Unione europea tra ogm e scorie nucleari?

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Era il 2 marzo 2010 quando con una decisione storica la Commissione Europea annunciava ufficialmente l’intenzione di “aprire” agli organismi geneticamente modificati ed è di pochi giorni fa l’annuncio della medesima Commissione che il problema dello stoccaggio delle scorie nucleari è praticamente risolto. Su entrambe queste grosse questioni più di un milione di persone e un rapporto di Greenpeace avanzano legittime preoccupazioni e perplessità.

È stata la fine di un embargo durato 12 anni. La Commissione europea approvando la coltivazione di organismi geneticamente modificati sembra aver messo i profitti della lobby degli ogm “al di sopra delle preoccupazioni dell'opinione pubblica” visto che “il 60% degli Europei, secondo la comunità di attivisti globali che ha dato voce alla campagna - sente di aver bisogno di maggiori informazioni prima di coltivare alimenti che possano minacciare la salute e l'ambiente”.

Il via libera è arrivato per la coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora della compagnia chimica tedesca Basf. Il neo tubero contiene un gene resistente ad un antibiotico importante per la salute umana, ma nonostante ciò l’Efsa (Autorità europea di sicurezza alimentare) non ha negato il via libera.

È necessario specificare che la patata transgenica è stata creata dalla Basf per produrre grandi quantità di amido per uso industriale e non per uso commestibile. Lo stesso ogm però è in attesa dell’autorizzazione anche per l’utilizzazione delle sue parti vegetative come mangime per animali e questo contraddice le rassicurazioni della Commissione europea secondo cui “non dovrebbe entrare nella catena alimentare”.

La petizione che Greenpeace ha creato per chiedere una nuova moratoria europea sugli ogm ha superato, in questi giorni, più di un milione 117 mila di firme. “Ora la Commissione europea dovrà prendere sul serio le nostre richieste - spiegano i promotori - vogliamo una moratoria fino a quando tutti i problemi scientifici ed etici degli ogm non saranno risolti”.

Questa petizione è la prima a essere presentata tramite la cosiddetta "iniziativa dei cittadini", un principio introdotto dal trattato di Lisbona nel dicembre 2009 e che ha permesso oggi a un milione di cittadini europei di rivolgersi direttamente alla Commissione europea.

“Nelle prossime settimane – continua Greenpeace - informeremo direttamente il Presidente Barroso e la sua squadra di governo (.pdf) del successo dell'iniziativa e chiederemo di consegnare la petizione direttamente nelle sue mani”. Le firme arrivano da tutti i Paesi europei, che nonostante possano assumersi la completa responsabilità di autorizzare, restringere o proibire la coltura di Ogm, per il Wwf al momento non hanno quadri normativi adatti e già nel dicembre 2008, avevano chiesto all’UE di rafforzare la procedura di valutazione per la sicurezza ambientale e verificare l'impatto delle colture ogm sulla vita di agricoltori e consumatori (.doc).

Lo stesso ragionevole dubbio sull’opportunità di una decisione della Commissione europea arriva in questi giorni in merito alla soluzione del problema delle scorie nucleari, “fino ad ora - secondo la Campagna per la riforma della banca Mondiale - sciolto con l’esportazione in paesi in via di sviluppo o l’abbandono in mare dei radiottivi rifiuti”. La direttiva che gli europarlamentari si apprestano a discutere è stata realizzata sulla base di documenti (.pdf) del Joint Research Centre e dell’ European Implementing Geological Disposal Technology Platform. Si sostiene che “lo stoccaggio in depositi profondi è la soluzione più appropriata per smaltire combustibile nucleare esaurito, scorie altamente contaminate e altre scorie radioattive a lunga vita”.

Questi studi ignorano molti aspetti scientifici e punti critici che riguardano la sicurezza dei depositi di scorie radioattive in profondità mentre un dettagliato rapporto commissionato da Greenpeace punta a contestare queste valutazioni e riporta dati noti in letteratura che escludono la possibilità di una sicura soluzione del problema dei rifiuti radioattivi.

“Gestire rifiuti nucleari non è possibile - precisa Greenpeace - l'unica soluzione è non produrli”. Lo hanno fatto sapere agli europarlamentari che nei prossimi giorni discuteranno la direttiva della Commissione europea sulla gestione delle scorie portando a Bruxelles due container, sigillati con cemento e piombo, contenenti materiale radioattivo.

Per dimostrare cosa? “Che sono scorie che nessuno sa trattare”. Negli Usa hanno rinunciato al deposito “geologico” dopo aver speso 9 miliardi di dollari in 15 anni. Anche in Germania hanno fallito e dovranno spostare le scorie dal deposito di Asse con miliardi di euro di costi aggiuntivi.

“Siamo di fronte a uno spreco di denaro pubblico, di tempo e di energie, impiegati in progetti dal fallimento assicurato - ha concluso Giuseppe Onofrio direttore esecutivo di Greenpeace Italia - uno scandalo che si spiega solo con i forti interessi economici che stanno dietro all'industria nucleare”.

Alessandro Graziadei

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