Trasporti

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“Tutto quello che consumiamo, tutto quello che indossiamo richiede migliaia di chilometri di trasporto. Se noi vogliamo limitare la deregulation climatica, che è ciò che in modo più urgente minaccia oggi il pianeta, (…) dovremmo rimettere in questione questa logica di deterritorializzazione, delocalizzazione. Riterritorializzare e ricollocare l’economia passa anche attraverso la rilocalizzazione della vita, dellacultura. Dobbiamo ridare senso ai luoghi perché noi siamo condannati a vivere là dove posiamo i piedi”. (Serge Latouche, Economista e filosofo).

 

Introduzione

Il settore dei trasporti è fondamentale per lo sviluppo socio-economico, ma il suo attuale sviluppo “non sostenibile” impone alla società costi significativi in termini di impatti economici come la congestione del traffico, le barriere alla mobilità, gli incidenti. Impatti sociali negativi riguardo alla coesione della comunità e sulla salute umana. I trasporti hanno forti impatti ambientali quali emissioni di gas-serra, inquinamento atmosferico, rumore, perdita di habitat.

Tali impatti sono determinati dalle due tendenze dominanti del settore, ossia la crescita della domanda di mobilità con crescente predominio della modalità stradale. La Conferenza internazionale sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (fine 2009 a Copenhagen - COP 15) affronta il problema tra le resistenze dei promotori. L’Unione Europea - UE ha messo in campo una politica delle reti transeuropee (Ten-T) per favorire il passaggio dalla gomma alla rotaia.

Un tentativo di risposta viene anche dai territori. Sia le amministrazioni locali che le aziende stanno innovando l'offerta sul versante del trasporto urbano collettivo ed individuale, con una gestione integrata e multimodale della logistica e con l’uso di trasporti marittimi e ferroviari meno inquinanti e meno costosi. Anche le associazioni di cittadini sempre più sensibili ai temi ambientali e ad uno stile di vita più sano e tranquillo sono sempre più protagoniste di iniziative legate all'uso di mezzi di trasporto poco inquinanti ed alla promozione di “filiere corte”.

 

La rivoluzione nel trasporto merci

A partire dagli anni '50 alcune trasformazioni radicali hanno coinvolto i mezzi e i sistemi di trasporto e di comunicazione. Questi cambiamenti sono riconosciuti dagli economisti come uno dei principali fattori alla base della globalizzazione. La rivoluzione dei trasporti, avvenuta con l’affermarsi di nuovi mezzi e tecniche come il container, contenitore multiuso, adatto per essere utilizzato nei vari tipi di trasporto merci, ha reso possibile il trasporto intermodale basato sull’integrazione di più vettori, con un conseguente vantaggio rispetto al tempo e ai costi. Di conseguenza a questa innovazione sono nati i landbridge: percorsi ferroviari che attraversano i continenti per trasferire i container da un porto all’altro.

Tutti questi mezzi sono gestiti da reti di computer, per i treni, e da reti di satelliti per le rotte marittime. Un altro mezzo di trasporto di crescente utilizzo è l’aereo; gli aeroporti, infatti, rappresentano un’infrastruttura importante nelle scelte di localizzazione industriale. Tutte queste nuove tecniche hanno agevolato il decentramento produttivo delle imprese. Per illustrare il concetto di globalizzazione al consumatore medio il New York Times ha pubblicato di recente un articolo sulla Sara Lee, multinazionale americana del pane: 16 paesi producono gli ingredienti, il pane viene ‘assemblato’ negli USA.

Occorrono poi tre reti organizzative per la globalizzazione. Una fisica: le navi che girano il mondo. Una finanziaria: la capacità di calcolare e distribuire i rischi, specialmente nelle aree pericolose e una informativa: tutto è documentato e addebitato in digitale. Nel corso degli ultimi vent'anni, infatti, si è passati da un'economia di stock ad un'economia di flusso. Tale fenomeno è stato accentuato dalla delocalizzazione di molte imprese (in particolare quelle ad elevata intensità di manodopera) che hanno cercato in tal modo di ridurre i costi di produzione e soprattutto del lavoro, spostando determinate fasi della produzione a centinaia e talvolta migliaia di chilometri dal luogo di assemblaggio finale o di consumo.

L’80% dei spostamenti dell’Unione Europea viene fatto su strada, producendo elevate emissioni di anidride carbonica, il principale gas causa dell’effetto serra e la frequente congestione nella circolazione stradale costa il 2% del PIL annuo. Le ferrovie, sicuramente un mezzo di trasporto più ecologico, dal 1970 al 2001 risultano in forte declino, riducono la loro quota di mercato, dal 10% al 6% per il traffico dei passeggeri e dal 21% al 8% per quello merci. Questi problemi hanno risvegliato una particolare attenzione nell’UE e negli stati membri nell’individuazione di nuovi modi in grado di rendere il trasporto più efficiente e sicuro e riducendo allo stesso tempo l’impatto negativo sull’ambiente.

A questo proposito l'Unione Europea ha pubblicato nel 2001 il libro bianco “ Il momento delle scelte: la politica europea dei trasporti” che contiene diversi orientamenti da adottare per riequilibrare il settore dei trasporti, strategico - soprattutto per quanto riguarda comparto delle merci - risulta essere il settore ferroviario. Quindici anni fa, il Trattato di Maastricht ha affidato alla Comunità la responsabilità di includere fra le sue politiche lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto a livello europeo.

 

La politica delle reti transeuropee e le rotte marittime

La politica delle Reti transeuropee, Ten-T (in .pdf) era stata concepita per assicurare il funzionamento del mercato interno, la fluidità dei trasporti di merci e persone - ma anche capitali e informazioni- entro l'intero spazio dell'Unione e l'unificazione dei mercati interni dei servizi di trasporto. I progetti TEN-T di interesse italiano considerati progetti prioritari di interesse europeo con l'accordo del 2004 di integrazione dell'Italia in Europa riguardano la tratta Brennero-Palermo del Progetto prioritario 1 (Berlino-Palermo), la tratta Frejus-Torino-Milano-Venezia-Trieste-Divaccia, che si inserisce nel vecchio progetto della famigerata e contestata TAV Progetto prioritario 6 (Lione-Budapest-confine ucraino), e la tratta Genova-confine svizzero del Progetto prioritario 24 (corridoio ERTMS A Genova-Rotterdam), oltre alle cosiddette "autostrade del mare" mediterranee, cioè il trasferimento di importanti quote di traffico dalla strada alle navi.

Una soluzione, caldeggiata anche in sede europea, attuabile attraverso la detassazione della attività delle imprese armatoriali e gli incentivi per l’ammodernamento della flotta, con navi più veloci e con il doppio scafo, per evitare possibili inquinamenti. Sono tornate di grande attualità le convinzioni alla base della teoria del potere marittimo di Alfred Mahan, secondo cui “il mare è il più grande mezzo di comunicazione offerto dalla natura”. Questo per una serie di cause difficilmente superabili: costi troppo alti e tempi lenti per la costruzione delle infrastrutture terrestri, congestione della rete stradale, assenza di un sistema ferroviario integrato ed efficiente.

Ultimamente si è registrata la tendenza da parte degli armatori ad investire in maniera consistente nel trasporto con i megacarriers, navi giganti nelle quali stipare merce di ogni genere, con ampi margini di risparmio, e quindi di guadagno. Questo fenomeno investe in maniera diretta il quadrante mediterraneo, a causa dei i forti flussi di merci provenienti dai paesi asiatici e fa registrare volumi impressionanti. Secondo Limes, la rivista di geopolitica, un terzo del commercio mondiale transita nel Mediterraneo.

Le esportazioni asiatiche, soprattutto cinesi, raggiungono i mercati europei e americani in prevalenza attraverso le rotte che passano da Suez e poi da Gibilterra. Lungo la rotta che passa a sud dell'Africa, doppiando il Capo di Buona Speranza, vengono trasportati 12,2 milioni di TEU, l'unità di misura usata per calcolare la capienza dei container, contro i 15,3 che attraversano il Mediterraneo, nonostante la crescente minaccia dei pirati specie nel Golfo di Aden, lungo il corno d'Africa, che sequestrano e minacciano interi equipaggi in cambio di un pedaggio.

E' in corso una dura competizione tra i porti del Mediterraneo per diventare uno dei grandi hub utilizzati dalle compagnie di trasporto per movimentare i container da navi più grandi a navi più piccole o inviarli direttamente via terra verso i mercati di riferimento dei singoli porti. In molti stanno investendo sulla sponda Sud del Mediterraneo, che rappresenta un mercato da 280 milioni di abitanti in forte crescita demografica ed economica. Prima della flessione fisiologica dovuta alla crisi internazionale e fino al 2007, per il quinto anno consecutivo, i mercati marittimi registrano andamenti molto positivi soprattutto per il settore merceologico delle rinfuse secche e per quello dei carichi liquidi. Infatti l’espansione economica della Cina e dell’India continua a influenzare lo sviluppo dei mercati marittimi.

 

La mobilità urbana e la green economy

“Green economy”. E' ormai diventata la parola d'ordine per uscire dalla crisi, la riconversione ecologica di interi comparti industriali è considerata il possibile motore di crescita economica per il futuro. Certo non siamo ancora a un cambio di paradigma dello sviluppo economico, ma è significativo che alcuni industriali e il governo degli USA sollecitino questo cambiamento, se si pensa che fino a poco tempo fa l’ambiente era considerato solo d’intralcio alla crescita.

Dal 2008 la maggioranza degli abitanti del pianeta risiede nelle città e nelle metropoli. La necessità dell'uomo di muoversi il più liberamente possibile è un bisogno permanente e in costante crescita nella società moderna. Thoraya Obaid, presidente del UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione), ritiene che: “condizionando la localizzazione, le dimensioni, la densità, la progettazione ed il mix di funzioni nell'uso del suolo, la pianificazione locale può aiutare a ridurre la necessità di viaggiare, ridurre la lunghezza degli spostamenti e rendere più agevole per le persone camminare, andare in bicicletta o usare il mezzo pubblico.

Tra le principali politiche si individuano la concentrazione dei generatori di domanda di trasporto nei centri urbani e nelle vicinanze dei principali nodi del trasporto pubblico; la localizzazione delle abitazioni nelle aree urbane esistenti, con aumento della densità sia per la residenza sia per altri usi, facilmente accessibili con modalità diverse dall'auto privata; la localizzazione nelle aree rurali, delle espansioni per residenza, lavoro, negozi, intrattenimento e servizi attorno a centri di servizi intesi come punti di riferimento anche per i trasporti; la protezione dei nodi e dei corridoi infrastrutturali che potrebbero costituire elementi di criticità nello sviluppo futuro delle infrastrutture.

Il settore dei trasporti, con la sua rapida crescita,contribuisce al grave problema del cambiamento climatico e sarà uno dei principali temi al COP 15, la conferenza internazionale organizzata dalle Nazioni Unite a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre 2009. COP 15 può essere una grande opportunità di riflessione a livello mondiale sulle politiche sociali, economiche e ambientali per il XXI secolo, nell’ambito della quale verrà presentato il nuovo protocollo globale sul clima che dovrà sostituire quello di Kyoto, in scadenza nel 2012. Il riscaldamento globale, la crisi economica e le sue conseguenze costringeranno tutti i Paesi a cambiare il corso e le priorità delle proprie politiche economiche.

Negli anni Novanta sono stati compiuti diversi tentativi di applicare il concetto di sviluppo sostenibile alla politica dei trasporti e di definire il concetto di “mobilità sostenibile”. Preservare la salute pubblica e la qualità ambientale, utilizzare le risorse in modo sostenibile, rispettare i valori critici limite per la salute e gli ecosistemi e di evitare effetti globali irreversibili; si può quindi dire che un sistema di trasporti sostenibile dovrebbe contribuire al benessere economico e sociale senza consumare le risorse naturali, distruggere l’ambiente o minacciare la salute umana.

 

Verso nuovo modello di sviluppo

E' ormai opinione diffusa che, se si vuole ridurre drasticamente l’effetto negativo del trasporto sulla nostra vita e su quella dell’ambiente in cui viviamo, è necessario mettere mano ad un processo di trasformazione profondo nel modo in cui il trasporto è oggi prodotto e consumato. E' evidente che non si tratta tanto di promuovere solo innovazioni tecnologiche, sicuramente utili, quanto di favorire un cambiamento nell’organizzazione della mobilità che se non monitorata presenta dei seri rischi. E’ necessario allora tornare ad incidere sull’offerta per assicurare una reale forza competitiva al trasporto collettivo.

Un buon sistema di trasporto urbano collettivo, affiancato da forme evolute di trasporto individuale come il “car sharing”, Jungo (autostop a pagamento), gestione integrata e multimodale della logistica, diffusione della city logistics (in.pdf), una gestione innovativa del trasporto urbano delle merci, che restituirebbe le città ad usi più appropriati che non siano solo la sosta e la circolazione di veicoli. Lo stesso vale per le merci: anche qui infatti, il trasporto collettivo delle merci di più imprese chiamato “integrazione dei carichi” riduce i costi vivi e consente, ad imprese che singolarmente non avrebbero potuto permetterselo, l’uso di trasporti marittimi e ferroviari, meno inquinanti e meno congestionanti di quello stradale.

Una mobilità dolce a piedi e in bici, con un maggior utilizzo del trasporto collettivo e nuove forme di trasporto su domanda (bus a domanda, taxi collettivi, ecc.); il tutto completato dall’integrazione degli orari e delle tariffe e da una pianificazione urbanistica che eviti la crescita a macchia d’olio delle città. Interessante è la proposta di Legambiente di progettare una città senz'auto (in.pdf) per l'Expo di Milano 2012, le città carfree esistono già da anni in tutto il mondo. Con lo slogan “noi non blocchiamo il traffico, noi siamo il traffico”. Nel 1992 a San Francisco, grazie all'intuizione di Chris Carlsson, nascono le pratiche di Critical Mass (massa critica) che rivendicano il diritto di percorrere le grandi città del pianeta andando in massa in bicicletta, per rallentare il traffico e imporre in questo modo un uso più umano della città.

Negli ultimi anni la Federazione italiana amici della bicicletta (FIAB) nell'ambito dell' ECF (European Cyclists' Federation) un apposito gruppo di lavoro di cui fanno parte diversi membri europei, ha elaborato un progetto di Rete Ciclabile EuroVelo (European Cycle Route Network) che copre tutta l'Europa. Con una sua risoluzione, l'Europarlamento ha chiesto alla Commissione e agli Stati membri di includere tale progetto tra le Reti di trasporto transeuropee TEN-T. Inoltre la “filiera corta” dei prodotti per facilitare i rapporti tra produttori e consumatori locali e razionalizzare la distribuzione finale delle merci con un maggior consumo di produzioni locali ormai in grado di rendere compatibili alti redditi per i produttori e bassi costi per i consumatori e per l'ambiente.

Nascono così varie iniziative nazionali e internazionali come i presidi slow food da cui nasce Terra Madre che riunisce tutti coloro che fanno parte della filiera alimentare per difendere insieme agricoltura, pesca e allevamento sostenibili e per preservare il gusto e la biodiversità del cibo, le farmer market (dei coltivatori diretti) che accorciano la filiera di distribuzione e altri produttori e commerciati che vendono prodotti denominati a “Km 0”. Degni di nota sono anche i gruppi di acquisto solidale GAS. Tutti segni di una maggiore e rinnovata attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale ed ad un nuovo e migliore stile di vita.

 

Bibliografia

Immanuel Wallerstein, Alla scoperta del sistema mondo, Manifestolibri, 2003

Sergio Conti et altri, Geografia dell'economia mondiale, UTET università, 2006

Lewis Miunford, Tecnica e cultura, Net, 2005

Ivan Illich, Elogio della bicicletta, Bollati Boringhieri, 2006

Chris Carlsson a cura di, Critical mass: l'uso sovversivo della bicicletta, Feltrinelli, 2003

Serge Latouche, La scommessa della decrescita, Feltrinelli, 2007

Quaderno speciale di Limes 2009 "Il Mare nostro è degli altri"

Pendolaria, Rapporto di Lega Ambiente, 2008

 

(Scheda realizzata con il contributo di Gabriella Corona)

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Critical mass - Milano 17/9/2009