Summit G8: le denunce e le proposte della società civile

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Forum delle Ong a Sapporo

In vista del Summit dei G8 che comincia oggi sul lago Toya in Hokkaido (Giappone), è iniziato nei giorni scorsi a Sapporo il 'Controvertice della società civile'. Al centro dell'attenzione, innanzitutto il richiamo alle promesse fatte nei passati summit a favore degli Obiettivi del Millennio per dimezzare la povertà globale entro il 2015 e per il sostegno al Fondo Globale per la lotta all'Aids, la tubercolosi e la malaria. "I Paesi membri del G8 sono chiaramente venuti meno alle loro responsabilità" - ha denunciato Akiyoshi Ishida, uno degli organizzatori della manifestazione che si è tenuta sabato scorso a Sapporo.

"Nel 2005 i G8 si sono impegnati ad aumentare significativamente gli aiuti, ma paradossalmente da quell'anno gli aiuti sono in continua flessione e si stima che con l'attuale tendenza nel 2010 mancheranno tra i 38 e i 40 miliardi di dollari per centrare l'obiettivo definito nel Vertice G8 di Gleneagles" - riporta il documento che sarà presto reso noto dalla 'Global Call to Action against Poverty (GCAP). A questo si aggiunge il risultato paradossale documentato dall'ultimo rapporto 'UN World Economic Situation and Prospects 2008' che riporta come, dopo 10 anni, i trasferimenti finanziari netti verso i Paesi in via di sviluppo sono tornati negativi tanto che "i Paesi donatori di aiuto hanno chiuso con un saldo positivo per 10 miliardi di dollari le loro transazioni verso l'Africa sub-sahariana".


Con un documento, Oxfam International sottolinea che "mancano 30 miliardi di dollari per mantenere le promesse fatte sull'aiuto pubblico allo sviluppo e ciò può costare 5 milioni di vite umane" e chiede un maggior controllo sull'aumento dei prezzi alimentari e sul surriscaldamento climatico. Un tema, quest'ultimo, sul quale è intervenuto il Wwf Internazionale che critica aspramente i Paesi del G8 per il loro scarso impegno nel guidare il mondo verso un'economia a basse emissioni di gas serra che faccia ampio uso di fonti di energia rinnovabili. E, di fronte alla crisi alimentare mondiale, Medici Senza Frontiere ha chiesto ai leader del G8 di prendere decisioni tempestive per finanziare adeguatamente gli aiuti alimentari e i programmi nutrizionali diretti ai bambini piccoli e ridurne drasticamente la malnutrizione.

Il CIDSE (International Cooperation for Development and Solidarity) e Caritas Internationale hanno redatto un documento per ricordare ai leader dei G8 proprio le promesse fatte nel corso dei passati summit in merito alla fornitura di risorse e all'approvazione delle politiche necessarie per dimezzare la povertà globale. In particolare il testo sottolinea le ulteriori sfide poste dai cambiamenti climatici e la necessità che i governi donatori assicurino l'aggiunta di risorse per aiutare i paesi in via di sviluppo ad adattarsi a questi cambiamenti.

Il documento è accompagnato da una lettera indirizzata ai leader del G8 sottoscritta dai presidenti delle Conferenze episcopali degli otto Stati (testo in .pdf) tra cui il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco) che fanno parte del "club" dei Paesi industrializzati. "Con questo documento - ha spiega monsignor Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana - vogliamo porre l'attenzione su un fatto inquietante e poco considerato: a subire le conseguenze dei cambiamenti climatici, che si manifestano quotidianamente a ogni latitudine e longitudine sono soprattutto i poveri". "La questione ambientale - ha aggiunto - è anche legata in modo crescente al rischio di nuove guerre: gli sconvolgimenti del clima e l'accesso alle risorse naturali non rinnovabili sono causa di conflitti sempre più frequenti, ma sovente dimenticati".

"Una ulteriore cancellazione del debito e un accordo internazionale in merito ad una struttura per i prestiti responsabili potrebbero essere un passo avanti verso quella coerenza delle politiche a livello globale necessaria per dimezzare la povertà estrema e la fame secondo lo schema degli otto Obiettivi del Millennio (MDGs) - dichiara Sergio Marelli, direttore di Volontari nel mondo - Focsiv che ha contribuito alla stesura del documento della caritas Internazionale. "Nel 2005, infatti, l'Unione Europea si impegnò a raggiungere collettivamente lo 0,56% del Prodotto Interno Lordo (PIL) entro il 2010 e lo 0,70% entro il 2015. Siamo nel 2008 e la percentuale raggiunta è solo quella dello 0,20. Un dato che si commenta da solo".

Un punto, quello sugli aiuti allo sviluppo, sul quale solleva l'attenzione anche ActionAid che, nell'ambito della Coalizione italiana contro la Povertà (GCAP), nei giorni scorsi ha incontrato l'Ambasciatore italiano al G8, Giampiero Massolo, per fare il punto sull'impegno italiano al Vertice di Toyako. Pur riconoscendo, infatti, che il Piano d'azione in materia di sicurezza alimentare che il Governo italiano dovrebbe presentato al Vertice è "un segnale positivo", "i tagli annunciati alla cooperazione mettono a serio rischio l'attività italiana per la lotta alla povertà". Il Dpef presentato la scorsa settimana stabilisce che l'aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo venga ridotto di 170 milioni di euro annui a decorrere dal 2009. "Si tratta di una riduzione di quasi la metà dell'aiuto pubblico allo sviluppo gestito dal Ministero degli Esteri" - commentava ActionAid. Un rapporto di Concord, la confederazione europea di circa 1600 Ong, riportava lo scorso maggio che l'Italia è già adesso "la zavorra d'Europa" per gli aiuti pubblici allo sviluppo. [GB]

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