civili ha riportato l’attuale Governo sulle prime pagine dei giornali, causando un’ulteriore bufera diplomatica a soli pochi giorni dalle ultime, discutibili, dichiarazioni sul rifiuto di aderire al Trattato di non-proliferazione nucleare e aprire le proprie installazioni alle ispezioni dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica.

Secondo quanto dichiarato dal comandante della nave militare Eliezer Marom, appoggiato nelle sue affermazioni anche dal Primo ministro, i soldati avrebbero agito perché in pericolo. Ma a puntare il dito contro Israele, questa volta, c’è buona parte della Comunità internazionale, che ha condannato l’accaduto chiedendo spiegazioni al Governo. E anche associazioni internazionali ed israeliane denunciano l’atto di pirateria - l’attacco da parte dei soldati israeliani s’è infatti svolto in acque internazionali, lontano dalla costa della Striscia di Gaza.

“E’ degno di nota il fatto che i partecipanti sono persone assolutamente pacifiche, disarmate, il cui unico scopo è quello di portare gli aiuti alla popolazione di Gaza” - è stato l’immediato commento dell’agenzia stampa Infopal in seguito alla tragedia consumatasi in alto mare. L’attenzione, poi, si è spostata ai superstiti; oltre cinquecento attivisti e pacifisti detenuti nei pressi del porto di Ashdod, dove le navi della Freedom Flotilla sono state condotte. Secondo fonti governative, ad oggi le uniche disponibili, 480 persone sarebbero detenute nella prigione di Ela a Beersheba, mentre altri 48 sarebbero stati trasferiti all’aeroporto di Ben Gurion per essere successivamente espulsi.

“Già in queste prime ore il mondo si accorge non di un crimine, ma di una storia di crimini ripetuti e giustificati che squarcia il silenzio dei media sull'assedio di Gaza ed ora sul massacro di internazionali che questo assedio volevano semplicemente ricordare al mondo” - sottolinea Pax Christi. La richiesta, poi, di un’informazione corretta da parte dei media internazionali: “Vogliamo soprattutto sentir riportare dai nostri media la realtà di un crimine che nessun Paese vorrebbe riconoscere come sua responsabilità. Diecimila tonnellate di aiuti per un milione e mezzo di persone che vivono da anni sotto embargo totale, dopo aver subito e ancora non curato l'orrore e le ferite inferti da operazione Piombo fuso, un anno e mezzo fa”.

Qualche giorno fa Mohammad Hannoun, uno dei fondatori della "European Campaign to End the Siege on Gaza", organizzazione copromotrice della 'Freedom Flotilla', aveva spiegato che le navi in questione avrebbero trasportato soprattutto “legnami da costruzione, tendoni per le persone rimaste senza casa a seguito dei bombardamenti israeliani, carrozzelle per disabili, cemento, case prefabbricate, medicine, depuratori idrici e vestiario”- beni, insomma, di prima necessità per una popolazione duramente colpita dai bombardamenti dell’inverno 2008.

E, con gli occhi del mondo puntati sui vicini arabi e le possibili conseguenze della vicenda per la precaria stabilità della regione, la società israeliana reagisce a modo suo. Divisa, insomma.

Gideon Levy, editorialista del quotidiano Haaretz, ha presentato nel suo articolo pubblicato in giornata la situazione come appare agli occhi del mondo occidentale: una “mini operazione piombo fuso” (Operation Mini Cast Lead), come è stata da lui stesso intitolato l’attacco ai convoglio umanitari, con tanto di informazioni false ed erronee sui veri colpevoli. “La macchina propagandistica israeliana è nuovamente riuscita a convincere solamente gli israeliani ai quali era già stato fatto un lavaggio del cervello, e nessuno, di conseguenza, ha osato porre la seguente domanda: perché?” Secondo il giornalista, poi, l’attacco sarebbe la dimostrazione della realtà dello Stato di Israele: “Un posto che manda via gli intellettuali, spara a pacifisti e attivisti e taglia fuori Gaza”. Il Governo starebbe perdendo il contatto con il mondo, che non è più disposto ad accettarne azioni e a comprenderne i motivi. “Piombo fuso era stato un punto di svolta nell’atteggiamento del mondo intero nei nostri confronti, e questa operazione è solo la seconda puntata di un film horror che pare continuare. Israele ha dimostrato che non ha imparato niente dal primo film”.

Decine, poi, le manifestazioni svoltesi in giornata in diverse località israeliane e all’interno dei territori palestinesi, non tutte però contrarie all’assalto alla flottiglia da parte delle IDF. Ma neanche tutte in favore. Mentre da un lato, infatti, sono state numerose le proteste di israeliani a sostegno della propria difesa e dell’attuale Governo, a far sentire il proprio dissenso ci hanno pensato anche arabi israeliani accompagnati da numerosi attivisti e pacifisti israeliani.

“Il Governo Netanyahu-Barak-Lieberman sta trascinando l’intera regione in un inferno” - ha dichiarato Adam Keller, portavoce dell’associazione Gush Shalom in seguito all’accaduto. “L’assalto violento alla flottiglia dimostra che il Governo ha smarrito la propria via, spingendosi verso atti i follia, di omicidio e di suicidio politico”.

Secondo Uri Avnery, direttore dell’organizzazione che ha indetto una protesta generale di arabi e israeliani davanti alla sede del Ministero della difesa di Tel Aviv in serata, lo Stato di Israele avrebbe accettato 17 anni fa tramite gli accordi di Oslo di incoraggiare il libero commercio a Gaza, permettendo esportazioni ed importazioni e di conseguenza uno sviluppo dell’economia locale. “Fino a quando ciò non avverrà, il mondo intero continuerà a considerare la Striscia di Gaza come un territorio occupato dagli israeliani.”

Michela Perathoner
(Gerusalemme - inviata di Unimondo)

La collaborazione tra Unimondo e Michela Perathoner continuerà fino ad agosto. Nel 2010 sono stati pubblicati i seguenti articoli:

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